La festa della mamma racconta la storia della vita

La festa della mamma racconta la storia della vita

Salvino Cavallaro – La festa della mamma. Se vista sotto il profilo commerciale diventa qualcosa di banale, di squallido, di insignificante. Ma la festa della mamma non è soltanto una ricorrenza civile, diffusa in tutto il mondo e celebrata in onore di una figura insostituibile perché ci ha dato la vita. La mamma per ognuno di noi è qualcosa di particolare, è un cordone ombelicale che non si è mai reciso, è un qualcosa che ti accompagna tutta la vita fino all’ultimo dei tuoi giorni. Una sorta di pensiero fisso cui ricorrere sempre per avere buoni consigli, sentirti riparato, protetto e sicuro; ed è l’unica persona al mondo che non ti tradirà mai. E come potrebbe mai farlo, dopo averti portato in grembo per nove mesi e poi aver sofferto i dolori del parto? No, troppo carezzevole la figura della mamma che ti dà la vita e poi ti nutre con il latte del suo seno che è calore e amore, oltreché insostituibile pasto dalle grandi difese immunitarie. La mamma è la mamma. Ognuno di noi può raccontare la propria storia legata a questa insostituibile figura della nostra vita. La ricordiamo giovane e bella, ma anche con i capelli bianchi, fragile e indifesa. Ma per lei non muta l’amore, la tenerezza che prima aveva per noi quando siamo nati, e che poi abbiamo riposto in lei quando siamo diventati adulti. Io che mi occupo di calcio, che scrivo di questo mondo e dei suoi personaggi, sono stato attratto da una risposta che Claudio Ranieri, ex allenatore del Leicester (che due anni fa vinse il campionato inglese per la prima volta nella sua storia), diede ai giornalisti in sede di conferenza stampa. A chi gli ha chiesto: Signor Ranieri, dove andrà a festeggiare questa bellissima vittoria? – “Prenderò il primo aereo per andare a trovare mia madre che ha 96 anni e festeggerò assieme a lei. Per me sarà bellissimo”. Ecco, la mamma che non dimentichi mai, che si ripete in ogni manifestazione della propria vita e con la quale desideri condividere tutto. La gioia come il dolore, i sentimenti più forti e le emozioni che hai voglia di esternare con chi sei legato per sempre. La mamma, dunque, è la figura che ciascuno di noi ha come prezioso patrimonio che è stato regalato dalla vita fin dal momento in cui siamo nati. Poi, ognuno scriva la propria storia. Chi la mamma ce l’ha ancora e chi mestamente la ricorda com’era attraverso i momenti, gli attimi vissuti insieme, i palpiti che si sono susseguiti fino al distacco della sua morte. La mia mamma non c’è più, e per questa ragione qualche anno fa decisi di dedicarle questo mio pensiero che pubblico di seguito, per ricordarla in questa ricorrenza.

Mia madre Angelina

Sono stato la tua iniziale delusione, cara mamma. Dopo la nascita dei miei due fratelli Umberto e Franco, speravi con tutto il tuo cuore di avere una “fimmina”. Avevi già deciso che avrei dovuto chiamarmi Maria, e così con l’uncinetto e la lana color rosa sferruzzavi con buona lena per preparare il mio corredo di nascituro. Tutto ti dava la certezza che io fossi “fimmina” e seppur a quel tempo le ecografie significavano fantascienza, ti sei fidata ciecamente della tua ostetrica, la quale vedendo la forma del tuo pancione, ti assicurò che il tuo sogno si sarebbe sicuramente avverato. Erano le ore 10,00 di un freddo 7 Dicembre, la giornata si presentava tipicamente invernale, ed in quella camera della nostra casa di Milazzo che si affacciava sul mare in burrasca, nascevo io. Appena mi hai visto sei stata assalita da un profondo sconforto, perché tanta e così cocente era stata la delusione di avere dato alla luce per la terza volta ancora un “masculu”. E non è valsa neanche la certezza che io fossi vivo, che tutto era andato bene e che io non fossi affetto da alcuna malformazione di sorta. La nonna che ti era accanto e che con amorevolezza asciugava le tue lacrime, frutto della tua delusione, ti consolava dicendo: “ Non disperare Angelina, perché vedrai che questo bimbo sarà il bastone della tua vecchiaia”. Così è stato cara mamma, perché ripenso agli anni che ti sono stato accanto, fin da quando una lunga malattia ti ha spento lentamente come un vecchio lume il cui petrolio sta per finire. Mi hai voluto bene ed anch’io te ne ho voluto fino all’ultimo giorno della tua vita in cui tu, ormai priva di forze, mi parlavi con lo sguardo. Io ti rispondevo con i miei occhi per non disturbare il tuo assopirti, e quando mi stringevi forte la mano, mi facevi capire che avevi intuito ciò che volevo dirti. Con l’affetto che solo un figlio può avere per la propria mamma ho imparato anche a fare l’infermiere, a curarti le piaghe e farti anche le iniezioni. Non so come ho fatto, ma ho imparato che nella vita quando si mette il cuore, ogni cosa è possibile. E intanto penso che mi manchi tanto e che pur con l’orgoglio di essere “masculu”, se tu fossi ancora qui con me ti chiederei scusa, se in quel lontano 7 Dicembre è nato Salvino e non Maria. Ti voglio bene mamma!

Salvino

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