IL MANCATO DISPREZZO DI ANDREA SENZA CROCE

IL MANCATO DISPREZZO DI ANDREA SENZA CROCE

 

Gigino A Pellegrini & G el Tarik – In un commento dei dati del censimento industriale del 1961 si legge testualmente: “La situazione industriale della Calabria al 1961, anno del centenario dell’ Unificazione, appariva notevolmente deteriorata rispetto al secolo precedente, allorché la penisola bruzia rivestiva un ruolo di primo piano in vari settori dell’industria del Regno borbonico” La Calabria, un dono degli Dei Greci e Arabi usurpata dagli antichi e moderni predatori. Ambedue hanno commesso atti indescrivibili ed emesso giudizi sommari o generalizzazioni sciocche . Amantea, con la sua storia millenaria, oggi viene offuscata da un groviglio di esseri che la governano sfruttandola e disprezzando alcuni suoi cittadini che, secondo la Junta di stampo sudamericana, non meritano neanche uno sguardo, passandogli accanto su Via Margherita, La Promenade des Anglais, nostrana. E’ stato e continua ad essere il caso Di Andrea Ganzino e la sua “dimora” che per l’imbarazzo e l’ipocrisia di tutti, nessuno escluso, viene chiamata “chiosco”. L’aiuto negato, con smentite bigottamente imbarazzate da vomitevoli dichiarazioni riparatorie, non possono essere sufficienti per quei pochi, ahinoi, che hanno piena consapevolezza dei problemi che affliggono questa città martoriata e che ogni giorno si battono nel cercare di ridare dignità al loro paese. Inutile dire che come Amanteano e figlio del Mare di Ulisse, mi sento offeso e impotente davanti a tutto questo. Il disagio, questo mio Paese, non sa cosa sia, eppure è sotto gli occhi di tutti che, però, lo accettano. Insomma tutto ricorda la tipica immagine che si ha nel mondo del meridione con tutte le sue brutture e i suoi difetti, nonostante l’importanza delle sue risorse territoriali, ambientali e culturali. Amantea,  oggi fa parte di una delle regioni più povere dell’Italia e dello stesso Meridione: lo scotto pagato da questa regione all’unificazione con il Regno piemontese, seguita alla conquista militare del 1860, è stato grande e non c’è dubbio sul fatto che le premesse dell’attuale sottosviluppo, del mancato decollo economico e dell’emarginazione di oggi furono poste proprio da quanti non esitarono a fare carte false pur di ottenere l’eliminazione dello Stato autonomo di cui le province calabresi avevano fatto parte per 730 anni. Da quella “unificazione” Amantea ha ereditato solo il malcostume, la falsità, l’imbroglio e il favoritismo, nepotismo più becero, in quanto applicato en plein air. In tutto questo, riciccia il nome di Andrea Ganzino, che, dopo essersi recato al Comune per ricevere una sonora risata in faccia, per aver chiesto un semplice aiuto, ai primi di Maggio si ritroverà accampato davanti al Municipio a buttare in faccia, a lor signori del Palazzo, il suo disagio e la sua condizione di figlio di un Dio Minore. Andrea, con questo suo atto, si ostina a credere di poter smuovere i sentimenti e la compassione di “persone” che neanche sanno cosa siano “sentimento” e “compassione”, nati, cresciuti e abituati ad un Do ut desse di democristiana memoria e oltre.

 

 

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