STORIA VISSUTA IN DIRETTA. Dall’anteguerra fino ai nostri giorni

STORIA VISSUTA IN DIRETTA. Dall’anteguerra fino ai nostri giorni

                        
Antonio Dovico – Sono nato in tempo di pace, nel 15° anno dell’era Fascista. A Mussolini venne voglia di giocare alla guerra, e occorse che mio padre fosse della partita, lasciando a casa la giovane moglie e tre bambini. Stenti tanti, pericoli pure, ma con l’aiuto di Dio, tutti abbiamo salvato la pelle. Per quanto strano può sembrare, sebbene il Duce non fosse un santo e ci teneva a far sapere di essere ateo, aveva formulato un motto composto da una trinità vitale, ossia DIO PATRIA FAMIGLIA ! Furbizia strumentale? Forse, ma anche quando, non è preferibile all’ottusa testardaggine di negare l’Innegabile?
 
Della barbara (ma quanto barbara, se misurata con lo stesso metro usato in casi opposti!) fine  del Duce, ci informarono i giornali, il giorno dopo. Per quanto riguarda noi siciliani, all’epoca disponevamo solo del quotidiano il  “Giornale di Sicilia”, stampato a Palermo. In edicola si trovava solo nei grossi centri. A mio padre arrivava  per abbonamento, e per un certo periodo stampato su carta velina, forse per carenza di carta adeguata. Ero ancora in età scolare, quando si Costruì la Costituzione della Repubblica; quando si iniziò a votare; quando si costituì il primo governo democratico; quando morì il grande Papa Eugenio Pacelli. Vale a dire il successore di Pietro che teneva fermo il timone della barca nel mare in tempesta. Forti e robusti erano anche i rematori. Grandi uomini  di buona volontà furono pure i Padri Costituenti che diedero vita alla più bella e illuminata Costituzione del mondo. Vi lavorarono grandi giuristi, grandi specialisti, ma soprattutto grandi italiani, del centro, del nord, e del sud, tutti  appassionatamente innamorati dell’ Italia, perché consapevoli che se si è cittadini di una grande nazione, e il più povero di essi va all’estero, chi lo incontra lo saluta col cappello in mano.
 
Tranne l’immancabile pidocchio tutti avevano a cuore la rinascita dell’Italia, ancor prima che illustrare il proprio nome o casato. Era intimamente autentica la volontà del risanamento economico, senza il quale tutti i progetti sono scritti sulla sabbia. Allora l’idea che il pubblico denaro dovesse essere “rispettato”, era diffusa nell’aria, e tracimava dalla pur asfittica stampa del tempo, nonché dal libro “La Casta”  di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, piuttosto recente. Insomma, l’ingordigia di denaro era tenuta a freno, a vantaggio di una Nazione che si voleva pulita e moderna. Enrico De Nicola, eletto capo provvisorio dello Stato il 28 giugno del 1946, al primo scrutinio, prese tanto sul serio la provvisorietà del suo ruolo, che non solo non si insediò al Quirinale […] ma, come scrive Guido Quaranta, non utilizzò mai gli 11 milioni annui previsti per il suo appannaggio, e fece il Presidente pagando di tasca sua. Esempio di patriottismo non unico, va detto. E’ forte il richiamo all’Araba Fenice che, secondo la leggenda, muore e rinasce dalle proprie ceneri. La rinascita dell’Italia sembrò leggenda, ma fu storia vera.
 
L’Italia martoriata dalla guerra e dall’odio interno, più micidiale di cento eserciti nemici, questo, è risorta a nuova vita, grazie ai figli purificati e fortificati dalla sofferenza. Ma questa grazia ha coperto solo la mia generazione, non quella dei miei figli e i loro coetanei. Loro non hanno visto in faccia la miseria, non andavano a piedi nudi. Essi hanno trovato un tetto, e la cassa del pane piena. Condizione questa, priva dello sprone che spinge a rimboccarsi le maniche. Le generazioni dopo la mia non hanno conosciuto la spinta propulsiva del bisogno, al contrario hanno risposto al richiamo tentatore del consumismo. E rieccoci nella confusione spirituale, morale, intellettuale, legislativa. Ritorno al caos iniziale. Come se ne esce?!
 
Antonio Dovico
 
   12-01-2019

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