Desireé, un fiore nel degrado

Desireé, un fiore nel degrado

Salvino Cavallaro – Desireé. Che dire? Una storia di orrore e violenza già vista altre volte, troppe volte! Eppure tutti noi continuiamo a guardare dalla nostra finestra come fossimo incapaci di essere inclusivi nel migliorare questo nostro mondo che ormai si trova alla deriva dei valori umani. Già, la droga che non ci appartiene, la mala vita che è sempre da tenere a debita distanza, gli spacciatori che scopriamo per strada e facciamo finta di non vedere, e mille altre cose che appartengono al male della nostra società e che volutamente ignoriamo, salvo poi indignarci nel momento in cui accadono fatti raccapriccianti come quelli consumati nel quartiere San Lorenzo di Roma. Così mettiamo pure in mezzo la politica, i populisti, i faccendieri e chiunque parli e ci sguazzi in queste cose per farsi propaganda. Ma siamo noi che dobbiamo mettere la testa, ragionare sino in fondo senza abbandonarci allo sconforto che sa di legittima emozione. E poi eleggiamo quelle figure che pensiamo possano tutelarci e cambiare con la bacchetta magica le brutture di una realtà che sembra fare capo a tematiche ripetitive come il problema dell’immigrazione. Desireé è il frutto di una società malsana che si sta allargando a macchia d’olio. Nei suoi 16 anni c’era la fragilità interiore di una ragazza che si rispecchiava in una famiglia poco unita, ma non per questo colpevole. Una storia, tante storie simili e diverse tra loro, che spesso conducono alla droga come fosse l’unica via d’uscita ai tanti problemi che t’invadono la vita. Così bruci la tua esistenza e la cosa che hai più cara al mondo: te stessa. E in tutto questo, ecco apparire all’orizzonte la mala vita, la losca organizzazione che delinque, spaccia droga, fa soldi a palate, approfittando di certe fragilità umane incapaci di scegliere la strada giusta da percorrere nella vita. Desireé voleva fumare la droga per chissà quale voglia di illusione nel cambiare il suo stato di vita, di certe insoddisfazioni che potessero liberare l’anima e lo spirito. Esattamente il contrario di quello che ti può dare quel mondo di degrado, quel pattume che ti inganna come fosse paradiso. E così non stai più a pensare, a ragionare che hai solo 16 anni e una vita davanti per studiare, lavorare, innamorarti, diventare mamma, conoscere la tenerezza dei figli, vederli crescere, e tutte le cose belle che questa vita unica e irripetibile ti offre, pur con tutte le sue difficoltà. Ma Desireé, la ragazzina minorenne di Cisterna di Latina va a Roma e chiede la droga a un gruppo di spacciatori, i quali approfittano della sua innocenza per portarla in uno stabile fatiscente della zona San Lorenzo e stordirla con un mix micidiale di droghe varie. Raggiunto lo scopo della semi incoscienza di Desireé, gli aguzzini approfittano di lei stuprandola in gruppo. Quattro o forse cinque, sei o anche di più, sarà la magistratura a stabilirlo. Noi ci limitiamo a parlarne per riflettere ed essere inclusivi come appartenenti a questa società, favorendo la goccia del bene per non farci inondare definitivamente dal male. Per noi, per i nostri figli, per il futuro del mondo, diamo un calcio alla droga e all’effimero pensiero che questa malefica polverina bianca sia la soluzione dei nostri problemi, delle nostre fragilità, del nostro stile di vita non sempre consono a ciò che vuol dire costruire il futuro per una vita migliore. Falsi modelli che non danno punti di riferimento. Proprio come quelli che cercava Desireé, una 16enne la cui vita era ancora tutta da scrivere.

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