COME PREPARARE LE BASI PER UNA DITTATURA. Inconsciamente o volutamente

COME PREPARARE LE BASI PER UNA DITTATURA.  Inconsciamente o volutamente

 

Antonio Dovico –La materia prima sono le parole. Si inizia col rovesciarne il significato. L’opera buona diventa cattiva, e viceversa. Poi si inventa un nemico del popolo (fantasma) da combattere. Il ladro scappa con la refurtiva e grida: “al ladro, al ladro!”. I babbei abboccano, si sguinzagliano per le viuzze e lui se ne va tranquillo. Questa era metafora, ma suggerita dalla realtà. 

Maestri in quest’arte raffinata sono gli ideologi della sinistra italiana, con il solito codazzo di ingenui  che li segue. Sono capaci di creare un clima culturale tale che, ad ogni atto di stupidità, di fanatismo, di imbecillità pura, di autolesionistica infermità mentale, tipo quella del giovane Traini di Macerata, attribuiscono l’aggettivo “fascista”.  Appunto perché l’ ”eroe” Traini rovinava la propria vita col suo gesto inconsulto di sparare contro l’invasore straniero, era facile diagnosticare i suoi disturbi mentali. Ma senza pensarci due volte, i solerti difensori dei deboli, organizzarono per il giorno dopo la marcia antifascista. Voltastomaco irrefrenabile. Che il fascismo ci stava come i cavoli a merenda, ne ho avuto la prova durante la trasmissione di Prima Pagina, su Radio Tre, che inizia alle 7.15 con la lettura dei giornali fino alle 8,00. Segue la conversazione coi lettori. Uno di questi telefonava da Macerata, dichiarandosi amico stretto del Traini. Convalidava pienamente la mia diagnosi a distanza. Evviva lo zelo dei probi antifascisti!

In questi ultimi giorni ha tenuto la scena l’uovo lanciato contro l’atleta italiana di pelle nera, in quel di Torino. Gli Indignati esibiscono quest’altra prova di fascismo schiacciante. I soliti allocchi abboccano. E va bene, si sa, sono allocchi, poveretti. Ma stamattina la verità si affaccia sui giornali. I fascisti non centrano e neppure il razzismo. Si trattava di una goliardata, della quale faceva parte anche il figlio di un consigliere comunista. Ma Gigi Riva – non il famoso goleador che sfondava le reti delle porte avversarie, ma un suo omonimo – ottimo giornalista dell’Espresso, conduttore di Prima Pagina nella settimana in corso. Due giorni fa elencava undici episodi di razzismo certo. Da Notare che nel numero erano compresi i due episodi dei quali ho riferito. Mi basta per dubitare dei restanti nove. L’omonimia tra i due Gigi mi porta irresistibilmente a formulare un pensiero di sapore calcistico. Il primo Gigi Riva infilava spietatamente la palla nella porta avversaria. il secondo è sicuramente un ottimo tiratore nella sua professione, ma qualche volta sbaglia la porta e fa autogol. Salvini  Ringrazia.

Articoli simili

Posta un commento