Donald Trump, nuovo Presidente di un’America che si scopre populista

Donald Trump, nuovo Presidente di un’America che si scopre populista

Salvino Cavallaro – In politica, ormai da qualche anno, è sempre più ricorrente il termine “populismo”. Ma che cos’è di fatto questo termine? Nelle sue varie accezioni, esso viene spesso usato come sinonimo di antipolitica, demagogia o qualunquismo. Una forma di facile presa sulla popolazione, che cavalcando l’onda del malcontento popolare verso chi è al Potere e rappresenta la classe dominante, si prefigge lo scopo di ribaltarne il Potere stesso attraverso un linguaggio aggressivo. Il politico che fa del populismo cerca di arrivare alla gente con parole e messaggi facili da comprendere per avere una facile presa. E’ un po’ come giocare in maniera ingannevole su una popolazione disinformata e dunque facile da manipolare, banalizzando i veri problemi politici e sociali per arrivare ad un cambiamento effimero che è dato più dall’emotività, piuttosto che da una vera e propria ricerca razionale del problema. Su questa forma di pensiero politico, gli Stati Uniti d’America hanno votato Donald Trump quale prossimo presidente americano. Una svolta repentina di cambiamento politico che alla vigilia delle elezioni non era stata prevista dai sondaggi elettorali, i quali davano Hillary Clinton in vantaggio di parecchie lunghezze sul suo antagonista. Dunque, un risultato a sorpresa in un’America che si spacca in due tra chi crede in Donald Trump e chi invece non accetta la sua presidenza. “Trump is NOT my President”, rumoreggiano coloro i quali non l’hanno votato e si stanno organizzando in diversi Stati d’America, per contestarlo in massa e in modo da creare disordine. E’ il segnale di un disagio moderno che investe il mondo intero, dove la tendenza populista è sempre più marcata dall’effimero pensiero di un miglioramento che significa cambiamento. Non importa se meglio o peggio. L’importante è cambiare, anche se questo potrebbe significare un allontanamento da certe ideologie democratiche, per far posto a una possibile e pericolosa oligarchia. E intanto, il populista, sessista, miliardario (con i soldi di papà) Donald Trump, si insedierà di diritto alla Casa Bianca a partire dal 20 gennaio 2017, in sostituzione del suo predecessore Barack Obama. Otto anni di presidenza degli Stati Uniti d’America, in cui Obama (primo afroamericano a ricoprire tale importante carica) ha dato un’impronta di conduzione moderna, capace di essere coerente con le esigenze di un mondo che cambia nel rispetto del dialogo internazionale con le varie potenze e culture mondiali. Una conduzione moderata, apprezzabile, anche se non ben vista dalla Russia e dal suo Presidente Vladimir Putin, che più d’una volta si è dimostrato contrario alla politica internazionale del Presidente Obama. Ma adesso c’è Trump e con lui il Presidente Putin dichiara a chiari lettere di voler collaborare per il bene dei due Paese e del mondo intero. Un po’ come dire che l’eterna opposizione tra le due potenze mondiali, con l’arrivo del repubblicano Trump si attenuerà. In virtù di che cosa? Mah, forse per quell’intendimento politico che è poco ispiratore di idee democratiche, ma più pragmatico nella fase decisionale. Vedremo cosa accadrà e come si evolverà il palcoscenico politico internazionale, anche nei confronti di un’Europa che non sembra vedere di buon occhio l’arrivo del nuovo presidente americano. Un Donald Trump che ha già deciso di alzare i muri, come quello già previsto al confine tra Stati Uniti e Messico, per bloccare l’ingresso dei migranti irregolari e combattere il narcotraffico. E così, con questo metodo repressivo, si espellono tre milioni di immigrati irregolari che hanno precedenti penali. Mah, sarà! A noi, francamente, certi sistemi non piacciono, anche in considerazione del pensiero sempre attuale, che abbiamo lottato per anni attraverso la cultura e il buon senso di civiltà, ad abbattere certi muri rappresentativi di divisione e di un separatismo culturale che ci fa pensare a un ritorno di storia negativa, piuttosto che ad un futuro da costruire dagli sbagli fatti. Corsi e ricorsi storici di un mondo frenetico, scontento e incapace di valutare le conquiste politiche e sociali, facendone tesoro per il bene delle nuove generazioni. E’ il populismo moderno, tanto acclamato nelle piazze che vengono aizzate con fare deciso e aggressivo. Un modo come un altro per abbagliarti di fatua certezza, in un mondo politico che promette un Potere che solo apparentemente è per il bene di tutti.

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