L’insostenibile stupidità dell’essere

L’insostenibile stupidità dell’essere

Salvino Cavallaro – Sacro e profano. Il bene contro il male. E’ doloroso pensare che la storia non insegni nulla e, come tale, l’essere umano che è il fulcro responsabile di ogni sua azione, colga sempre l’occasione per dimostrare la parte peggiore di sé. I disdicevoli fatti di cronaca di questi ultimi giorni che hanno coinvolto il calcio e le frange del tifo estremista, ci fanno riflettere sulla sfrontatezza di usare la figura di Anna Frank per le banali e misere questioni di antagonismo del tifo calcistico. Periodicamente siamo soliti entrare nel merito di queste storture che sono l’espressione di un tifo (ma sono proprio tifosi, questi) che prende a prestito il calcio per ritornare su temi in cui si rispolverano insulti antisemiti. La storia è iniziata come una vicenda interna del tifo romano. Lazio e Roma condividono lo stesso Stadio Olimpico, dividendo le rispettive tifoserie tra le due curve. Spesso la curva laziale subisce squalifiche per cori razzisti, così alcuni ultras della Lazio hanno deciso di affiggere parecchi adesivi che ritraggono la figura di Anna Frank con la maglia della Roma. Non c’è nulla di banale in questo episodio, che è carico di consapevolezza nel volere disseminare focolai di razzismo e di quell’antisemitismo che ha il significato dell’odio, dell’avversione e della lotta nazista contro gli ebrei. E’ la pagina più amara, dolorosa e aberrante che la storia del genere umano ricordi per ravvedersi e migliorare il futuro del mondo. Shoah e lager nazisti, campi di concentramento e annullamento completo dei più basilari diritti del genere umano, erano i luoghi della morte più atroce. Anna Frank, una ragazzina ebrea che durante la seconda guerra mondiale fu costretta, prima a nascondersi per sfuggire ai nazisti e poi deportata ad Auschwitz assieme alla sua famiglia, scrisse un diario che è la cronaca preziosissima di quei tragici anni che possiamo definire come massima espressione dell’odio razziale. Ebbene, tutto ciò si è riesumato con infida leggerezza, per volere offendere attraverso l’odio, l’opposta tifoseria colpevole di professare idee e fede calcistica diversa dalla propria. No, così non ci siamo. Tutto questo che in apparenza un senso non ha, è invece traducibile a piccoli – grandi – segnali di un pericoloso ritorno all’odio razziale. E intanto il calcio sta lì a guardare, tra i suoi tanti chiari – scuri che si frappongono in un mondo che affascina e delude con regolare andamento. Ma le buzzurre frange del tifo estremista, hanno bisogno di una particolare sensibilizzazione a ciò che è il rispetto di una storia che appartiene anche a loro. Sì, perché tutti noi siamo Anna Frank!

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