La chiesa nell’occhio del ciclone

La chiesa nell’occhio del ciclone

Antonio Dovico – Non mi sorprendono le turbolenze che scuotono la Chiesa. Sono previste dal suo Fondatore e fanno parte del Copione, di cui vogliono ignorare testardamente l’esistenza i grandi intelligenti della terra, poco contrastati, se non addirittura coonestati da alti papaveri del Clero, che proprio la Chiesa non servono. Mi riferisco a quegli ecclesiastici piccoli e grandi che seguono la loro coscienza religiosa, ignorando colpevolmente le direttive del Papa, il quale è un grande Papa, con una grande forza d’animo. È questa – insieme alla fedeltà al Cristo di cui è Vicario – che lo sorregge, in questo obbrobrioso frangente in cui si trova, suo malgrado.

Lui, grande uomo di cultura, prima che grande Papa, ha saputo resistere alla tentazione diabolica di elaborare stupide filosofie umane infarcite di sapienza liberatrice dalla soggezione a un Dio “presunto”, a cui i credenti sacrificherebbero la propria libertà d’azione sulla terra, per avere una ricompensa in un luogo chiamato Paradiso.

Esco dal generico che non soddisfa la curiosità del lettore, e faccio il nome di una grande intelligente che prendo a bersaglio in questo scritto. Si chiama Margherita Hack, grande scienziata astrofisica italiana con molti riconoscimenti a livello mondiale. Considera la Chiesa nemica irriducibile della scienza. Non crede assolutamente a Dio, né all’anima, né all’aldilà. Dice che l’anima è nel nostro cervello. Afferma: “Noi atei crediamo di dover agire secondo coscienza per un principio morale, non perché ci aspettiamo una ricompensa in paradiso”. Dice ancora tante altre cose degne di smantellamento, ma il brodo allungato non ha il sapore di quello concentrato, e il sapore del tema coscienza deve rimanere con tutta la sua intensità.

Dunque, la coscienza

Entità astratta invisibile, la coscienza, al pari dell’anima, ma più fortunata e più popolare della seconda, perché per essa c’è riconoscimento universale. Nessuno la nega, e tutto quello che fanno lo fanno secondo coscienza. La stessa Margherita la mette al primo posto e ne segue i comandi, docilmente.

Ma Hitler, per fare un esempio che piace ai comunisti come la Hack, ha sterminato milioni di esseri umani ubbidendo alla propria coscienza. Anche i “mistici” capi ai vertici delle cupole mafiose, quando decretano una strage per eliminare un nemico interrogano la loro coscienza, insieme ai santini di cui si circondano. Se abbiamo la coscienza che ci guida, che bisogno abbiamo di “crearci” Dio e le diverse divinità dei pagani? L’introduzione nel discorso dei pagani, richiederebbe la trattazione del tema “coscienza morale” che è di altro spessore di quella che invochiamo a giustificazione del nostro pensare e operare. Ma lo spazio si riduce, e debbo concludere.

Ritorno alla Margherita:”Noi atei crediamo di dovere agire secondo coscienza per un principio morale…”. Ma se si dichiara “completamente materialista”, quindi lei stessa è materia, che rapporto ci può essere tra materia e coscienza, dove trova dimora questa? Anche nelle belve della foresta? E se fosse solo appannaggio degli uomini, quanto è efficace per frenare omicidi, stragi genocidi riconosciuti per esecrabili – sempre secondo coscienza – quando compiuti dalla fazione contraria alla nostra? Via, Margherita, non fidarti troppo della tua coscienza.

E non si fidino troppo della coscienza dei fedeli neppure i sacerdoti che hanno abolito la confessione, invitando tutti all’eucaristia senza passare prima per il confessionale. La via per il cielo sarebbe troppo facile, se fosse vero che basta la nostra coscienza per ritenere veniali oppure mortali i nostri peccati. La severità di Gesù soppiantata dalle comode convenienze dei fedeli e dai pastori che hanno smesso di essere tali. E allora, non è ipotizzabile che come minimo gregge e pastori dovremo affrontare un lavacro delle nostre colpe che ci renda degni del paradiso?

Antonio Dovico

29 marzo ’10

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