Recensione. “Un germoglio tra le sbarre”, testimonianze di un disagio personale e sociale

Recensione. “Un germoglio tra le sbarre”, testimonianze di un disagio personale e sociale

Salvino Cavallaro – Il 16 Giugno 2016 presso la Sala Multimediale del Monte Paschi di Siena in Via Marco Minghetti 30 a Roma, sarà presentato il libro “Un germoglio tra le sbarre”curato da Angelica Artemisia Pedatella e Paolo Paparella. Di Angelica e Paolo ricordo il nostro incontro della scorsa estate a Milazzo,in provincia di Messina. Un Agosto caldo dal punto di vista meteorologico che ben si è accompagnato ad un contesto marino entrato nel vivo della vacanza estiva. Angelica Pedatella fu invitata per presentare il suo ultimo libro intitolato “Le donne più malvagie della storia d’Italia” che io ho recensito e poi presentato al Castello di Milazzo, in una notte dal cielo stellato che invogliava al relax ma anche all’approfondimento letterario. Con l’aiuto del Dr. Attilio Andriolo presidente dell’Associazione Culturale Teseo di Milazzo e l’ausilio del giornalista romano Paolo Paparella a far da regista alla serata, abbiamo condotto un evento che, visti i consensi del pubblico presente, è risultato interessante non solo sotto l’aspetto culturale. Ma è stato anche un incontro in cui ho voluto abbinare la recensione del suo libro alla conoscenza pubblica dell’autrice, attraverso il suo percorso umano e professionale di attrice, scrittrice e musicista appassionata anche di ricerca storica. E’ stato un bell’incontro il nostro, che ricordo con grande piacere. Oggi ritrovo Angelica e Paolo nella veste di curatori di un volume che è un saggio della letteratura. Un libro scritto da più persone che hanno vissuto l’esperienza di entrare nel carcere di Rebibbia per conoscere il disagio tra le sbarre, che si riflette in quello sociale. Professionisti, psicologi, giornalisti e persino un gruppo di studenti liceali hanno vissuto l’esperienza di dialogare con i detenuti face to face. “Bisogna aver toccato i limiti estremi della vita per avere accesso ad un carcere; oppure bisogna almeno cercarli, i limiti, e avere l’occasione giusta per entrare in contatto con il mondo proibito, senza pagarne le conseguenze. Quando un cittadino normale sceglie la via illegale, c’è sempre una ragione che fa paura a tutti… Questo saggio è un dialogo inedito sul tema, scritto a più voci da professionisti, operatori, detenuti, volontari, agenti, studenti che si confrontano lungo un percorso scandito da tre celle, per conoscere il senso ultimo della galera. Nella prima cella dialogano i liberi, quelli che parlano del carcere apparentemente al di fuori di quelle sbarre. Nella seconda cella un gruppo di ragazzini di un liceo scopre un gruppo di detenuti sconosciuti e senza conoscere le rispettive identità, scrivono finché si incontrano le anime, cadono le maschere, si abbattono i pregiudizi e le paure. Nella terza cella è per la prima volta pubblicato per intero il quaderno di poesie e pensieri di un detenuto che si tolse la vita, dopo aver affidato l’unica testimonianza della sua terribile esperienza nelle mani di quello che doveva essere il suo peggior nemico: un ispettore capo di polizia penitenziaria. Il suo nemico è diventato invece il suo migliore amico. Dopo aver letto quelle pagine, l’ispettore scelse di esaudire quell’ultimo desiderio di raccontare a tutti la vera identità di un ragazzo che amava il rock e finì per ritrovarsi addosso l’anima di un lupo e un destino criminale. Questa è la storia di Gianni!”. Mi congratulo con Angelica Pedatella e Paolo Paparella, per aver curato con estrema sensibilità d’animo e capacità professionale, un volume che è testimonianza diretta di un difficile quotidiano fatto di disagio umano che mette anche in rilievo l’eterno problema delle carceri italiane.

 

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