Enrico Lo Verso, “Reciterò Pirandello ancora per dieci anni”

Enrico Lo Verso, “Reciterò Pirandello ancora per dieci anni”

Salvino Cavallaro – Un attore italiano di cui tutti andiamo orgogliosi per avere esportato oltre confine la nostra arte. Un talento puro, intenso ed espressivo nei suoi tratti somatici, un personaggio fine e brillante. Figlio di un ingegnere e di una insegnante, Enrico Lo Verso è nato a Palermo il 18-01-1964. Da giovanissimo ha frequentato diversi corsi di teatro, fino ad approdare al Centro Sperimentale di Cinematografia e all’Istituto Nazionale del Dramma Antico. Grazie a questi studi, Lo Verso inizia a recitare in diverse produzioni teatrali, finché debutta nel 1988 al cinema con una piccola parte nel film “Atto di dolore” a cui segue un ruolo di maggiore importanza l’anno seguente in “Ragazzi nervosi” di Anselmo Sebastiani, ed altre piccole parti in film come “Nulla ci può fermare” e “Donna d’onore”. Da allora molte altre esperienze cinematografiche sono state fatte da Enrico Lo Verso. Ma la vera svolta alla notorietà nazionale gli viene data dall’interpretazione del carabiniere Antonio nel celebre film ”Il ladro di bambini” diretto da Gianni Amelio, il quale fu subito colpito dalla bravura dell’attore siciliano. Dagli anni duemila, Lo Verso ha diviso la propria carriera di attore fra televisione e cinema. In Tv lo abbiamo apprezzato nella serie di “Centovetrine”, poi nella seconda stagione de “Il giovane Montalbano”, nella sesta stagione di “Provaci ancora Prof”, ed in tanti altri appuntamenti del piccolo schermo. Oggi, grazie all’invito di Linguadoc Communication e di Giulio Graglia, Direttore Artistico del Festival Nazionale Luigi Pirandello, Enrico Lo Verso si trova al Teatro Gobetti di Torino, impegnato nella recita di “Uno, nessuno, centomila” con la regia di Alessandra Pizzi. Un omaggio al grande drammaturgo e Premio Nobel siciliano in occasione del 150esimo anno della sua nascita. Un unico testo narrativo per interpretazioni sempre diverse, affidate al racconto di Enrico Lo Verso che mette in scena un contemporaneo Vitangelo Moscarda, l’uomo senza tempo creato da Pirandello. Grande successo di pubblico ha riscosso in tutta Italia questo spettacolo che attraverso l’adattamento, la regia di Alessandra Pizzi e l’impareggiabile recitazione di Enrico Lo Verso, ha saputo entusiasmare per la realizzazione teatrale di un testo che ancora oggi, come cento anni fa quando è stato creato, tende alla partecipazione di massa a vantaggio della specificità dell’individuo. Ma per conoscere meglio l’attore di questo fantastico spettacolo che ci fa riflettere sul significato e l’importanza di essere sempre se stessi dentro la propria bellezza, ci siamo avvalsi di questa piacevole intervista a Enrico Lo Verso nel tentativo di conoscere meglio l’uomo oltre che l’attore, attraverso il suo percorso di vita professionale e umano. E mentre nella platea del teatro Gobetti le strette di mano, i baci e gli abbracci del pubblico torinese formano capannelli di dilagante affetto verso il popolare attore siciliano, noi cerchiamo un angolo appartato per procedere alla nostra intervista.

Enrico Lo Verso, lei è figlio di un ingegnere e di una insegnante. Quale influenza hanno avuto sulla sua formazione professionale?

Non ho un’idea ben precisa in merito, diciamo che sono i caratteri che poi ti plasmano e quindi penso di avere ereditato da mio padre il sangue freddo e una certa razionalità nell’affrontare le cose, mentre da mia madre ho avuto il lascito di un grandissimo temperamento artistico legato alla sua famiglia”.

Palermo è la città in cui è nato. Da quale rapporto è legato alla sua terra di Sicilia?

Nonostante sia nato a Palermo non ho mai abitato in questa città. Per raccontare il mio rapporto con la Sicilia posso citare un’intervista che ho fatto nel 2003 in occasione della presentazione del calendario Pirelli, in cui mi chiedevano quanto tempo c’è voluto a fare una fotografia davanti alla colonna greca. Ricordo che di istinto risposi tremila anni, perché quello è il mio background e la cosa con cui sono cresciuto”.

