Agrigento, fermo giudiziario a carico di tre nigeriani sbarcati a Lampedusa lo scorso 16 aprile

Agrigento, fermo giudiziario a carico di tre nigeriani sbarcati a Lampedusa lo scorso 16 aprile

La POLIZIA DI STATO di Agrigento, ieri 10 maggio 2017, ha eseguito un provvedimento di fermo di indiziato di delitto emesso dalla Procura Distrettuale Antimafia di Palermo, guidata da Francesco LO VOI, a carico di NNODUM Godwin, (cl. 75), OGHIATOR Bright, (cl. 89) e UZOR Goodness, (cl. 93), tre nigeriani sbarcati a Lampedusa lo scorso 16 aprile.

La SQUADRA MOBILE di AGRIGENTO, diretta da Giovanni MINARDI ha eseguito il provvedimento nel quale, a vario titolo,  si contestano ai tre nigeriani, gravissimi crimini quali associazione per delinquere finalizzata alla tratta ed al traffico di esseri umani, sequestro di persona a scopo di estorsione, violenza sessuale, omicidio, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Reati aggravati dalla transnazionalità del reato, dalla disponibilità di armi, dal numero di associati superiore a dieci, dall’aver agito per futili motivi, dall’aver adoperato sevizie ed agito con crudeltà, dall’aver cagionato la morte in conseguenza di altro reato.

Le complesse indagini della Procura palermitana, sono state coordinate dal Pubblico Ministero Calogero FERRARA. In particolare, i Pubblici Ministeri Claudio CAMILLERI, Renza CESCON e Gaspare SPEDALE hanno sviluppato l’articolata attività investigativa emergente dalle dichiarazioni di alcuni migranti, rese presso l’Hot Spot di Lampedusa, i quali hanno riconosciuto nei tre nigeriani, i soggetti che si erano resi protagonisti dei crimini loro contestati.

Il personale della Squadra Mobile, coordinata da vice Dirigente Vincenzo DI PIAZZA, ha sviluppato una certosina attività investigativa tra Lampedusa ed Agrigento, riuscendo a raccogliere tra i migranti, diverse testimonianze ritenute attendibili, concordanti e puntuali, secondo le quali i soggetti fermati sarebbero stati dei carcerieri  presso una ex base militare, definita “Casa Bianca”, sita nei pressi di Sabratah.

Tra le dichiarazioni raccolte, si evidenziano alcuni passaggi che testimoniano la gravità degli accadimenti per i quali si procede:

“il giovane africano, da me sopra indicato, quale autore, unitamente al libico *** dell’omicidio ai danni di mio fratello ***. Egli si è reso responsabile, altresì, di violenze anche sulla mia persona”

“Tali africani, armati di fucile e vestiti in abiti civili, erano spregiudicati. Picchiavano brutalmente e senza alcun motivo i migranti. Personalmente sono rimasto vittima, in più occasioni, delle loro inaudite crudeltà. Una volta mi hanno legato le gambe e poi mi hanno picchiato ripetutamente, con un bastone, nella pianta dei piedi, procurandomi delle profonde lesioni e una frattura, tanto da impedirmi nella deambulazione per circa tre mesi”.

“In un’altra occasione, sempre gli stessi africani, mentre io ero intento a parlare con uno di loro, un ragazzo gambiano di nome ***, un nigeriano, su ordine di un libico, mi ha versato della benzina addosso e poi mi hanno dato fuoco”.

“mio fratello, al rifiuto di potersi lavare per via di un problema alla pelle, è stato vittima delle violenze patite da parte di un giovane africano, che ho poi rivisto all’interno di questo centro di accoglienza”  …..  “dopo tre giorni, a causa delle tremende ferite riportate su tutto il corpo, mio fratello *** moriva. Era il 1° novembre 2016”.

“alcuni membri di quella organizzazione criminali, ragazzi africani, hanno picchiato fino alla morte almeno 5 migranti, tutti maschi. Ricordo che uno di questi è morto subito poiché è stato sparato, mentre gli altri quattro migranti sono stati picchiati brutalmente con il calcio dei fucili che li ha ridotti in fin di vita, in quanto morivano, a causa delle ferite riportate, dopo 2-3 giorni”.

Dopo le formalità di rito, i predetti sono stati associati presso la Casa Circondariale di Agrigento a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

 

 

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