Marco Pannella, il Robin Hood a difesa degli ultimi

Marco Pannella, il Robin Hood a difesa degli ultimi

Salvino Cavallaro  – C’è un mondo chiamato “Il buio oltre la siepe”. Un luogo dove la vita terrena finisce e oltre non sappiamo, perché c’è il buio, l’incognita. C’è chi è credente e si augura il Paradiso, ma c’è anche chi non sa dare risposta a nulla e si rifugia in un laconico The End terreno. E’ la storia della vita che s’interseca all’interrogativo della morte che immancabilmente si presenta nel momento in cui viene a mancare una persona amica, un parente o, più semplicemente, un personaggio che per la sua caratura intellettuale ha inciso fortemente sulle sorti della società del nostro Paese. Stiamo parlando della morte di Marco Pannella, il leader radicale che ha lottato tutta la vita per i diritti civili dell’uomo. Egli non ha mai professato una vera e propria tendenza verso una parte politica ben definita, né verso il cattolicesimo e la religione cristiana, o meglio, non era mai stato il suo pensiero ricorrente. Tuttavia, il suo modo di interpretare un certo tipo di politica a difesa dei diritti umani e di quelle persone che si collocano tra gli ultimi in questo pazzo mondo fatto di intrallazzi e millantatori di bassa lega, Marco Pannella si è avvicinato, forse in maniera inconsapevole, a tutto ciò che è scritto nel Vangelo. E non è un caso apprendere che nei suoi ultimi giorni di vita il leader radicale ha scritto a Papa Francesco. Roma, 22 Aprile 2016 “Caro Papa Francesco, ti scrivo dalla mia stanza all’ultimo piano, vicino al cielo, per dirti che in realtà ti stavo vicino a Lesbo quando abbracciavi la carne martoriata di quelle donne, di quei bambini e di quegli uomini che nessuno vuole accogliere in Europa. Questo è il Vangelo che io amo e che voglio continuare a vivere accanto agli ultimi, quelli che tutti scartano. Ti voglio bene davvero. Tuo Marco.” Non è passato neanche un mese da quel giorno in cui Pannella scrisse questa lettera emblematica di un uomo che ha lottato tutta la vita, soffrendo, protestando talora anche in maniera arcigna contro le ingiustizie. Si è incatenato in strada, imbavagliato, ha fatto per lunghi periodi lo sciopero della fame e poi anche quello della sete, senza mai risparmiarsi, pur di andare contro le ingiustizie di un sistema che non tutela mai l’uomo in quanto tale. Si tratti del mondo delle carceri che egli sosteneva fossero disumane o di qualsiasi altra nobile iniziativa che lo metteva sempre lì, davanti a tutti, a lottare come fosse uno scudo impenetrabile. Eppure, Marco Pannella in passato si è trovato spesso su posizioni discordanti proprio con la Chiesa e certi suoi rappresentanti che, tuttavia, non hanno mai smesso di apprezzarne l’ideologia di un impegno costante, faticoso, ma nobile in tutto il suo manifestarsi. E’ la storia di un uomo, di un politico, di un difensore della giustizia intesa dal punto di vista umano più che giuridico. Un uomo quasi mai appoggiato e poco ascoltato nelle sue ideologie che più che politiche, demagogiche e populiste, si rivolgevano di fatto alla concretezza dell’agire per la cultura di un miglioramento sociale. Ma, come dicevamo pocanzi, quella di Marco Pannella è stata una vita spesa a crederci fino in fondo, fino alla fine, fino quasi a morire durante quei lunghi digiuni in cui spesso si è temuto per la sua salute. Ma era un modo per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica, per porsi davanti a chi conta, di chi è al Potere, di chi dovrebbe agire per il bene comune. Mai mollare, diceva Pannella. Fino a ieri, in cui in un letto d’ospedale di Roma ha confidato a Papa Francesco di non potersi più staccare dalla Croce che portava Mons. Romero. E’ la storia di un uomo che ci fa riflettere anche sul senso della vita.

   

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