SIR e MSD alleate per la Ricerca sulle malattie reumatiche: 16 borse di studio nel 2016 a specialisti under 40

SIR e MSD alleate per la Ricerca sulle malattie reumatiche: 16 borse di studio nel 2016 a specialisti under 40

Conferiti 65 assegni di Ricerca in 3 anni, grazie a un’erogazione liberale di Merck & Co. tramite la sua consociata MSD Italia. Le malattie reumatiche sono patologie croniche caratterizzate da dolore e disabilità, in Italia ne soffre il 10% della popolazione generale. I farmaci biologici hanno cambiato l’evoluzione di molte malattie reumatichee migliorato la qualità di vita dei pazienti. Il futuro riserva ulteriori progressi terapeutici. —

Rimini, 24 novembre 2016 – Scoprire i meccanismi patogenetici “a cascata” che innescano le malattie reumatiche, arrestarne l’evoluzione, prevenire o ridurre la disabilità associata a queste patologie. Una missione ardua per i giovani specialisti impegnati nella Ricerca; una speranza per milioni di persone costrette a convivere con queste patologie croniche; una sfida per la Reumatologia italiana che mira a consolidare l’eccellenza a livello internazionale.

La SIR Società Italiana di Reumatologia, grazie a un’erogazione liberale di Merck & Co. tramite la sua consociata MSD Italia, assegna 16 borse di studio ad altrettanti specializzati under 40. Il progetto, nato nel 2014 e rinnovato fino ad oggi, è frutto di una collaborazione di lungo corso tra Società scientifica e Azienda privata, che ha consentito di conferire 65 assegni ricerca negli ultimi tre anni.

Come in ogni edizione, le borse di studio sono state indette e selezionate in maniera del tutto autonoma da una speciale Commissione della SIR per le aree di Ricerca in Reumatologia interessate: artrite reumatoide, spondiloartriti, sclerodermia e vasculiti. L’annuncio dei vincitori è previsto nell’ambito del 53° Congresso Nazionale della Società Italiana di Reumatologia, in corso a Rimini.

Le malattie reumatiche, oltre 150, sono la prima causa di disabilità e dolore in Europa e da sole rappresentano il 50% delle malattie croniche che colpiscono la popolazione sopra i 65 anni. Dolore e rigidità sono i sintomi che caratterizzano sia le forme su base infiammatoria che quelle su base degenerativa, cui si associa nel tempo una disabilità di vario grado.

«Le malattie reumatiche croniche, se non curate, sono causa di disabilità e di conseguenza compromettono in vario grado la qualità di vita dei pazienti – afferma Ignazio Olivieri, Presidente SIR, Professore ordinario di Reumatologia e Direttore U.O.C. di Reumatologia dell’Azienda Ospedaliera “San Carlo” di Potenza – oltre a questo, comportano una notevole spesa, dovuta anche alla perdita di produttività legata all’inabilità lavorativa. C’è solo un modo per ridurre l’impatto di queste malattie e i loro costi diretti e indiretti: anticipare al massimo la diagnosi e trattare tempestivamente i pazienti, dal momento che oggi sono disponibili anche farmaci biologici in grado di modificare l’evoluzione della malattia, specie per le patologie artritiche».

Disponibili dal 1999, i farmaci biologici si basano sul principio di colpire uno specifico bersaglio molecolare, un paradigma che si è affermato per la prima volta proprio in Reumatologia ed è stato poi “esportato” in Oncologia, Ematologia, Infettivologia e Dermatologia.

«I farmaci biologici hanno rappresentato una vera rivoluzione sia per i pazienti perché ne hanno cambiato enormemente la qualità di vita che per i reumatologi, che hanno scoperto molto presto come con questi farmaci associati al metotrexato fosse finalmente possibile raggiungere l’obiettivo insperato fino ad allora della remissione clinica e radiologica della malattia in una notevole percentuale di pazienti» dichiara Mauro Galeazzi, Presidente eletto SIR, Professore ordinario di Reumatologia e Direttore U.O.C. di Reumatologia presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Senese. «Abbiamo anche capito che l’inizio precoce delle terapie era determinante per l’ottenimento di questo risultato e che la diagnosi doveva essere più precoce possibile per poter inserire la terapia in quella “finestra di opportunità” oltre la quale il danno si instaura. Grazie ai farmaci biologici anche in Reumatologia possiamo parlare oggi di medicina di precisione, che consente per esempio di scegliere il farmaco più adatto per un determinato paziente».

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