Francesca, l’amica degli squali. La 28enne biologa marina di Roma tra i primi esperti in Italia, si batte per la salvaguardia del predatore. Un sogno:studiare la cura del cancro con lo squalene

Francesca, l’amica degli squali. La 28enne biologa marina di Roma tra i primi esperti in Italia, si batte per la salvaguardia del predatore. Un sogno:studiare la cura del cancro con lo squalene

Domani terrà a Rapallo la conferenza: ‘Mostro sarai tu! Gli squali’

Una vera e propria missione quella di Francesca Romana Reinero: far conoscere al grande pubblico uno degli animali più affascinanti e antichi, ma che non gode – purtroppo- di una buona fama. Protagonista di storie quasi sempre in negativo è infatti lo squalo, mentre a cercare una chiave di lettura affascinante, originale e sul sentiero della divulgazione scientifica è una biologa marina di Roma che, ad appena 28 anni, vanta già un nutrito curriculum. Francesca Romana Reinero, che si sta ritagliando un ruolo di primo piano come esperta di questo predatore dalle caratteristiche uniche, sarà protagonista della quinta edizione della Festa del Mare a Rapallo, che tra l’8 e l’11 agosto raccoglierà i più importanti interpreti in Italia e nel mondo delle attività legate al Mare: scienza, sport, ambiente, cultura e turismo saranno alcune delle declinazioni che il Festival ligure adotta per diffondere la passione per l’ecosistema marino.

Francesca Romana Reinero, giovedì  9  agosto alle 21e15, terrà una conferenza dal titolo piuttosto eloquente: «Mostro sarai tu! Gli squali». Insieme a Davide Di Blasi  del Cnr-Ismar, per spiegare quanto delicati siano questi abitanti del mare, quanto sia immotivata la pessima fama che ruota intorno agli squali e come molte specie si trovino oggi minacciate nel Mediterraneo, soprattutto a causa della pesca involontaria. 

«Come ogni estate – dice Francesca – anche quest’anno abbiamo assistito alla psicosida squalo nei nostri mari, ma vorrei ricordare che è forse più facile venire colpiti da un fulmine che non subire un attacco. Il mio lavoro – spiega la giovane biologa romana – è quello di fare corretta informazione e contribuire il più possibile ad un cambio di mentalità che possa proteggere la biodiversità».Instancabile viaggiatrice, subacquea e fotografa, protagonista di numerose conferenze sul tema a lei caro, Francescaè attualmente Direttrice Scientifica di Bioterra, vice-coordinatore del Centro Studi Squali a Massa Marittima( Grosseto) e biologa marina presso l’Università della Calabria.

«La mia passione per gli squali  – racconta Francesca – è nata all’eta di 11 anni. Avevo appena preso il primo brevetto subacqueo, spinta dal desiderio di superare la paura per questi pesci che mi è stata trasmessa dal film di Steven Spielberg ‘Lo Squalo’. All’inizio avevo paura anche ad entrare in piscina, mi sembrava sempre di essere inseguita dalla pinna affiorante di uno squalo. A 15 anni, poi,  feci un viaggio alle Maldive con i miei genitori e per caso, in una delle mie immersioni, mi imbattei in uno squalo grigio in soli pochi metri di acqua e capii che, in fondo, questi pesci non erano poi così pericolosi. Da quel giorno, il fatidico “mostro dei mari” divenne oggetto delle mie passioni e dei miei studi. Concluso il percorso universitario, ho iniziato il dottorato  sulla biologia delle specie target di squali batipelagici nel Mediterraneo centrale che tuttora sto portando avanti presso l’Università della Calabria. Dal 2007 ho iniziato i miei viaggi in giro per il mondo, alla ricerca di posti esotici, polari ma soprattutto degli squali. Il Sud Africa, la Florida, la California, il Madagascar, la Papua Nuova Guinea, il Mar Rosso, la Norvegia e l’Oceano Indiano sono solo alcune tra le mete dove mi sono recata per le mie avventure e i miei studi. Mi occupo infine di promozione ambientale con la onlus Bioterra di Roma».

Francesca ha un sogno nel cassetto, e riguarda naturalmente gli squali e le loro caratteristiche biologiche uniche:  «Vorrei scoprire la cura del cancro del pancreas e della pelle tramite lo studio dello squalene, un olio contenuto nel fegato degli squali che isolerebbe, grazie alla sua struttura triterpenica, le cellule tumorali contenendole in spazi relativamente piccoli. In questo modo il farmaco antitumorale potrebbe agire più efficacemente contro le cellule maligne». Chissà che un giorno, dal ‘cattivissimo’ squalo, non arrivi questa cura rivoluzionaria.

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