Addio a Paolo Villaggio, ha fatto ridere e riflettere

Addio a Paolo Villaggio, ha fatto ridere e riflettere

Salvino Cavallaro – Aveva 84 anni e soffriva di diabete da molto tempo. Paolo Villaggio era stato ricoverato alla clinica Paideia di Roma a causa di improvvise complicanze della sua malattia portante. Aveva recitato con Fellini, Olmi e Monicelli ottenendo prestigiosi premi. Ma il mondo ricorda Paolo Villaggio per la figura di Ugo Fantozzi, il ragioniere entrato nella cultura popolare rappresentando l’italiano medio. E chi meglio di lui che all’inizio della sua vita lavorativa ha fatto proprio il ragioniere in una azienda di Genova, avrebbe potuto raccontare la vita d’ufficio tra paradossi e malinconiche verità capaci di farci riflettere. Una comicità nuova per il periodo, mai volgare e sempre intelligente, con spunti esilaranti ma concreti di mille verità. “Ciao papà, ora sei libero di volare”, così ha scritto su Facebook Elisabetta, figlia di Paolo Villaggio, che assieme a Pierfrancesco, l’altro figlio dell’attore genovese, ha assistito fino all’ultimo papà. La camera ardente sarà probabilmente allestita in Campidoglio e poi alla Casa del Cinema di Roma ci sarà una cerimonia laica. Gli inizi professionali di Paolo Villaggio vengono ricordati tra il sadico personaggio tedesco professor Kranz e il sottomesso impiegato Fracchia, che stabilì il tratto di una figura adatta a un cinema nazional – popolare. Ma Paolo Villaggio ha rappresentato soprattutto la vera cultura artistica, per avere interpretato ruoli che gli sono valsi premi di assoluto prestigio. Dal David di Donatello conquistato per il migliore attore protagonista del film di Fellini al Leone d’Oro alla carriera nel 1992, al Nastro d’Argento per Il segreto del borgo vecchio e il Pardo d’onore nel 2000 a Locarno. Premi che parlano di una luminosa carriera artistica che non si è fermata solamente al pur rappresentativo ragionier Fantozzi, ma che è continuata in maniera brillante attraverso interpretazioni impegnate che ne hanno sancito la grandezza dell’attore. Il suo sorriso nascondeva spesso una sensibilità particolare, un atteggiamento malinconico ma sempre composto nel parlare della morte come un fatto naturale ma lontano ad arrivare, un qualcosa che sembra sempre molto improbabile a raggiungerti presto. E invece, quando senti vicino il momento, sembra quasi di non avere più voglia di parlarne per scaramanzia, esorcizzandone il significato. Questo era Paolo Villaggio, questo era il ragionier Fantozzi, questo era l’uomo e l’attore che ci ha fatto tanto ridere e riflettere sulla vita, sul lavoro, su una società incline a premiare sempre i primi, lasciando nell’oscurità gli ultimi.

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