Quando le parole pesano come macigni

Quando le parole pesano come macigni

Salvino Cavallaro –L’Inter non sa perdere, eppure dovrebbe essere abituata”. Quando pensi di avere ascoltato questa frase al bar dello sport, fai mente locale e ti accorgi che a dire queste parole è stato il presidente della Exor, la holding proprietaria della Juventus. 41 anni, presidente della Fiat Chrysler Automobiles, della FCA Italy, della Giovanni Agnelli B.V. e di Italiana Editrice, John Elkann scivola sulla classica buccia di banana. Pensiamo che, pur parlando di faziosità pallonara e di derby d’Italia al veleno, tutto abbia un limite. Soprattutto in considerazione del fatto che certe frasi dette da chi è a capo di alte cariche di aziende private, pesano come fossero macigni carichi d’irresponsabilità. Affermazioni che forse ti aspetti dal tifoso comune, il quale è sempre alle prese con l’odio sportivo derivante dagli storici veleni accumulati nel tempo. Ma quando a parlare è un alto esponente dell’imprenditoria, sia pure con chiaro intento di difendere l’immagine della squadra di calcio per cui fa il tifo ed è parte in causa per interessi d’azienda, ebbene, sarebbe opportuno mettere in moto il cervello prima ancora dell’istinto. Senza volere entrare nel merito della questione nata dopo la partita Juventus – Inter, in cui i nerazzurri si sono scagliati contro l’arbitro Rizzoli per alcuni torti (che a detta loro sono stati subiti), vogliamo mettere in evidenza la pericolosità che si può manifestare sui tifosi, a seguito di dichiarazioni talora irresponsabili che vengono ufficializzati dall’una e dall’altra parte. Un ping pong rischioso e temibile per gli strascichi che può avere sulle opposte tifoserie già intrise di odio e veleni insanabili. Qui non c’entra più l’antagonismo e il sano sfottò di un calcio che ci appare anche stuzzicante sotto l’aspetto di un insostituibile gusto al sapor di sale e pepe. Qui c’entra la ratio di una passione calcistica che non può oltrepassare i limiti della responsabilità di affermazioni dette consciamente o no, che possono fomentare pericolosi atti di guerriglia tra opposte fazioni. E’ il senso di una logica carente sotto l’aspetto della comunicazione, quando questa dovrebbe essere curata con lo stile di chi ha sempre professato classe inconfondibile, ma che invece scade di colpo nell’insostenibile bassezza dei suoi contenuti. Sì, perché tutto ciò diventa pura provocazione dell’una e dall’altra parte. Tu perché sostieni che sono protetto dal sistema e da un Potere occulto. E tu perché ribatti colpo su colpo proteggendo pubblicamente la tua immagine, tutelandoti attraverso frasi inopportune e pericolose. Il calcio non è guerra. Il calcio è passione. Ognuno si faccia pure le proprie ragioni, non per partito preso ma con cognizione di causa. Allora, forse, potremmo gustare un pallone che sa di sale e pepe, senza il pericolo di violenze.

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