La serenità perduta

La serenità perduta

Salvino Cavallaro – Quanti di noi la pensano così. Quanti di noi accendono la televisione, il computer, si sintonizzano sui social network, leggono i giornali, aprono lo smartphone e seguono le notizie in tempo reale. Ma la notizia principale è sempre la stessa: il terrorismo che uccide in maniera subdola, vigliacca, che si incunea tra la folla di innocenti e uccide senza alcuna pietà. E così subentra la paura di vivere, la fobia di trovarsi in luoghi affollati o più semplicemente in posti in cui tranquillamente stai passeggiando sul lungomare o tra i marciapiedi che invogliano a guardare le vetrine. In fondo, pensi, io non ho nulla da temere, non ho fatto male a nessuno. Ma sai purtroppo che non è così, perché il terrorismo in maniera beffarda scherza e ride prima di ogni strage, gioca da sempre le sue carte facendo risaltare la notizia che deve essere cruda, la più sensazionale che il male possa intendere. E allora qual è il modo migliore se non creare il panico sulla folla che nulla può se non il legittimo desiderio di vivere? Il terrorismo islamista nasce come forma religiosa praticata da diversi gruppi fondamentalisti musulmani per raggiungere vari obiettivi politici in nome della loro religione. E la guerra subdola si fa sempre più insistente contro quell’Occidente che conta il maggior numero di cattolici cristiani. Ma che senso ha tutto questo, che un significato non ha? E le azioni poste in essere da tali gruppi di terroristi islamici, rappresentano secondo la loro ideologia un tentativo di creare una società perfetta ma utopistica, in quanto modellata secondo i dettami del Corano che non accetta le ingiustizie sociali, politiche ed economiche attribuite dall’Islam al mondo occidentale i cui governanti sarebbero propensi al Cristianesimo e quindi nemici del mondo islamico. E’ il sensazionalismo che sa di utopia, quasi fosse un’allergia verso l’Occidente a prescindere da ogni cosa, verso un avversario che avrebbe il torto di avere secolarizzato anni di supremazia verso l’Oriente e la sua cultura. Ed ecco l’assurda motivazione di combattere, di uccidere in maniera cruda la gente. Bambini, vecchi, uomini e donne. Non importa, è l’Occidente nemico e quindi bisogna distruggere. E allora, come si fa a evitare la paura del terrorismo? Tanti psicologi e sociologi si sono avventurati dal punto di vista scientifico a prodigare consigli, dettando metodi per combattere l’ansiogeno modo di assistere ai telegiornali e alle notizie divulgate in tutto il mondo in tempo reale. Ma non è facile per ognuno di noi liberarsi della psicosi di ciò che è occulto, nascosto dietro l’angolo e che può rappresentare la fine di tutto. E’ la serenità che abbiamo perduto, il senso logico di vivere la vita in tutta la sua bellezza, senza abbandonarsi a timori che possano colpire la voglia di esistere. E’ una guerra maledetta, quella che ci fa l’Isis, lo sappiamo. Ma, anche se ne siamo coscienti, non è facile controllare le emozioni dando spazio alla razionalità. La vita è una sola, ed è il regalo più bello che ci ha dato nostra madre. Un patrimonio di immenso valore che vorremmo non sciupare, dandoci inconsapevolmente in pasto a chi è accecato da folli ideologie utopistiche che fanno capo al male e che non possono superare la voglia e il valore di vivere serenamente, rispettandoci l’un l’altro.

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