Uno sguardo alla Costituzione Italiana

Uno sguardo alla Costituzione Italiana

Antonio Dovico  3) –  Articolo 1. L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo.
 
Ritengo doveroso avvertire il lettore esigente che se nel  mio racconto trova discordanza con la storia degli specialisti, non si scandalizzi troppo. Io non sto scrivendo libri di testo per la scuola, con rifermenti precisi a date, luoghi e quant’altro caratterizza il libro scolastico, Scrivo per diletto, rievocando e valutando ad libitum, fatti di storia vissuta personalmente, e non de relato.Se mi si permette di dirlo, la testimonianza diretta in materia di  lavoro ed economia, non vale meno di quella libresca raccontata da autori ricchi di fama, ma digiuni dei percorsi pratici del lavoro. Se prendo la parola io in questa materia – e rivendico credibilità, è perché da parte paterna sono stato artigiano di terza generazione fino a 67 anni d’età. Per chi non lo capisse, un artigiano è un imprenditore privato al più basso livello della categoria come volume d’affari, ma non come preparazione tecnico-economico-amministrativa.  Serve perizia, inventiva, intraprendenza, perseveranza, diplomazia, aggiornamento, acume. E’ sottinteso che sto parlando dell’artigianato tecnologicamente evoluto degli ultimi 50 anni della mia attività, i precedenti sono a ridosso della guerra, e a volerne parlare risulterebbe una narrazione di fascino rusticano fiabesco interessante sentimentalmente, ma priva delle caratteristiche tipiche dell’azienda moderna. Non mi dilungo nel romantico e vado oltre, ma non tralascio di raccontare la mia esperienza di lavoratore dipendente, fatta dal 1968 al 1970, in Australia. E’ stata interessante e la narro con piacere, perché in stretta relazione col cosiddetto “jobs act” , famoso cavallo di battaglia di Matteo Renzi. Per anni nella mia gioventù avevo tentato di raggiungere l’Australia,dove era emigrato nel 1950 un fratello di mio padre. Non era facile l’impresa, perché le quote stabilite dal governo australiano, erano striminzite rispetto  al gran numero di aspiranti emigranti. Ad un certo punto finii col rinunciare all’idea, anche perché iniziava un certo risveglio dell’economia, in Sicilia. Nel frattempo, il Governo centrale australiano, sulla spinta della crescita dell’economia, aveva deciso di aprire le porte all’emigrazione, per giunta gratuita, per gli operai specializzati, dei quali avevano  stringente bisogno le aziende in fase di crescita..
 
Mi “arruolai” come saldatore elettrico, specialità molto apprezzata all’epoca. Mi imbarcai a Messina sulla motonave Galileo Galilei. il giorno di Pasqua del 1968. Costo del biglietto “simbolico”, 17 mila lire, anziché “250.000 lire (o forse 350.000?, non ricordo bene), per 24 giorni di viaggio, vitto compreso. Una vera pacchia!  Passammo per il Capo di Buona Speranza, poichè il Canale di Suez era intasato da relitti navali, provocati dalla guerra recente. Nella prima decade di maggio sbarcai al porto di Fremantle, dove mi attendeva un cugino acquisito. (segue)

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