Diego Armando Maradona, dal San Paolo al San Carlo di Napoli

Diego Armando Maradona, dal San Paolo al San Carlo di Napoli

Salvino Cavallaro – Genio e sregolatezza. Nel calcio e nella vita Maradona ha sempre fatto parlare di se per i suoi atteggiamenti e per la schiettezza dei giudizi nei confronti di personaggi che rappresentano o hanno rappresentato le istituzioni. E non c’è mai stata una volta in cui egli, approfittando delle telecamere, non le ha mai mandate a dire a nessuno. Sempre diretto, mai discreto e ipocrita, ma un fiume in piena senza argini. Ed è stato così anche al teatro San Carlo di Napoli, in cui il calciatore numero 1 al mondo in uno spettacolo da one man show, non ha risparmiato nessuno dei suoi nemici di sempre come Blatter e Platini, apostrofandoli “ladri” per aver portato via tutto quello che c’era da portar via. Poi si è rivolto al presidente De Laurentiis per dirgli che a Napoli ci vorrebbero altri due scudetti. Infatti, troppi anni sono passati ormai da quell’ultimo scudetto in cui egli fu protagonista indiscusso. E non è un caso che qui, in questa terra di Napoli così piena di contraddizioni, la figura di Maradona rappresenti qualcosa di insostituibile, l’emblema della rivincita del popolo partenopeo che esulta, salta e canta: “Oh mamma, mamma, mamma, sai perché mi batte il corazon? Ho visto Maradona, ho visto Maradona……hei, mamma, innamorato son”. Un ritornello che si tramanda da più generazioni e che continuerà anche quando ci saranno i bambini del domani, che di lui vedranno i filmati magari ingialliti dal tempo, ma che sono l’emblema di una storia che per Napoli ha avuto inizio e non finirà mai. E così Diego Armando Maradona si gode il suo popolo, si lascia coccolare, e tante volte si batte il cuore con la mano in segno di affetto incommensurabile verso loro, i napoletani che non l’hanno mai tradito nei sentimenti. Eppure, nonostante i 36 gol di Higuain, lo scudetto non s’è più visto da queste parti. A proposito dell’argentino che ora gioca nella Juventus, pur non nominandolo ha arringato la folla con queste parole: “Con la maglia azzurra ho sognato, preferendo di seguire il cuore e non accettando l’offerta del Barcellona che mi proponeva il raddoppio dello stipendio. Per quello a Napoli mi sento a casa, perché io non tradisco”. Chiaro il suo riferimento. Ma il momento più emozionante è stato quello legato ai sentimenti più intimi. E quando il Pibe de Oro si è rivolto a suo figlio Diego junior, dicendo: “ Non ti lascerò più, trent’anni sono passati e oggi ti chiedo scusa”. Poi ha anche citato papà “Chitoro” e mamma “Donna Tota” – la più grande – ha detto. E in tutto questo crescendo di sentimenti ed emozioni, c’è stato anche un momento rivolto a Papa Francesco: “Mi ha riavvicinato alla Chiesa. Ci siamo incontrati e gli ho detto che in Vaticano non serve una banca. Anche lui è d’accordo con me.” Storie di vita di un personaggio unico che ha sempre fatto parlare di sé, del suo essere il più grande calciatore al mondo e del suo essere personaggio sostanzialmente fragile per non aver saputo reggere all’abissale divario che c’è stato tra il suo passato di ragazzo proveniente da una famiglia povera, allo scintillio di uno sfarzo economico e sociale che ha sconvolto la sua vita privata. Storie che fanno pensare e che riconducono alla riflessione che forse, nella vita, la notorietà e il denaro non sono proprio tutto, se non hai un equilibrio interiore capace di sorreggerti.

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