Mahmood sì, Mahmood no. This is the problem!

Mahmood sì, Mahmood no. This is the problem!

Salvino Cavallaro – E chi l’avrebbe mai detto che la proclamazione del vincitore del 69° Festival di Sanremo avrebbe scatenato così tante proteste. In questi giorni abbiamo registrato inarrestabili polemiche soprattutto da chi meno te l’aspetti; i capi di governo. Con due tweet il Ministro dell’Interno Matteo Salvini esprime le sue perplessità sull’esito della gara, dichiarando la sua preferenza per il cantante Ultimo, mentre sostiene che Mahmood sarebbe stato “usato dai radical chic”. Così, anche il M5S con Alessandro Di Battista definisce “scandaloso che la politica sia entrata anche al Festival di Sanremo” e Luigi Di Maio, intervenuto con un polemico post, accusa la solita giuria”composta da giornalisti e radical chic” e denuncia la “distanza abissale tra popolo ed èlite”. Semplicemente incredibile! Eppure in questa nostra Italia ormai travolta da crescenti populismi che si sprigionano come Tir senza freni inibitori, tutto diventa normale in una quotidianità fatta ormai da demagogiche promesse e parole che fanno pensare più a giornate di pubblicità elettorale, piuttosto che a un concreto impegno politico per risollevare le sorti del nostro Paese. E neanche le riflessioni sulle recenti elezioni regionali in Abruzzo, in cui è emersa la schiacciante vittoria del Centrodestra, il boom della Lega di Salvini e il Flop del M5S, hanno spostato l’attenzione e le polemiche su chi avrebbe dovuto vincere il Festival di Sanremo e chi invece no. E’ come se i grandi statisti della storia politica italiana avessero messo sul tavolo del lavoro di Governo, la vittoria sanremese di Domenico Modugno piuttosto che quella di Claudio Villa, mentre il Paese soffriva di recessione economica con un PIL ai minimi storici. Metafore assurde che si intrecciano al minimalismo politico di oggi, in una realtà di avvilente mediocrità della classe dirigente. Ma è Mahmood il vero problema dell’Italia. E’ questo giovane rapper nato a Milano da padre egiziano e madre sarda, il quale secondo alcuni nostri politici avrebbe vinto “immeritatamente” Sanremo 69, grazie al 30% dei voti della Sala Stampa e al 20% delle preferenze della giuria presente al Teatro Ariston, che avrebbero ribaltato il 50% delle scelte popolari, le quali attraverso le telefonate si sarebbero espresse per la vittoria del cantante Ultimo. Capite qual è il vero dilemma di Governo? Tuttavia, facendo riferimento all’esperienza del sottoscritto fatta per tre anni consecutivi al seguito del Festival di Sanremo, posso dire che le votazioni fatte nella Sala Stampa Lucio Dalla del Palafiori di Sanremo sono sempre state libere e conformi ai gusti canori e musicali di ogni giornalista. Non c’è mai stata alcuna manovra esterna e neppure alcun minimo accenno di volere ribaltare per chissà quale interesse personale, quello che era il risultato popolare. Dunque, sia il cantate Ultimo (arrivato secondo in classifica) che i vari politici che ne hanno aspramente contestato il verdetto finale, se ne facciano una ragione poiché la votazione dei giornalisti è avvenuta in maniera consona a quanto prevede il regolamento. Se poi qualcuno dal prossimo anno avesse intenzione di modificare l’attuale sistema, omettendo il giudizio dei giornalisti e lasciando il 100% delle votazioni al giudizio popolare, ebbene si proceda pure nell’illusione che finalmente ogni giudizio finale risulti indenne da alcuna polemica. E poi, pur con tutto il rispetto verso la Kermesse musicale di Sanremo che resta pur sempre uno dei punti di forza televisivi della Rai, capace di intrecciarsi all’orgoglio di tantissimi italiani, si faccia seriamente un distinguo su ciò che è politica e ciò che è canzone, svago, divertimento ed emozioni scaturite dall’interpretazione di un cantante piuttosto che dal testo di una canzone. Poi, ciascuno è libero di rendere torbido ciò che è chiaro in un voto che scaturisce semplicemente da un gusto personale. Ognuno di noi ha una sua sensibilità che talora si riflette anche su un testo, una melodia o un’interpretazione che ti prende dentro più di un’altra. E allora qual è il problema?

 

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