Lei nasce come attore di teatro, ma la vera popolarità iniziale le è stata data dal cinema e poi dalla televisione. Per un attore, quali sono le differenze sostanziali tra teatro, cinema e televisione?

Per un attore vero non c’è alcuna differenza, perché l’unica cosa che cambia è il mezzo che si usa Quando lavori per il cinema puoi usare tanti obiettivi diversi, in teatro ne usi uno o forse due e in televisione mediamente due”.

Dopo una lunga carriera, ecco l’incontro fortunato con la regista Alessandra Pizzi che le propone di recitare la parte di Vitangelo Moscarda in “Uno, nessuno, centomila” di Luigi Pirandello. Qual è stato il suo primo pensiero?

Di dire no, così come ho fatto negli ultimi dieci anni a tutti quelli che mi proponevano spettacoli in teatro. Poi, per mia curiosità, le ho chiesto esattamente cosa avesse in mente e così ho scoperto che aveva la stessa voglia di giocare, di rischiare, di osare che ho io e che mediamente non trovo nelle varie produzioni teatrali italiane. Così ho subito accettato con entusiasmo, perché mi è sembrato doveroso affrontare i rischi di uno spettacolo come questo. Adesso sono molto felice di avere detto sì e di affrontare ogni sera questo spettacolo”.

La sua estrazione siciliana l’ha agevolata nell’entrare meglio in questo personaggio così sorprendentemente attuale, nonostante siano trascorsi oltre 100 anni dalla creazione pirandelliana?

Sicuramente mi ha agevolato, ma non solo per un fatto esteriore di modo di recitare ma proprio per la comprensione della filosofia che c’è dietro la struttura del pensiero di un siciliano come poteva essere Pirandello”.

In una lettera autobiografica, Luigi Pirandello definì questo suo ultimo romanzo “più amaro di tutti, profondamente umoristico, di scomposizione della vita”. Qual è il suo pensiero in merito?

Che Pirandello non conosceva me, mentre io ho avuto la fortuna di conoscere lui e di conoscere Vitangelo Moscarda che è la sua creatura. E quindi, io che prima vivevo una sorta di amarezza, adesso invece ho l’amicizia e la complicità di Vitangelo Moscarda, mentre il povero Pirandello non ha potuto avere la mia amicizia e la mia complicità, visto che tutti e tre probabilmente subivamo lo stesso pensiero e le stesse riflessioni”.

Dopo il grande successo ottenuto in tutta Italia, adesso si presenta al pubblico torinese nello storico teatro Gobetti. Si sente emozionato?

E’ la prima volta che recito in questo teatro, ed è bellissimo. Devo dire che l’accoglienza e l’affetto del pubblico durante la prima serata della mia recita, mi ha veramente colpito e commosso”.

Cosa ha pensato quando Giulio Graglia, direttore artistico del Festival Nazionale Luigi Pirandello, le ha proposto questa partecipazione?

La proposta diretta è stata fatta alla regista Alessandra Pizzi. Il mio pensiero è stato di entusiasmo nel sapere di ritornare a Torino che è una città che amo profondamente, mentre mi ha accompagnato la speranza che questi due giorni di spettacolo non pregiudichino la possibilità di ritornare a recitare presso un altro palcoscenico del Teatro Stabile di Torino. Sì, perché l’accoglienza che abbiamo ricevuto in queste due serate al Teatro Gobetti, ci fa pensare veramente che a Torino questo spettacolo possa essere molto amato”.

Ma cosa si prova a trovarsi da solo su un palcoscenico, dando tutto se stesso nel cercare l’empatia con il pubblico?

E’ un gioco bellissimo e divertente”.

Per finire, quali sono i suoi programmi futuri dopo questo meraviglioso tuffo nel mare della grande letteratura pirandelliana?

Penso che non ci sarà un dopo ma ci sarà un durante, perché questo spettacolo voglio tenerlo in piedi per altri dieci anni almeno, finché il pubblico non ci separi. E poi, così come avviene di solito nel nostro mestiere, durante le repliche dello spettacolo farò altre cose”.

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