Milazzo, casse all’asciutto: mancano i trasferimenti dei fondi della Regione siciliana

Milazzo, casse all’asciutto: mancano i trasferimenti dei fondi della Regione siciliana

Una crisi di liquidità senza precedenti, il Comune mamertino è al lumicino e, come per tutti i Comuni, si ricorre alle anticipazioni bancarie.

Ma il problema di Milazzo è grave perchè la precedente amministrazione, seguendo l’itinerario del default, poi bocciato dal Tar, non aveva fatto nulla in temi di bilancio e mancavano quelli dal 2011 in poi. Ancora oggi si è alle prese con quelli del 2014 e 2015 e se non si fa in fretta le cose peggioreranno.

L’Amministrazione Pino ha messo in ginocchio la città più di quanto non lo fosse e non lo sia già perchè i bilanci non fatti ci hanno portato a questo; i conti sono le cose più importanti per i comuni e per qualsivoglia azienda privata e nel suo quinquennio è stato fatto solo quello del 2010 (Italiano e Pino), poi la macchina contabile si è bloccata.

A Milazzo si ricomincia a parlare di fallimento per via dei creditori che incalzano ogni giorno il Comune per reclamare i propri crediti, e sono tanti.

Dagli accertamenti è venuto fuori che la responsabilità risale agli amministratori di fine anni ’90 e riguarda tutto il decennio fino al 2000, ma ai cittadini ora interessa risolvere il problema liquidità per poter programmare qualcosa che sappia di sviluppo e uscita dalla crisi.

Chi parla di ritentare il ricorso al default, cavallo di battaglia di Carmelo Pino (precedente amministrazione), ci deve però spiegare quali vantaggi avrebbe il Comune dal fallimento, che durerebbe anni e anni e di cui tanta gente non vuol sentire parlare, compreso il Sindaco Formica, che ha impostato la sua campagna elettorale proprio contro la jattura del default.

Il Tar aveva bocciato il fallimento del Comune perchè non votato dai Consiglieri, che, in alternativa, volevano usufruire della legge salva-comuni e avevano approvato quella norma (che risale all’era Monti); fu deliberato poi dal Commissario della Prefettura all’uopo nominato. Ciò che si è rivelato incostituzionale e contro legge. Ora, la conferenza Stato Regione (mai definita dalla Sicilia) non consentirebbe ugualmente il fallimento perchè la Sicilia, Regione a Statuto speciale, non può amministrare come da Reggio Calabria in su ma con proprie norme che in campo amministrativo toccano proprio alla Regione siciliana. E qui c’è pure una sentenza recente del Consiglio di Stato a dire questo, una sentenza di cui nessuno parla e tutti fanno finta di ignorare.

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