La verità chi la può trovare?

La verità chi la può trovare?

Antonio Dovico – Una creatura sfortunata, la verità. Amata, ma anche odiata. C’è chi la cerca appassionatamente, e chi la oscura con la stessa forza. Sembra introvabile, ma non è così: non la trova chi non la cerca. Menzogna e verità: due sostantivi forti, antitetici, come il bene e il male. Se indulgendo alla fantasia dovessimo immaginarli costituiti da minerali terrestri, diremmo che la menzogna è di ferro – il più vile dei metalli – e la verità d’oro. Essendo concetti antitetici, non possono essere entrambi probatori per dirimere una stessa controversia, in modo decisivo e definitivo. L’una, o l’altra. Menzogna e verità governano gli uomini, separandoli in partigiani avversari, con alterna fortuna. Spesso si affronta la morte per difendere il proprio credo religioso. Si possono citare come esempio i martiri cristiani. Si immolano in nome del Cristo di Dio. Cioè, danno la vita per un personaggio storicamente “incerto”, chiamato Gesù, con l’aggravante che questi è ritenuto figlio del “fantomatico” (per chi vuole negarLo) Dio, Creatore di tutte le cose, per i credenti, sia visibili che invisibili! Se poi si deve pure credere che il personaggio è stato concepito da una vergine, senza che questa conoscesse uomo, allora il credente è un pazzo da legare. Di converso, è saggio chi non crede a queste stupidaggini.

Siamo comunque in presenza di due schieramenti umani che si fronteggiano. Non possiamo lasciarli dibattere in perpetuo tra loro, incapaci come sono di liberarsi delle loro radicate convinzioni, non potranno accettare l’uno le ragioni dell’altro. Con chi sta la verità? È conoscibile? È veramente introvabile?

Va detto che qualsiasi parola rappresenta un concetto astratto, oppure una realtà materiale. Vediamo nel vocabolario: – Verità: ciò che corrisponde esattamente a una determinata realtà.

Strettamente parlando, Dio non corrisponde alla definizione che dà il vocabolario di realtà, perché non corrisponde all’idea di concretezza, non essendo materiale, e neppure visibile. Quindi l’ateo ha ragione di non credere in Dio. Ma l’ateo non può negare sé stesso, il mondo che lo circonda, l’Universo. La propria intelligenza subirebbe un insulto.

Di quanto è materiale, ovvero immanente, è obbligato – al lume del buon senso – ad ammettere la realtà. La stessa, per essere spiegata, richiede studi accurati, che, comunque, ad un certo punto vanno a cozzare contro il mistero. Qui l’aristocratica Ragione si ferma: non basta più per approfondire la conoscenza. Per andare Oltre dovrebbe allearsi con la misera ancella chiamata Fede.

Ho scritto che la verità è d’oro, ovvero: immarcescibile. Sotterrata per diecimila anni, quando viene alla luce è sempre risplendente. Viceversa la menzogna è una mazza di ferro che picchiando fa male, ma tuttavia il tempo ne opacizza la lucentezza che per un tempo le dava pregio, e pian piano la riduce ad una massa di ruggine senza consistenza.

È stato detto che “chi cerca trova”. Ed è vero: anche per la verità. Non ,è la stessa cosa che ritrovare un oggetto, però. La Verità fa bene ai figli della luce, ma malissimo ai figli delle tenebre, i quali inventano tante false verità per confondere quella vera. Il credente cristiano sa che il mondo giace sotto il potere del Malvagio, e si guarda bene dall’inganno.

L’invidioso Malvagio vuole stabilire la sua totale signoria sugli uomini, e si adopera per cancellare il suo onnipotente avversario. Riesce magicamente bene nella sua opera, diffondendo attraverso suoi illustri cooperatori travestiti da scienziati, professori, filosofi, scrittori e qualche volta anche prelati – la “religione” dell’ateismo. Purtroppo, questa religione, misteriosamente, attira molti adepti. Ne conosco un buon numero, di questi esemplari, e ci converso. Ma fintanto che rimangono nei limiti del ragionevole. Ammetto che è facile convenire sui fatti immanenti, ma non lo è altrettanto per quelli trascendenti. Sfortunatamente, l’intreccio tra immanenza e trascendenza, quando si vuole andare al fondo di un problema, è imponente e dominante, e non può essere eluso, pena l’incompletezza della dissertazione. In questi casi va in tilt la logica comune, con la negazione di nessi logici essenziali per la validità di un ragionamento, e viene meno l’interesse verso l’interlocutore reticente.

Dico bene “reticente”, perché spesso egli sa che Dio non può essere negato, non tanto sotto l’aspetto della fede – la quale c’è, o non c’è – ma sotto quello della ragione. Mi fa pena parlare con un tipo simile, perché affronta il ridicolo, pur di non sconfessare quanto ha sostenuto incautamente, avendo aderito alle tesi fanciullescamente pretenziose di pensatori che usano la trasgressione come simbolo di originalità intellettuale. In qualcuno di questi sedicenti atei, ho notato dei sussulti mentre nominavo Dio. Certamente non si manifesterebbero se nel profondo della sua coscienza Dio fosse uguale a niente. Ho incontrato pure atei di retta coscienza (penso a un mio fratello) i quali mi dicono che loro non hanno bisogno di Dio, perché hanno la coscienza che li guida. Non dubito che ciò possa avvenire. Ma quanti capi di stato hanno risposto con onestà d’intenti alla loro coscienza nello scatenare stermini collettivi!

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Scritti con la presente tematica ne ho diversi nel mio archivio, sia cartaceo che elettronico: avrei potuto attingervi. Ma ho voluto scrivere questo ad personam, per un occasionale onesto interlocutore col quale, dopo avermi rivelato di essere ateo, abbiamo sostenuto una gradevolissima conversazione sul tema. Confuso dalle tante verità che circolano, egli ha ragione di confidare nella propria coscienza – possibilmente veramente retta – come ciascuno pensa di sé. In questi casi la coscienza prende il posto Dio. Come età l’interlocutore di parlo, potrebbe essere mio figlio. Dai suoi occhi traspare un cuore buono. Per caso non è ateo solo perché nessuno gli ha mostrato la strada per rintracciare quella Verità Divina, incarnata in un falegname ebreo, chiamato Gesù? È’ personaggio della leggenda, come sostengono i demitizzatori della Scrittura? Sarà!, ma allora sono leggenda pure personaggi storici come Tiberio, Nerone, imperatori Tito Livio, Plinio il giovane e tanti altri personaggi ufficiali che ne fanno esplicita menzione in diverse occasioni?

Da quanto ho potuto comprendere, conversando col giovane, è istruito, intelligente e sa ascoltare. Cosa che a me piace tanto, e apro le orecchie anche per sentire storielle sapide. Eccone una, imprecisa nei dettagli, ma fedele nella sostanza. Buona per il mio nuovo amico.

In India vi era un cieco molto intelligente conosciuto da tutti i concittadini. Egli negava che esistesse la luce. Nessuno riusciva a persuaderlo del contrario. La cosa venne all’orecchio di Budda, il quale chiese che il cieco fosse portato in sua presenza. Guardatolo negli occhi, vi trovò delle scaglie che impedivano la vista. Le rimosse, e il cieco gridò: la luce c’è, la luce c’è!

Chissà quanti atei confesserebbero di essere tali, se chi di dovere sapesse ragionargli di Dio.

16 gennaio 2010 Antonio Dovico

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