Uno sguardo attento alla Costituzione italiana

Uno sguardo attento alla Costituzione italiana

                                      
                                                
 Antonio Dovico –  1) –  Articolo 1. L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo.
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Si presenta bene il primo articolo della Costituzione  Italiana, e non poteva fare meglio. Alla furia distruttrice degli uomini  che avevano voluto la guerra, era imperativo  categorico che seguissero uomini degni,  animati da forte spirito di concordia. Stato d’animo questo, che appiana le divergenze e consente il miracolo della ricostruzione la dignità e il senso di responsabilità  degli uomini. Caratterstiche latitanti nella prosperità , ma vive e attive durante le calamità, quando ci si rimbocca le maniche, e si opera per produrre il miracolo. della  ricostruzione. Si va punto e daccapo e inizia un altro giro.
Digerita la digressione, mi provo a interpretare il pensiero dei padri costituenti, a proposito del lavoro posto alla  base della Repubblica democratica. Se si tiene conto del periodo storico entro il quale fu concepita e promulgata la Costituzione,cioè   l’immediato dopoguerra – segnato dalle macerie, dall’analfabetismo, dalla povertà del sottosuolo, nonché delle famiglie prive di risorse per la sopravvivenza,  su nient’altro si poteva fondare, che sul lavoro. Lavoro di braccia, si intuisce, che si esportavano in abbondanza verso l’Argentina, il Brasile  il Venezuela, il sud America in genere, Pochi verso gli Stati Uniti, e verso paesi di influenza anglosassone, tipo Canada e Australia. In questo continente vi si poteva accedere solo tramite atto di richiamo di un parente,  o di chi si facesse carico dell’accoglienza. Inizi difficili per gli emigranti, nell’ oltre continente, ma col tempo ci si adagiava. Quando si arrivava al pieno assestamento, il lavoro delle braccia si traduceva in ricchezza, la quale, immantinente,  prendeva la via per l’Italia. Qui giunta sotto forma di moneta, non si metteva sotto il materasso ripieno di foglie di granoturco, ma piuttosto si buttava via il materasso, dentro il quale nidificavano le cimici, e se ne comprava uno nuovo, ripieno di prodotti industriali più morbidi e meno ospitali verso quelle fetide succhia- sangue. Fetide tanto, da far venire la nausea nel ricordarle. Per fortuna,  oggi solo ricordo, risalente agli ultimissimi anni 40.
Nella rinomata e benemerita famiglia dei parassiti, allora militavano, oltre alle cimici, anche le pulci e i pidocchi, specie, queste due, che trovano ancora amici umani ai quali fare s-gradita compagnia. A proposito di pidocchi, casca a fagiolo  un raccontino-realtà, che ha preso corpo nella mia propria famiglia. Una sera, durante la cena,  io e mia moglie abbiamo introdotto nel discorso i pidocchi del periodo bellico e post-bellico. Mia figlia, allora al primo anno di elementari, rimase incuriosita dalla parola pidocchi e voleva conoscerne un esemplare. Tesoro, dove lo prendo io un pidocchio per mostrartelo; non ne esistono più, le rispondemmo. Andò a letto insoddisfatta. Qualche sera dopo, si grattava il capo insistentemente, tanto da indurre mia moglie ad esplorarle la testolina dai capelli biondi. Inaspettato colpo di fortuna, per la mia carissima figlioletta. Andò a letto contenta di una fresca conoscenza. Aveva saputo a che cosa rispondeva la parola “pidocchio !.”
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Ma, ritorniamo alla “primavera” di quello che poi si “denominò boom economico italiano.”
Il movimento migratorio verso altri continenti, successivamente si allargò verso nazioni europee; come Belgio, Svizzera, Germania, Francia, e qualche altra nazione  più piccola ma più ricca dell’ Italia; notoriamente povera .Gli emigranti pompavano soldi verso l’Italia a tutto spiano, e quale effetto poteva sortire una ingente massa di denaro immessa nelle casse  di una   nazione povera, e per giunta svenata da 5 anni di guerra, si può immaginare: fece l’effetto del lievito che fa crescere la massa della pasta. Si rianimarono le fabbriche esistenti, ne sorsero di nuove, si sviluppò il commercio, il denaro fecondò l’iniziativa imprenditoriale e la “povera” Italia, fu presto tra le prime dieci potenze industrializzate del mondo. Alla faccia del sottosuolo povero!. Si può ben dire che il boom economico italiano fu veramente un miracolo, per chi volesse definirlo tale, ma io dico che fu possibile per la saggezza dei fondatori. Essi non accamparono scuse previe per la mancanza di materie prime, ma confidarono nelle braccia nude dei lavoratori. Ed ebbero ragione. Alla luce della mia modesta narrazione, Il postulato che vuole la Repubblica fondata sul lavoro si rivela efficace.
Rifulse la calma  saggezza dei Padri fondatori che confidarono  nel CAPITALE UMANO disponibile, piuttosto che in fumose risorse o alchimie economiche  immaginarie da sperimentare. Un evviva se lo meritano i Padri della Costituzione!  (segue)

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