MANOVRA FINANZIARIA, SPREAD , RATING E QUATITATIVE EASING

MANOVRA FINANZIARIA, SPREAD , RATING E QUATITATIVE EASING

Tutti seguiamo i vari incontri del nostro Presidente Conte con la Commissione Europea, al fine di dare il via alla manovra finanziaria 2019, ideata dal nostro attuale Governo e di forte impatto sul nostro attuale debito pubblico. Debito che è arrivato, al luglio scorso, a 2.341 miliardi di euro, pari a circa 130% del nostro PIL ( prodotto interno lordo ). E che aumenta di anno in anno, diventando ormai insostenibile. Ed ecco perché la Commissione Europea si era opposta.

La manovra finanziaria iniziale , per il 2019, pare valga in tutto 40 miliardi di euro ( pari a 77.450.8 delle vecchie lire ), salvo accordi diversi in corso con la Commissione europea ), di cui 27 in deficit ed il resto da altre coperture ancora da dettagliare. Con queste notizie lo spread si è attestato a 269,7 punti base e ciò significa il 3,15% di interessi sui BTP decennali da emettere.

Il termine spread indica il differenziale tra due tassi, che si misura in punti base. Nel nostro caso è la differenza tra il tasso di rendimento del titolo decennale italiano ( BPT ) e quello tedesco ( BUND), che è percepito il più sicuro dal punto di vista dell’investimento. Il BUND viene usato come riferimento in tutta la comunità europea , perché la Germania viene riconosciuta come il paese più sicuro, agli effetti del rimborso del suo debito pubblico. Lo spread, in altre parole, rappresenta lo stato di salute dell’ Italia nei confronti della Germania, il barometro del rischio finanziario italiano. Esso viene calcolato in punti base ed ogni 100 punti base rappresentano l’1% di interessi da pagare. 200 punti base portano al 2% e così via. Attualmente i punti base si aggirano attorno ai 300, il che significa circa il 3% di interessi da pagare sui titoli di Stato in emissione. Più alto è lo spread più aumenta il rischio per gli investitori e più aumenta il debito pubblico di uno Stato ( per l’aumento degli interessi da pagare ). L’Italia con l’altissimo debito pubblico che ha è giudicata in questo senso a rischio ed ecco perché l’ultima asta dei BTP è andata male. Pochissimi investitori. Molti di essi che vendono. E quando le vendite sono massicce la forbice dello spread si allarga.

Se il piano economico/finanziario del nostro attuale governo dovesse essere realizzato come da esso inizialmente previsto, farebbe aumentare il nostro debito pubblico del 2,4%. Ma c’è stato un accordo sul 2,04%, che apporta comunque un aumento del nostro debito pubblico di parecchi miliardi di euro. Con la conseguenza ancora dell’ aumento dello spread, anche a seguito del possibile peggioramento del giudizio delle Agenzie di cui appresso.

Ma non è soltanto lo spread ad indicarci lo stato di salute dell’Italia. Ci sono anche delle Agenzie internazionali che esprimono il loro autorevole giudizio sull’affidabilità degli Stati e delle imprese . Le più importanti sono tre : STANDARD & POOR’S, MOODY’S e FITCH. Esse esprimono il loro giudizio sugli Stati con delle lettere maiuscole e minuscole. La prima Agenzia ( S&P. ) cosi classifica : AAA, AA, A, BBB, B, CCC, CC, C, RD, D. Dove AAA esprime un giudizio di solvibilità molto positivo ( e qui ci sono Germania, Danimarca, Norvegia, Paesi Bassi, Lussemburgo, Svezia, Canada , Australia ). AA ( Francia ) ed A esprimono un giudizio ancora positivo. BBB, ove l’Italia è ( e rischia di scendere ancora nel giudizio ), indica ” gli Stati ( o Enti ) le cui finanze sono momentaneamente soddisfacenti, ma con elevato livello del debito pubblico. Quindi esposti ad un potenziale SHOCK “. Dunque, se l’Italia continua ad aumentare il suo debito pubblico, ci sono molte probabilità che scenda di voto, con la conseguenza dell’aumento ancora dello spread ed anche degli interesse che dovrà pagare alle emissioni dei sui suoi titolo di stato ( per invogliare gli investitore al loro acquisto, superando la paura ). L’Italia, ogni anno, emette titoli di Stato, per pagare quelli in scadenza, nella misura del 350/400 miliardi di euro, il che significa che col 3%, come sopra detto, si accolla dai 10 ai 12 miliardi di euro ogni anno, che vanno poi ad aumentare ancora il nostro enorme debito pubblico , attualmente ammontante ad euro 2.341 miliardi ( 39.000 euro per abitante ).

Ci salva solo la BCE ( Banca Centrale europea , col nostro Mario Draghi presidente ), col Quantitative Easing, che consiste nell’acquisto da parte di questa Banca di Titoli ed altre obbligazione dei paesi comunitari in difficoltà, con l’obbiettivo di ridurre il loro costo e favorire la circolazione del denaro. Essa lavora in questo senso dal 2015. Alla fine dello stesso anno, essa ha raggiunto un volume d’acquisti di euro 60 miliardi al mese. Raggiungendo il suo massimo di 80 miliardi al mese. Andando a ridurre, negli anni 2017 e 2018, il suo intervento. Con l’inizio dell’anno prossimo questo grandissimo aiuto della BCE verrà sospeso, con l’interrogativo di chi comprerà ancora i nostri Titoli di Stato, nella condizione di incertezza e di pericolo in cui si trova l’Italia ? Intanto molti investitori stanno vendendo questi nostri titoli di Stato, con la conseguenza del loro deprezzamento.

L’attuale Governo pare non si renda conto di queste difficoltà nostrane e continua , col suo programma, ad affossare ancora il nostro debito pubblico, con spese anche improduttive, che vanno poi a gravare su tutta la popolazione, presente e futura, pur rappresentando attualmente , con i voti presi, non più del 27,15% di essa ( levando i non aventi diritto al voto, gli astensionisti ed i votanti per gli altri partiti di opposizione). E non comprendendo le generazioni future che dovranno accollarsi, anche loro, parte dell’attuale nostro debito pubblico. Adesso l’accordo con la Commissione europea è stato raggiunto e tutti i giornali e le opposizioni ne parlano ancora in negativo. Le motivazione ci sono.

Edoardo Macrì

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