Le aggressioni verbali sui social, cosa ne pensano i ragazzi

Le aggressioni verbali sui social, cosa ne pensano i ragazzi

Per 8 ragazzi su 10 non è grave insultare, ridicolizzare o rivolgere frasi aggressive sui social, inoltre, le aggressioni verbali non sono gravi perché non vi è violenza fisica. 7 su 10 dichiarano che gli insulti riguardano l’aspetto fisico, l’abbigliamento, i comportamenti e che la vittima non avrà alcuna conseguenza dagli attacchi. Per 7 su 10 non è grave pubblicare immagini non autorizzate che ritraggono la vittima.

Al via il progetto “Giovani ambasciatori contro il bullismo e il cyberbullismo per un web sicuro”. MOIGE e Polizia di Stato, insieme a Fondazione Vodafone Italia e Trend Micro per un uso responsabile della rete. Milly Carlucci madrina dell’iniziativa

Roma, 6 febbraio 2017 – Per il Safer Internet Day, è stato presentato stamattina presso il Ministero dell’Interno – Dipartimento della Pubblica sicurezza, “Giovani ambasciatori contro il bullismo e il cyberbullismo per un web sicuro, il nuovo progetto promosso dal MOIGE – Movimento Italiano Genitori e dalla Polizia di Stato, in collaborazione con Fondazione Vodafone Italia e Trend Micro.

Durante la conferenza di lancio dell’iniziativa sono stati illustrati i dati e le attività svolte dalla Polizia Postale e presentati i primi risultati dell’indagine in corso sul cyberbullismo curati dall’Università La Sapienza di Roma

DATI POLIZIA

2016

Stalking

Diffamazione

on-line

Ingiurie

Minacce

Molestie

Furto di

identità digitale

su social network

Diffusione di materiale pedopornografico

Totale

*Casi trattati

8

42

88

70

27

235

**Minori denunciati all’A.G.

1

11

6

3

10

31

*per “casi trattati” si intendono il numero delle denunce dove i minori sono vittime di reato.

**per “minori denunciati all’A.G.”, si fa riferimento ai minori che si sono resi responsabili delle fattispecie di reato indicate nella tabella.

DATI INDAGINE

In conferenza sono stati anticipati alcuni dati della indagine sul cyberbullismo, attualmente in corso, coordinata dalla prof.ssa Anna Maria Giannini, con metodologia integrata: questionari self-report e Focus Group. La

particolarità della ricerca riguarda l’esplorazione del mondo di significati che si cela dietro alle condotte di aggressione e bullismo in rete. I dati emersi consentono di comprendere quali motivi si celano dietro le condotte aggressive, quali spiegazioni l’aggressione o il bullo si dà per attenuare o escludere ogni personale responsabilità. E ancora: come viene percepita la vittima? Come le conseguenze di atti persecutori? Quale valore si attribuisce anche all’insulto, alla ridicolizzazione, all’esposizione di immagini svilenti? Si riconosco azioni lesive come illegali? Dai Focus Group emerge l’immagine di ragazzi molto poco consapevoli delle regole della rete, degli effetti di comportamenti aggressivi, dell’impatto sulla vittima, di quanti possono accedere e per quanto tempo a tali materiali.

Dalla ricerca condotta su 1.500 ragazzi delle Scuole Secondarie di primo e secondo grado emerge un generale atteggiamento di sottovalutazione degli effetti dei comportamenti in rete.

L’82% non considera grave insultare, ridicolizzare o rivolgere frasi aggressive sui social. L’86% ritiene che le conseguenze per la vittima non siano gravi e che, considerato che non si dà luogo a violenza fisica diretta, l’atto aggressivo verbale può essere considerato non grave e irrilevanti

Il 76% dichiara che insulti o frasi aggressive riguardano l’aspetto fisico, l’abbigliamento, i comportamenti.

Il 71% dichiara che la vittima non avrà alcuna conseguenza dagli attacchi. Il 68% dichiara che non è grave pubblicare immagini, senza autorizzazione, che ritraggono la vittima. Gli insulti ripetuti o la pubblicazione di immagini lesive sono ritenuti leciti perché ritenuti circoscritti ad un ristretto numero di persone che ne avrebbero accesso.

