Catania, “Operazione Penelope”

Catania, “Operazione Penelope”

La Polizia di Stato di Catania ha dato esecuzione ad un’ordinanza cautelare nei confronti di 30 presunti appartenenti al clan Cappello-Bonaccorso di Catania, nell’ambito di un’inchiesta della Dda della locale Procura, per i reati di associazione per delinquere di stampo mafioso, con l´aggravante di essere l´associazione armata, associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, detenzione e spaccio delle medesime, estorsione, esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza alle persone e intestazione fittizia di beni, aggravati dall´art.7 D.L.152/91.
La complessa ed articolata attività investigativa, coordinata dalla Procura Distrettuale Antimafia di Catania e condotta da personale della Squadra Mobile e del Servizio Centrale Operativo, ha preso avvio nel 2012  ed  ha consentito di evidenziare la piena operatività dell´organizzazione mafiosa Cappello – Bonaccorsi che risulta strutturata su più livelli, ovvero su un gruppo di comando e da diverse squadre organizzate, dirette sul territorio dal “responsabile per la città” – con riguardo alle attività criminali condotte nella città di Catania e dal “responsabile per i paesi” – in relazione alle attività criminali condotte nel territorio extraurbano, specie nella zona della c.d. “piana di Catania”, nel comprensorio del calatino e nell´hinterland pedemontano.
Nella fase inziale delle indagini è stato rilevato l´interesse della cosca per il settore delle energie rinnovabili, con particolare riferimento alla realizzazione di impianti fotovoltaici nella zona di Belpasso (CT) ad opera di un´azienda del Nord Italia.
L´imprenditore lombardo, aveva ottenuto l´interessamento dell´organizzazione per recuperare un presunto credito da un´impresa locale, superiore a 6 milioni di euro. Tali rapporti non solo avevano consentito all´organizzazione mafiosa di infiltrarsi nell´attività di impresa, ma avevano consentito ad esponenti della cosca medesima di richiedere ed ottenere, a titolo di protezione, somme di denaro corrisposte in occasione delle festività natalizie e pasquali.
Tra le attività illecite perseguite dall´organizzazione mafiosa Cappello – Bonaccorsi  vi è il traffico di sostanze stupefacenti e lo spaccio su piazza, in cui si immetteva la droga in città e nel circondario di Ramacca e di Motta Sant´Anastasia, cedendola in grossi quantitativi a soggetti fidati per la successiva vendita al dettaglio.
All´organizzazione Cappello – Bonaccorsi sono ascrivibili numerose “piazze di spaccio” ricadenti nei rioni cittadini  di San Cristoforo e Librino.
Le indagini hanno inoltre evidenziato l´estensione degli interessi criminali della cosca nelle province di Siracusa, Enna e Caltanissetta, attraverso consolidati rapporti con pregiudicati locali, finalizzati all´investimento di capitali ed al traffico di sostanze stupefacenti.
Sono inoltre emersi alcuni episodi di c.d. “recupero crediti” caratterizzati dall´utilizzo del metodo mafioso, sulla scorta del quale il privato creditore può farsi forte dell´appoggio di terze persone di rinomata caratura criminale al fine di recuperare i propri crediti, con modalità pertanto alternative agli ordinari rimedi di tipo giudiziale.
Detta attività illecita consentiva all´organizzazione non solo di acquisire somme di denaro, corrispondenti in genere alla metà dell´importo del credito recuperato, ma anche di stringere rapporti con l´imprenditore o il commerciante che si erano avvalsi dell´apporto del clan, ai quale potevano essere chiesti favori anche in termini di assunzioni, con la conseguente possibilità di infiltrazione mafiosa in attività commerciali “lecite”.
Le indagini, inoltre, hanno messo in luce la particolare propensione del gruppo mafioso in parola, in specie dei suoi vertici, nell´investimento dei capitali, acquisiti illecitamente, in attività imprenditoriali e commerciali, nonché la capacità di infiltrarsi nel tessuto economico e sociale, anche attraverso l´appoggio di una vasta rete di imprenditori.
Tra questi ultimi è emersa la figura di un imprenditore operante nel settore della raccolta e smaltimento dei rifiuti attraverso aziende a lui riconducibili, sebbene intestate fittiziamente a prestanome, quali la “Geo Ambiente s.r.l.”, la “Clean Up s.r.l.” e la “Eco Businnes s.r.l.” – al quale è stata contestata l´appartenenza all´associazione mafiosa.
Nei confronti delle citate società “Geo Ambiente s.r.l.” e “Clean Up s.r.l” – che, da sole o in Associazione Temporanea di Imprese, si sono aggiudicate negli anni diversi appalti nelle province di Catania, Siracusa e Ragusa – e della “Eco Businnes s.r.l.” è stato disposto il sequestro preventivo delle totalità delle quote societarie e dell´intero patrimonio aziendale.
Nel medesimo provvedimento, il G.I.P. ha disposto il sequestro preventivo, funzionale alla confisca, di numerosi fabbricati, autoveicoli, motoveicoli, rapporti con istituti di credito e finanziari, nonché di ulteriori attività commerciali, segnatamente:
Il valore patrimoniale dei beni sequestri ammonta ad oltre 10 milioni di euro.
Una persona, colpita dal medesimo provvedimento restrittivo, allo stato irreperibile, è attivamente ricercata.
Gli arrestati sono stati associati presso le case circondariali di Catania “Bicocca” , Messina, Siracusa “Cavadonna” e Caltanissetta.
Alla fase esecutiva hanno partecipato oltre 300 unità della Polizia di Stato, tra cui equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine Sicilia Orientale, unità eliportata del Reparto Volo di Reggio Calabria e personale delle Squadre Mobili siciliane.

I particolari dell´operazione saranno illustrati nel corso di una conferenza stampa che si terrà presso gli uffici della Procura della Repubblica di Catania siti in viale XX Settembre alle ore 10.30.

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