Nel giorno della memoria, una riflessione sui giorni nostri

Nel giorno della memoria, una riflessione sui giorni nostri

Salvino Cavallaro – In giorni come questo, in cui ricorre il 74mo anniversario della liberazione del campo di concentramento dei nazisti ad Auschwitz ad opera dei soldati sovietici, mi viene da pensare come la storia sia sempre soggetta a manifestare i suoi corsi e ricorsi. Oggi, 74 anni dopo quella che è considerata da tutti la più aberrante offesa ai diritti umani per la persecuzione al popolo ebreo da parte dei nazisti, ci troviamo a dovere affrontare la discriminazione verso i migranti provenienti dall’Africa, cui vengono chiusi i porti italiani per evitarne gli sbarchi. Un segnale pericoloso di democrazia italiana ed europea che vacilla pericolosamente a discapito del più alto principio della tutela dei sacrosanti diritti dell’uomo. Si tratti della nave Diciotti o della Ong Sea Watch, il tema è sempre lo stesso: non permettere di far sbarcare i migranti in Italia per scaricarli in Olanda, nel’isola di Malta o chissà in quale altro porto dell’Unione Europea, che attraverso politiche sbagliate, o per meglio dire inefficaci ai fini della soluzione di questo problema considerato epocale, spesso sembra scrollarsi di dosso ogni propria responsabilità. Così il Viminale tira dritto e nega gli sbarchi su ordine del Ministro dell’Interno Salvini, che pone una lotta dura contro le Ong e i migranti africani e scaricare ad altri il problema dell’accoglienza. Inaccettabile presa di posizione che sa di forzatura contro l’Unione Europea, che per troppi anni ha forse “approfittato” del trattato di Dublino visto e rivisto almeno tre volte, in cui fa capo la protezione internazionale per coloro i quali richiedano asilo al Paese di primo sbarco. Ovvero, per chi arriva in Italia, Spagna o altri porti vicini all’Africa, in base al principio chiave dettato dall’articolo 13, deve attenersi al rispetto del trattato firmato congiuntamente dai paesi europei. Oggi in Italia questo non succede, per volere di una imposizione che contrasta i rapporti con i paesi membri dell’Unione Europea, che rischia di lasciarci soli al nostro destino. E poi c’è la persona al centro di ogni cosa, ci sono i suoi bisogni, c’è il desiderio d’incontrare e integrarsi in un mondo civile per far crescere degnamente i propri figli. Sui loro volti sono visibili gli anni di violenze e torture che hanno subito nel loro paese di provenienza. Cicatrici che non si rimargineranno mai. Eppure, assieme a donne e bambini, i migranti sono relegati a restare in alto mare sulle navi che non li proteggono dal freddo e dal gelo invernale. Non c’è nulla di umano in tutto ciò e, soprattutto, non c’è nulla che faccia fare ricorso a quel 27 gennaio 1945 in cui la memoria ricorda gli errori, gli orrori, le violenze, i soprusi, le gratuite cattiverie, le persecuzioni e le irripetibili uccisioni dei nazisti verso gli ebrei. Discriminazioni razziali che ancora invadono le nostre coscienze, attorniati come siamo da populisti e demagoghi che esprimono politiche sbagliate e cavalcano le paure e i timori della gente. Oggi, 27 gennaio 2019, possiamo dire che la storia non ci ha insegnato a ravvederci sul rispetto dei diritti umani.

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