MILAZZO, INIZIATO IL PROCESSO CONTRO I 59 “ASSENTEISTI” (UN PROBLEMA DI COSTUME NAZIONALE). IL COMUNE NON SI COSTITUISCE PARTE CIVILE. CHIESTA GIA’ DA DUE AVVOCATI DELLA DIFESA L’INUTILIZZABILITA’ DI ATTI E LA NULLITA’ DELL’IMPUTAZIONE FORMULATA DAL PM FEDERICA PAIOLA

MILAZZO, INIZIATO IL PROCESSO CONTRO I 59 “ASSENTEISTI” (UN PROBLEMA DI COSTUME NAZIONALE). IL COMUNE NON SI COSTITUISCE PARTE CIVILE. CHIESTA GIA’ DA DUE AVVOCATI DELLA DIFESA L’INUTILIZZABILITA’ DI ATTI E LA NULLITA’ DELL’IMPUTAZIONE FORMULATA DAL PM FEDERICA PAIOLA

Gli avvocati della difesa, GIOVAMBATTISTA FRENI e FABRIZIO FORMICA, hanno già chiesto in anteprima, e non si sa per quali motivi, la “INUTILIZZABILITA’ DI ATTI DI INDAGINE E LA NULLITA’ DELLA IMPUTAZIONE FORMULATA DAL PUBBLICO MINISTERO FEDERICA PAIOLA NEI CONFRONTI DI TUTTI GLI IMPUTATI”. Ma l’accusa, grave, di “truffa continuata ed aggravata ai danni dello Stato” di fatto su che cosa si regge? Chi ha truffato chi?  Se il Comune non ha voluto neppure costituirsi parte civile?  Saranno i finanzieri e coloro che hanno eseguito le indagini (e vedremo quanti sono) a dover rispondere del loro operato ad avvocati e Giudici alle prossime udienze del 29 e 30 aprile e del 29 e 30 maggio già fissare per stabilire se gli atti prodotti sono attendibili e legittimi ai fini delle garanzie di legge spettanti agli indagati (che sono persone come tutti) sotto ogni punto di vista.FEDERICA PAIOLAIl PM che ha condotto le indagini sugli “assenteisti” di Milazzo  Federica Paiola.

 

VARIE INTERPETRAZIONI TENDONO, INOLTRE, A SGONFIARE E RIDIMENSIONARE UN PROCESSO, SOPRATTUTTO MEDIATICO  E SPETTACOLARIZZATO PER LA GOGNA SPROPOSITATA UTILIZZATA A DISMISURA (DI TIPO “DAGLI ALL’UNTORE”), INIZIATO CON DUBBI DI LEGITTIMITA’ PROCEDURALE E INUTILIZZABILITA’ DEGLI ATTI (SENZA, TRA L’ALTRO, AVVISI DI GARANZIA PREVENTIVI INVIATI A NESSUNO).

E PRATICAMENTE C’E’ PURE CHI SOSTIENE CHE L’ATTO DI INFORMAZIONE E’ STATO DATO AGLI INTERESSATI AD INDAGINI ORMAI CONCLUSE (DI FATTO SONO STATE FATTE PRIMA E NON DOPO  E CIO’ E’ CONTRO LEGGE PERCHE’ L’IMPUTATO DEVE ESSERE MESSO NELLE CONDIZIONI DI POTERSI DIFENDERE IN OGNI MOMENTO) MENTRE L’AVVISO DEVE ESSERE DATO AL PIU’ “PRESTO POSSIBILE”, NON DOPO ANNI, COME DISPONE IL CODICE PENALE: CIO’  CHE DOVRA’ ESSERE OPPORTUNAMENTE E DEBITAMENTE ACCERTATO NEL CORSO DEL PROCESSO DAL SETTORE GIUDICANTE.

 

Assenteismo, una parola troppo facile da pronunciare ma difficile da evitare in tutti i Comuni d’Italia e anche in tanti altri uffici pubblici nazionali ove avvengono queste cose. E ci sarà pure una ragione! Evidentemente ciò che non funziona, e probabilmente non ha mai funzionato, è la responsabilità politica e gestionale degli Enti locali, che poi finisce per far pagare il conto alle fasce più deboli e derelitte, che alla fine scimmiottano sprovedutamente e in malo modo i loro dirigenti che fanno la stessa cosa.

