DECRETO DIGNITA’: contratto da tempo determinato a indeterminato, come si trasforma e quando. VALE ANCHE PER I PRECARI DEI COMUNI COME MILAZZO? NOI PENSIAMO DI SI’

DECRETO DIGNITA’: contratto da tempo determinato a indeterminato, come si trasforma e quando. VALE ANCHE PER I PRECARI DEI COMUNI COME MILAZZO? NOI PENSIAMO DI SI’

Il contratto a tempo determinato, in base al Decreto Dignità, può avere una durata massima di 24 mesi, comprese eventuali proroghe, il cui numero consentito è 4. Dopo la scadenza, il lavoro può proseguire: per 30 giorni (se il contratto ha una durata inferiore a 6 mesi); per 50 giorni (se il contratto ha una durata maggiore di 6 mesi).

In queste ipotesi, il datore di lavoro è tenuto a corrispondere al dipendente una maggiorazione retributiva per ogni giorno di continuazione del rapporto. La maggiorazione è pari al 20% fino al decimo giorno successivo, al 40% per ciascun giorno ulteriore. Sono comunque previste specifiche deroghe al superamento del periodo di 24 mesi da parte dei contratti collettivi.

Se finisce un rapporto a termine e se ne intende stipulare un altro, è necessario che trascorra un periodo di tempo tra il primo e il secondo contratto pari a: 10 giorni, se la durata del primo contratto è inferiore ai 6 mesi; 20 giorni, se la durata del primo contratto è superiore ai 6 mesi. Il mancato rispetto di tale periodo, detto periodo cuscinetto, determina la conversione del contratto a termine in contratto a tempo indeterminato.

Nel caso dei precari dei Comuni, compreso quello di Milazzo soprattutto per i quali si parla addirittura di licenziamento dal 2 gennaio 2019, ci sono tutti gli elementi per applicare questo decreto perchè il rapporto di lavoro è stato sempre prorogato senza interruzione e senza alcun giorno di cuscinetto tra le varie proroghe succedutesi nel tempo.

Con questo decreto, la legge Madia, che non prevede casi di Comuni dissestati come Milazzo e senza bilanci (ne mancano ancora tre), è dunque superata e i contratti dei precari devono implicitamente considerarsi a tempo indeterminato: infatti, questi lavoratori, sfruttati da trent’anni circa, sono stati sempre prorogati con delle leggine regionali e nazionali senza che ci sia mai stata alcuna interruzione di rapporto, senza che sia stata erogata alcuna liquidazione e senza che ci siano state pause di giorni-cuscinetto a sancire l’interruzione e la ripresa del lavoro. Dunque, di cosa stiamo parlando? Ben venga ALLORA ll’intervento della Regione, DISPOSTA a fare una legge che trasformi il rapporto da tempo determinato a tempo indeterminato; le stabilizzazioni si faranno dopo e senza vincoli di bilanci approvati perchè per questo le responsabilità sono DA IMPUTARE  totalmente all’Amministrazione e all’apparato iperburocratico dei Comuni, che evidentemente non hanno lavorato come avrebbero dovuto fare per dotarsi dei necessari strumenti contabili che tutti i Comuni devono avere.

LE STABILIZZAZIONI DI TUTTI I PRECARI POI COME POSSONO AVVENIRE SE, DICONO, UNA PARTE DEI POSTI (IL 50%) DELLE CATEGORIE ALTE DEVONO ESSERE MESSE A CONCORSO? E QUELLI CHE RESTERANNO FUORI COSA FARANNO? OVVIAMENTE NON POTRANNO ESSERE STABILIZZATI, A PARTE IL CALCOLO DEL FABBISOGNO, CHE, NEL CASO DI MILAZZO, DOVRA’ ESSERE RIVISITATO E APPROVATO COME SI DEVE. LA SITUAZIONE E’ ALQUANTO IBRIDA E PRIMA DI PROCEDERE A QUESTE BENEDETTE (O MALEDETTE) STABILIZZAZIONI, DA INIZIARE QUANTO PRIMA, SI DOVREBBERO BANDIRE I CONCORSI (!!!). INSOMMA, QUESTA E’ UNA VERA E PROPRIA ODISSEA, CHE NESSUNO SA DOVE ANDRA’ A PARARE SE NON PROVVEDE IL LEGISLATORE  REGIONALE E NAZIONALE A SANARE CIO’ CHE NON E’ STATO MAI FATTO DA NESSUNO IN CIRCA 30 ANNI E FORSE PIU’.

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