“L’estate fredda” di Gianrico Carofiglio, tra immaginazione e realtà

“L’estate fredda” di Gianrico Carofiglio, tra immaginazione e realtà

Gianrico Carofiglio —

Salvino Cavallaro – Quando la letteratura riesce a trasportarti tra fatti realmente accaduti e immaginazioni che ben si mescolano tra loro, vuol dire che l’autore ha raggiunto il massimo risultato. Gianrico Carofiglio, ex pubblico ministero antimafia e oggi autore di romanzi, racconti e saggi che sono stati tradotti in tutto il mondo, con il suo romanzo “L’estate fredda” edito da Einaudi, ci accompagna nell’epopea sanguinosa di una mafia stracciona e letale. Una storia dal ritmo perfetto in cui Gianrico Carofiglio combina fatti realmente accaduti e personaggi memorabili attraverso una travolgente invenzione narrativa. E’ scorrevole il suo racconto, anche se in alcuni punti delle difficili tematiche affrontate, può sembrare di soffermarsi in maniera quasi maniacale e rigida su articoli e testi di giurisprudenza che fanno parte dell’interrogatorio davanti al Pubblico Ministero. Il racconto è ambientato a Bari tra maggio e luglio del 1992. Qui, come in altri luoghi d’Italia sono giorni di fuoco, tra agguati, uccisioni e casi di lupara bianca. Storie di famiglie mafiose che spesso fanno la guerra tra loro, per sgarri ricevuti o per non avere mantenuto fedelmente i patti concordati fin dall’inizio. Quando arriva la notizia che un bambino, figlio di un capo clan è stato rapito, il maresciallo dei carabinieri Pietro Fenoglio (personaggio principale del racconto) capisce che il punto di non ritorno è stato raggiunto. Da qui in avanti potrebbe accadere qualsiasi cosa. Infatti, inaspettatamente, il giovane boss che ha scatenato la guerra tra clan e che tutti sospettano del sequestro, decide di collaborare con la giustizia. Nella lunga e minuziosa confessione davanti al magistrato, l’uomo ripercorre la propria avventura criminale in un racconto ipnotico animato da una forza viva e diabolica, quasi a volersi ripulire la coscienza dei gravi fatti commessi. Ma tutte queste dichiarazioni lucide e minuziose non serviranno a far luce sulla scomparsa del bambino. Per scoprire la verità il maresciallo Fenoglio deve inoltrarsi in quel territorio ambiguo, dove è più difficile distinguere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Sono i dubbi che accompagnano il lettore durante il volgere delle pagine e dei tanti capitoli che formano le 340 pagine del libro di Gianrico Carofiglio. Gli stessi dubbi, gli stessi interrogativi che assalgono il maresciallo Fenoglio, alle prese com’è nello scoprire una verità spesso sfuggevole. Ambientato al tempo delle stragi di Palermo, che si riflettono anche se marginalmente sullo sfondo del racconto, “L’estate fredda” fa riflettere sulle brutture e le tante paure che assalgono la natura umana, regalandoci però un protagonista di straordinaria e commovente dignità. E così, dopo tanto attendere, cercare e arrovellarsi tra personaggi ambigui e losche figure, c’è un inatteso finale che illumina la speranza. Dunque, un libro il cui stile letterario assume il tratto inconfutabile di un autore che dà l’impronta della professione esercitata per lunghi anni della sua vita.

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