Compagnia Carabinieri Lucca. Arresti per rapine

Compagnia Carabinieri Lucca. Arresti per rapine

Il 3 ottobre 2016, militari del dipendente nucleo operativo e radiomobile, traevano in arresto su ordine di custodia cautelare emesso dal gip del tribunale di Lucca

  • Lazzarini Andrea (cl. 84), residente in Capannori, frazione Lammari, nullafacente, pregiudicato;

– Bianchi Emanuele (cl. 90), residente in Lucca, frazione nave, nullafacente, pregiudicato.

I quali sono stati ritenuti responsabili delle rapine in danno dei sottoelencati esercizi commerciali:

  1. Rapina del giorno 11.03.2016 in danno dell’alimentari “bottega del pane” avente sede a Capannori (Lu), asportati 200,00 euro;

  2. Rapina del giorno 12.03.2016 in danno dell’alimentari “antichi sapori” avente sede a porcari (Lu), asportati 250,00 euro;

  3. Rapina del giorno 12.03.2016 in danno dell’alimentari “Ester e Giuseppe” avente sede a Lucca, asportati 140,00 euro;

  4. Rapina del giorno 15.03.2016 in danno del bar “l’aperitivo” avente sede a Montecarlo (Lu), asportati 600,00 euro;

  5. Rapina del giorno 17.03.2016 in danno del distributore “esso” avente sede a Lucca, asportati 700,00 euro.

Commessi minacciando le vittime con una pistola fedele replica di una “beretta 92/fs” (risultata successivamente un’arma giocattolo, sprovvista di tappo rosso).

La delicata attività di p.g., coordinata dalla procura della repubblica presso il tribunale di Lucca, era stata avviata per giungere all’identificazione degli autori delle rapine che, tra l’11 ed il 17.03.2016 avevano colpito con cadenza quasi giornaliera alcuni esercizi commerciali dei comuni di porcari, Capannori e Lucca, dove i rapinatori si introducevano all’ora di chiusura minacciando i dipendenti/proprietari, risultati essere sempre donne o persone anziane, con una pistola per impadronirsi dell’incasso giornaliero.

L’attività subiva una importantissima svolta in data 5 aprile 2016, quando personale del NORM procedeva all’arresto in flagranza di reato di Bianchi Emanuele e Lazzarini Andrea per il reato di tentata rapina in concorso in danno della tabaccheria/ricevitoria Biagini di Lucca.

Infatti, alle ore 11:45 circa del 05.04.2016 l’app.sc providenti paolo (effettivo all’aliquota radiomobile), libero dal servizio e in abiti civili, nel transitare davanti al suddetto esercizio pubblico sorprendeva un soggetto, successivamente identificato in bianchi Emanuele, mentre tentava di farsi consegnare l’incasso dal titolare della ricevitoria Biagini Eugenio, minacciandolo con una pistola risultata in seguito una replica in metallo della “beretta 92/fs” in dotazione alle forze dell’ordine. Il militare interveniva tempestivamente ingaggiando con il bianchi una violenta colluttazione nel tentativo di disarmarlo e bloccarlo ma questi, dopo averlo colpito con l’arma in suo possesso, procurandogli delle lesioni alla testa ed al polso, riusciva a darsi alla fuga a piedi salendo poi a bordo di un’autovettura skoda mod. “city go” di colore scuro, condotta dal complice successivamente identificato in Lazzarini Andrea.

Il militare riusciva comunque a rilevare il numero di targa del veicolo utilizzato dai due rapinatori, agevolando così lo svolgimento delle successive attività investigative immediatamente avviate dal personale del dipendente NORM, nel frattempo sopraggiunto sul teatro dell’evento.

Grazie ai dati forniti dal collega i militari riuscivano a ricostruire la via di fuga dei due malviventi i quali, resisi conto che la skoda “city go” era oramai ricercata dalle varie pattuglie in circuito, l’avevano sostituita con una citroen “c3” in uso ad un componente della famiglia del bianchi. L’identificazione dei due rapinatori e della nuova autovettura da loro utilizzata consentiva di predisporre degli appositi servizi di o.c.p. Nei pressi delle loro abitazioni, grazie ai quali il personale impegato riusciva a trarli in arresto mentre stavano rientrando a casa di bianchi Emanuele.

Durante le perquisizioni svolte nell’immediatezza dei fatti venivano rinvenuti e sequestrati, sulle due autovetture utilizzate dai rapinatori, gli indumenti e la pistola giocattolo in metallo utilizzata dal bianchi per compiere la rapina ai danni della tabaccheria/ricevitoria Biagini; così come confermato dall’app.sc. Providenti che riconosceva sia Bianchi Emanuele, come l’autore materiale del reato, che gli indumenti sequestrati come quelli da lui utilizzati per il travisamento.

