Superga, 67 anni dopo la tragedia del Grande Torino

Superga, 67 anni dopo la tragedia del Grande Torino

Salvino Cavallaro – Per non dimenticare. Quante volte abbiamo scritto e riscritto questa frase che vuole sollecitare la memoria di fatti accaduti che hanno segnato la storia dell’Italia e del mondo. Già, “Per non dimenticare”. E come si può dimenticare quel 4 Maggio 1949 in cui la tragedia di Superga con la caduta dell’aereo e la morte degli Invincibili calciatori del Grande Torino, rese a lutto il mondo intero. Sembra essersi fermato il tempo, eppure sono passati 67 anni da quel giorno maledetto in cui il Grande Torino stava rientrando a casa da Lisbona. Eppure, quando ci capita di andare a Superga e fermarci davanti a quella lapide che fu il luogo dello schianto di quell’aereo, ci sembra che tutto sia successo ieri. E se in quell’anno fatidico tu non eri ancora nato, hai assorbito comunque quell’immenso dolore come fosse tuo, come se ti appartenesse, come se l’avessi vissuto assieme ai testimoni oculari di quel tempo. C’è chi era bambino, chi ragazzo e chi era già uomo vissuto, ma quel dolore che ancora oggi noi che non c’eravamo abbiamo ereditato, lo somatizziamo nell’anima come retaggio di una storia unica che ci porteremo dentro fino alla fine dei nostri giorni. E allora possiamo comprendere meglio coloro i quali hanno vissuto quello strazio, quella tragedia, quell’urlo di dolore che oggi, a 67 anni di distanza, è ancora vivido, così come lo sarà quando saranno passati 100, 150 o chissà quanti altri anni. Sì, perché quella storia, quella tragedia e il momento di quel maledetto giorno di Maggio che resterà per sempre, si tramanderà di generazione in generazione, non come semplice fatto di storia calcistica appartenente soltanto ai tifosi del Torino, ma sarà considerato nel tempo come un periodo storico della nostra Italia, che stava rialzando lentamente la testa dopo la distruzione della guerra. Ecco, ci verrebbe proprio da dire che la tragedia del Grande Torino deve accostarsi come fatto storico sociale e culturale, al già grande legame calcistico di una squadra imbattibile che era l’orgoglio d’Italia. Certo, pensando a ciò che è il significato del calcio di oggi, stride il pensiero di un pallone intimamente legato al cuore, ai sentimenti, alla passione per uno sport antico che nell’era moderna si è sbarazzato dei valori umani e sportivi, come fossero un intralcio alla sete del dio denaro. Ma ciò che resta di quel 4 Maggio 1949 è il ricordo, la commozione nel riecheggiare quell’urlo di tragedia che ancora oggi ti pare di avvertire quando sei lì, davanti a quella lapide con i nomi di tutti i mitici calciatori del Grande Torino e dell’equipaggio che con loro perì. E’ la storia, è l’attimo, è il momento, è il dolore che ci è stato tramandato da chi c’era quel giorno e del quale facciamo tesoro ancora oggi, 4 Maggio 2016, quando alle 17,05 sentiremo quello schianto che ci fa riflettere ormai da anni sul perché di vite spezzate, in cui l’essere umano nulla può contro qualcosa che sembra scritto dal destino stesso. Allora, come oggi.

          

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