Sprazzi di Carnevale, tra piccole schegge di riflessione

Sprazzi di Carnevale, tra piccole schegge di riflessione

Salvino Cavallaro – Tempo di carnevale, di travestimenti, di carri allegorici e di feste in piazza. Stelle filanti e coriandoli multicolori che sprigionano la voglia di lasciarsi andare spensieratamente al folklore. Ciascuno con il suo vanto, con la propria storia legata ad una tradizione che nasce dalla notte dei tempi e che ancora oggi ha un suo significato ben preciso. Da Venezia a Viareggio, da Putignano ad Acireale, da Fano, a Milano, Torino, Ivrea, Aosta, Madonna di Campiglio, ogni città e regione d’Italia si fregia del suo carnevale. Una festa che si celebra nei Paesi di tradizione cattolica, dove l’elemento distintivo è il mascheramento. Un qualcosa che nasce forse dal profondo dell’anima, dove l’inconscio di mutare la propria faccia nasconde l’apparente futilità di cambiare la propria immagine per scherzare, per ridere, per non prendersi troppo sul serio. E non è un caso che i maggiori festeggiamenti avvengano il giovedì e il martedì grasso, ossia l’ultimo giovedì e Martedì prima della Quaresima, visto che il mercoledì è il giorno delle ceneri. Uno stretto legame tra paganesimo e fede cattolica. Dove finisce uno, comincia l’altro. E allora il carnevale sembra proprio l’appuntamento dello sfogo di ilarità, per poi inabissarsi in quella Quaresima che resta l’elemento principe della Fede Cattolico – Cristiana. Ma che senso ha ancora oggi festeggiare il carnevale? Qual è il significato di ingannare se stessi e gli altri? Domande che ci poniamo per riflettere su una festa che, pur non essendo considerata tra le più importanti, ha ancora una sua valenza ben precisa. Già, perché il carnevale è un momento di sospensione, una sorta di parentesi del tempo ordinario che al di là della sua etimologia, sembra quasi un rifugio dai problemi del nostro quotidiano. Un po’ come desiderare di evadere con la mente il nostro quotidiano, acclamando Arlecchino, Pulcinella o assistendo al passaggio di coloratissimi carri allegorici che sono la sfilata di personaggi contemporanei presentati in maniera satirica. Ma c’è anche chi, mentre assiste tra la folla che impazza, che rumoreggia, che si traveste e ostenta allegria, non riesce a staccarsi dalle proprie fragilità, anche se abbozza un amaro sorriso. E’ l’uomo, è la persona che perde la voglia di quella banalità che non è più terapeutica, che non ha più la forza di far dimenticare gli insanabili problemi sociali fatti di piccole grandi cose perdute. Ma poi, voltando lo sguardo altrove, ci si accorge che forse questo carnevale è bene festeggiarlo attraverso il suo vero significato, perché diventa un appiglio al pensiero che, comunque sia, la vita è bello viverla in tutta la sua accezione. Ridere e piangere fanno parte della nostra esistenza. In fondo il carnevale, altro non è che la commedia della vita. Ti travesti, indossi la maschera, il costume, le scarpe colorate, e agli occhi degli altri appari diverso. Ma dietro quel travestimento ci sei tu, con l’allegria e la malinconia dei giorni che passano.

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