Successivamente all’arresto, viste le similitudini tra la rapina ai danni della tabaccheria/ricevitoria Biagini e le altre cinque rapine compiute in orario serale tra l’11 ed il 17.03.2016 da un singolo individuo travisato ed armato di una pistola semiautomatica di colore nero che, dopo essersi impadronito dell’incasso, si era sempre dileguato a piedi nelle vie limitrofe, il personale dell’aliquota operativa del dipendente NORM avviava delle specifiche attività investigative per verificare se gli arrestati fossero responsabili anche di queste.

Pertanto, per ciascuno dei cinque reati sopra elencati, si provvedeva ad acquisire, con paziente meticolosità, sia gli atti di p.g. Redatti dalle forze di polizia intervenute sul teatro dell’evento (verbali di denuncia e di sommarie informazioni testimoniali), sia le immagini (laddove presenti) registrate dagli apparati di videosorveglianza comunali o presenti negli esercizi depredati e/o attività commerciali vicine, al fine di effettuare una nuova analisi alla luce delle acquisizioni investigative conseguite grazie all’arresto della coppia Lazzarini/Bianchi.

Tale attività permetteva di:

  • Posizionare senza ombra di dubbio i due arrestati nelle zone in cui si erano verificati i reati in orari compatibili con quelli in cui questi venivano commessi;

  • Riscontrare, attraverso l’esame delle immagini riprese dai vari sistemi di videosorveglianza, la presenza dell’autovettura skoda city go lungo le direttrici stradali di avvicinamento/allontanamento dagli esercizi commerciali rapinati;

  • Appurare che l’arma e gli indumenti sequestrati in occasione dell’arresto erano compatibili con quelli utilizzati dal rapinatore solitario, così come confermato anche dalle vittime dei reati che li riconoscevano attraverso la visione di un apposito fascicolo fotografico in cui questi erano raffigurati.

Le risultanze investigative venivano quindi riferite alla procura della repubblica presso il tribunale di Lucca che, concordando con le conclusioni in essa riportate, richiedeva all‘ufficio del gip del tribunale di Lucca la misura eseguita.

La complessa attività investigativa, oltre a consentire di acquisire le prove a carico degli indagati, consentiva anche di accertare il motivo per cui queste venivano commesse che non era legato alla necessità di assicurarsi il denaro necessario al loro sostentamento giornaliero o all’acquisto di beni di prima necessità, peraltro garantitogli dalle rispettive famiglie presso cui i due vivevano, ma solo per garantirsi i soldi necessari ad approvvigionarsi di sostanza stupefacente del tipo cocaina dalla quale erano dipendenti.

I due malviventi, mossi dalla suddetta motivazione, dimostrando astuzia e determinazione, avevano quindi studiato un consolidato modus operandi che prevedeva di depredare esercizi commerciali particolarmente vulnerabili in prossimità dell’orario di chiusura, quando al loro interno si trovavano solo i proprietari/commessi il più delle volte risultati essere uomini anziani o donne. L’individuazione di esercizi con siffatte caratteristiche ha consentito ai suddetti di scongiurare eventuali resistenze da parte delle persone offese e di giovarsi dell’assenza dei clienti, i quali avrebbero potuto allertare le forze dell’ordine o comunque rappresentare dei testimoni scomodi. Inoltre entrambi i soggetti attivi hanno operato con il volto travisato, al fine di rendere più difficoltoso il loro riconoscimento e non hanno esitato a puntare contro le vittime una pistola sprovvista del tappo rosso, fedele replica della “beretta 92fs” in dotazione alle ff.pp., per indurre maggior timore nei loro confronti e suscitare quindi una più efficace forza intimidatrice.

La determinazione degli indagati nel portare a termine il loro disegno criminoso è dimostrata anche dalla reazione avuta dal bianchi, nel corso del tentativo di rapina in danno della ricevitoria Biagini del 5 aprile u.s., e dal comportamento da loro tenuto dopo la fuga. Infatti, il bianchi – per garantirsi l’impunità – non ha esitato ad ingaggiare una violenta colluttazione con l’app.sc. Providenti, colpendolo più volte con il calcio della pistola causandogli delle lesioni per cui il militare è stato costretto a farsi medicare presso il locale ospedale civile, e una volta raggiunto il complice aveva posto in essere con quest’ultimo tutti gli accorgimenti utili ad evitare l’identificazione e poter continuare a porre in essere le loro attività criminose. Infatti i due durante il cambio dell’autovettura abbandonavano sulla citygo gli indumenti utilizzati per la rapina, ritenuti oggetti che non potevano insospettire i familiari, portando però con loro la pistola sicuramente con l’intento di nasconderla in altro luogo più sicuro in modo da poterla riutilizzare.

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