I temi sui quali le condotte aggressive si concentrano riguardano: l’aspetto fisico, comportamenti di chiusura, di timidezza, elementi di non aggregazione a gruppi forti, l’abbigliamento, la scarsa disinvoltura, la carenza di coraggio, la non propensione verso le trasgressioni, aspetti che riguardano la religione, condotte aderenti alle regole, dipendenza da genitori, il “mostrarsi paurosi”. Inoltre: le condotte definite ” da bambino”, non aderenti ad un modello di giovane “Smart” sono particolarmente ridicolizzate. I meccanismi dell’aggressione in rete evidenziano la particolare insistenza ed il compiacimento nell’esporre la vittima, accanto ad una assenza di empatia e di incapacità di percepire conseguenze ed effetti: sembra che il mondo virtuale si configuri come caratterizzato dalla possibilità di conferire liceità ad ogni comportamento.

LE DICHIARAZIONI

Internet rappresenta prima di tutto una grande opportunità, ma va utilizzato in maniera responsabile per prevenire i possibili rischi e pericoli. La Polizia di Stato è ormai da anni impegnata su questo fronte ritenendo che iniziative come quella odierna siano occasioni importanti per diffondere la cultura della sicurezza, insieme alla scuola e alle famiglie, coinvolgendo allo stesso tempo anche importanti Aziende del settore per fare sinergia verso un unico obiettivo, fare in modo che i giovani imparino a navigare con prudenza e consapevolezza nel web” – ha dichiarato Roberto Sgalla, Direttore Centrale delle Specialità della Polizia di Stato.

E’ necessario però saper utilizzare correttamente Internet, ed in modo speciale i social network, che sono la via principale attraverso la quale si sviluppano gli episodi di cyberbullismo spesso con gravi conseguenze. E’ nostro dovere dunque continuare a parlare di bullismo e cyberbullismo perchè accrescendo le conoscenze sul fenomeno si contribuisca a combatterlo”. Così Maria Rita Munizzi, Presidente nazionale MOIGE – Movimento Italiano Genitori.

Sosteniamo con convinzione il progetto del MOIGE “Giovani ambasciatori contro il cyberbullismo e il cyberbullismo per un web sicuro” per contrastare il dilagante fenomeno del bullismo, sia online che offline, attraverso strumenti di formazione sui pericoli che possono derivare da un utilizzo poco consapevole o scorretto delle tecnologie” – commenta Leone Vitali, della direzione Public Associations and Sustainability Vodafone, Vodafone Italia”.

La protezione ed educazione dei minori è un aspetto fondamentale poiché da un lato aiuta a tutelarli dai rischi che un utilizzo scorretto e inconsapevole del web può comportare, dall’altro permette di formare i cittadini digitali del futuro” ha dichiarato Carla Targa, Marketing & Communications Manager Trend Micro Italia. “Per questo motivo Trend Micro continua a sostenere il MOIGE. Essere una multinazionale di sicurezza informatica non significa solamente produrre e vendere software, ma anche educare e fornire gli strumenti

tecnologici adatti per rendere il web e le sue varie declinazioni un luogo sicuro”.

I nuovi media aiutano i nostri ragazzi, per la loro crescita personale e formativa. L’accesso a queste tecnologie è un

diritto che dovrebbe essere garantito a tutti loro, d‘altro canto è fondamentale fornire a noi genitori gli strumenti più efficaci per affiancarli e prevenire i rischi che provengono da un utilizzo scorretto del web. Sono convinta che oggi più che mai si rend​a​ necessaria la collaborazione tra istituzioni, scuola, aziende e famiglia per essere sempre più consapevoli di questa ​grande ​responsabilità””. Così Milly Carlucci, madrina dell’iniziativa.

IL PROGETTO

Coinvolgerà 40.405 studenti e più di 80.000 tra docenti e genitori, presenti in 114 scuole medie di 15 regioni. Attraverso la metodologia del peer to peer, con attività educational interattive, materiali didattici e open day sarà promossa una maggiore consapevolezza delle problematiche legate all’utilizzo improprio del web. L’azione di sensibilizzazione e di prevenzione si realizzerà attraverso interventi formativi e informativi: tra cui piattaforma educativa, kit didattico, App. Per le segnalazioni sul fenomeno sempre attivo anche il numero verde 800.93.70.70 cui risponde la nostra task di esperti.

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