Il problema non è evidentemente di facile soluzione perchè, nonostante si siano verificate tante situazioni analoghe un po’ dappertutto, con grande enfasi mediatica (esageratissima), questo sì, le cose continuano ad andare avanti come prima perchè a Palermo PROPRIO l’altro giorno ci sono stati altri casi di assenteismo al Comune i cui protagonisti sono stati enfaticamente e come sempre nomati dai mass-media “i furbetti del cartellino”, che hanno colpito ancora come se niente fosse. Quindi l’azione delle varie magistrature e delle gogne mediatiche e giustizialiste non ha dato i frutti sperati come è avvenuto del resto con “mani pulite” che ha provocato più corruzione “raffinata” di quella che si voleva combattere e debellare, suicidi a catena e tante altre mostruosità, eliminando dalla scena politica nazionale il famoso pentapartito (un colpo di Stato vero e prorio che ha peggiorato la situazione dell’Italia).

Se c’è qualcosa che non va in questo specifico campo (l’assenteismo) non può però essere chiamata sempre la Finanza e/o la Magistratura a dirimere i problemi, che sono di carattere sociale e in particolare di COSTUME e riguardano i diversi uffici e i vari enti; costoro (gli operatori della giustizia) non possono e non debbono essere chiamati e nè devono prestarsi a moralizzare questa società (o almeno quelli che si rendono protagonisti degli abusi) come se il bastone fosse meglio della carota: i fatti dimostrano senza dubbi il contrario e questa non è una funzione che spetta a loro. Ci vuole ben altro!

E’ necessaria invece una profonda rivoluzione culturale che forse nel nostro Paese non ci potrà mai essere perchè le coscienze dei nostri dirigenti politici (la gran parte, se non tutti) e oltre, ma anche dei cittadini comuni (“chi è senza peccato scagli la prima pietra” diceva Cristo), sono obnubilate dalla corruzione e dagli arbitri che ogni giorno si commettono dappertutto in tutti i settori, vedi la Tim che incassava indebitamente 13 fatture all’anno anzichè 12, rubando così milioni e milioni agli utenti e che ora se l’è cavata con una multa salata senza rispondere, da quel che risulta, di altri reati penali, che ci sono stati (ma quella non è stata una gravissima truffa?).

Diventa arduo e futile a questo punto processare “i furbetti del cartellino” perchè sono stati pescati (PER CASO?) con le mani nella marmellata o per volontà di chi li ha deliberatamente denunciati, a sua volta evidentemente denunciato da altri per cose ben più gravi di natura politico-amministrativa e a perfetta conoscenza che questa situazione nel comune di Milazzo era considerata “normale” perchè tutti ne abusavano sistematicamente da decenni e decenni, da sempre.

Tornando a Milazzo, se questa vicenda capitata agli “assenteisti” si chiama fare giustizia di fatto non la fa: le indagini sono infatti partite, come si sa, nella precedente legislatura, circa 5 o 6 anni fa o di più? (chi lo sa), e sono iniziate, da quel che risulta, su input di un “politico” che a sua volta, come anzi accennato, subiva e collezionava continue denunce di abusi ed altro perpetrati ai danni dello stesso Comune, della città e dei cittadini; ciò contrariamente a quanto sostenuto nelle interviste “mediatiche” che asserivano, ritenendo di fare inchieste eclatanti, che la cosa fosse partita su iniziativa della Finanza, e dunque della Procura? Fatto sta che gli “indagati” (quasi tutti gli impiegati compresi i dirigenti e i funzionari) sono stati seguiti, spiati, pedinati, filmati e forse anche fotografati a loro insaputa e senza alcun preventivo avviso di garanzia da tempo (non ci è dato sapere quanto) memorabile. Scusate la mia ignoranza ma lavviso di garanzia  non è un atto disposto dal pubblico ministero che invita l’indagato a nominare un difensore e ciò deve essere fatto nel più breve tempo possibile? La notifica è infatti imposta dalla legislazione sia a chi è sottoposto alle indagini preliminari (quelle “subite” dagli assenteisti a discrezione della magistratura), sia alla persona offesa (nel nostro caso il Comune). Nell’avviso di garanzia viene inoltre specificato cos’è che viene contestato e gli accertamenti tecnici irripetibili (sono state utilizzate telecamere installate per spiare i dipendenti, foto, che dicono e non dicono, e altri simili “accertamenti tecnici”), ciò che prevede anche l’art. 369 del CP e l’art. 111 della Costituzione italiana.

La persona deve essere informata delle indagini a suo carico NEL PIU’ BREVE TEMPO POSSIBILE (e questa è una cosa importantissima perchè ciò non è stato fatto) e deve sapere anche quando è iniziata l’indagine e quando è finita; ma ciò non è avvenuto sicuramente perchè indagare circa 300 dipendenti in via preliminare, come è stato scritto e detto, comporta tempi lunghissimi,non certo brevi come dice la norma, forse più anni… e con un rilevante numero di finanzieri. Dunque, quanto tempo sono durate queste indagini per “truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato?”. Lo sa solo la Procura (dunque l’accusa, che così gioca in vantaggio rispetto a chi viene processato) che le ha disposte e di ciò non è stato informato nessuno degli indagati, tanto meno i loro avvocati, che non esistevano ancora perchè nessuno sapeva niente, né la stampa e i mass-media che hanno criminalizzato, facendo uso delle “veline” della procura, e dileggiato (quasi linciato) a più non posso, e a comando, gli indagati che fino a prova contraria sono sempre innocenti di fronte alla legge e fino a prova “legittima” contraria. Infatti, all’improvviso è partita la caccia mediatica per dare credibilità all’azione già in corso da chissà quanto tempo ed è stato consegnato al Comune stesso l’avviso di garanzia agli indagati (praticamente ad indagini finite). Forse anche per questo, noi non abbiamo le carte in mano, ma siamo molto garantisti con chiunque, è stato chiesto dai due legali di cui sopra l’annullamento di tutte le indagini della procura. La magistratura a questo punto dovrà dimostrare nei fatti e davanti ai giudici del processo, certamente con prove sicure e dimostrabili, quando ha avviato le indagini preliminari e quando si sono concluse (con l’avviso di garanzia? Ma dopo nei faldoni risultano fatte altre indagini? E di grazia dopo quanti anni di indagini preliminari, visto che l’avviso va consegnato, secondo legge, “al più presto possibile”?). Il nostro giornale non si è prestato alla tortura mediatica richiesta alle altre testate e alla televisione non si sa bene da chi (ma ne abbiamo il sospetto) e non ha neppure pubblicato l’articolo sull’avviso di garanzia consegnato a inizio indagini quando queste di fatto erano già concluse. Ma tutti questi atti e certezze, ogni dubbio, saranno chiarite dai finanzieri ai giudici quando dovranno testimoniare sulle loro azioni compiute e sulle tempistiche qui richiamate i prossimi 29 e 30 aprile e 29 e 30 maggio come disposto dal Tribunale, oppure no? Personalmente nutriamo molte riserve che ciò possa avvenire, non perchè siamo dalla parte degli assenteisti e contro chi ha indagato ma perchè siamo convinti che chi amministra la legge e fa indagini delicate di questo tipo deve agire sempre e comunque legittimamente e secondo i dettami che la stessa legge impone. Riteniamo che nel caso degli assenteisti,a parte qualche episodio eclatante di licenziamento perchè qualcuno in realtà non andava mai al lavoro per davvero e un indagato, che poveraccio è stato spinto dalla vicenda al suicidio (poi è statoa detto tra l’altro che era un malato di mente, ucciso due volte) e che qualcuno lo porterà nella coscienza, si sia esagerato tantissimo e che bastava una semplice presa di posizione amministrativa di chiarimento, caso per caso, per episodi che si verificavano DA SEMPRE e che dunque toccava ai politici e ai dirigenti del Comune chiarire perchè di fatto erano loro i responsabili dei comportamenti anomali del personale.

Il fatto che il Comune di Milazzo, dissestato com’è, non si sia poi costituito parte civile la dice lunga su questa amara storia, che assomiglia tanto a una vicenda kafchiana e dove sempre il più debole finisce per pagare nei cospetti del “potere costituito” che è quello dello Stato che, come si sa da sempre, si fa “debole coi forti e forte coi deboli”.

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