Il Paese in cui fallire è diventato normale

Il Paese in cui fallire è diventato normale

                                                                                  salvinocavallarorubricanuova2scrivania Rubrica “Incontri”

                                                                                            A cura di Salvino Cavallaro

Che tristezza e che preoccupazione dà questa nostra Italia alla deriva di idee innovative e di serie capacità politiche. C’era una volta un Paese che dava concretezza di vivere con dignità e anche un certo benessere economico. C’è oggi un Paese che non dà concretezza di niente e fa vivere nell’ansia, nell’angoscia del presente e del domani. Asili nido che chiudono, Ospedali che sono al collasso e carenti di personale, Forze dell’Ordine e Vigili del Fuoco che reclamano un aumento di personale perché risulta insufficiente, giovani che hanno smesso di studiare e neppure lavorano, insomma la situazione è davvero seria. E poi il Mose, l’Ilva e l’Alitalia sono l’emblema della crisi del Sistema Italia, l’incapacità e l’irresponsabilità di una classe dirigente litigiosa nell’intendere una politica fatta soltanto per il proprio interesse. E intanto falliscono i tentativi di salvare l’Ilva e l’Alitalia, mentre sul Mose si sono spesi 7 miliardi di euro e non è ancora in funzione. Da tanti anni, troppi anni, abbiamo toccato il fondo e siamo incapaci di risollevarci, risorgere dalle ceneri. Sono anni bui che segnano il declino economico che tocca tutta l’Europa, ma che in Italia si avverte ancora di più perché è vittima di grandi, ripetuti fallimenti. Di Maio contro Conte (chi l’avrebbe mai detto) Renzi contro il PD e Zingaretti, Salvini e la Meloni inveiscono contro Conte e il governo in carica, ritenuto incapace di porre sulla via della risalita un Paese che non si riconosce più nella sua vera identità di Nazione esemplare, dove anche i colossi industriali facevano a gara per investire in Italia. Ilva e Alitalia stanno ansimando, probabilmente a breve chiuderanno i battenti e i rispettivi lavoratori si scoprono alla canna del gas, mentre il mondo politico assiste inerme, disarmato in tutte le eventuali strategie che dovrebbero essere messe in atto per salvaguardare l’Italia. Una disgregazione che non porta da nessuna parte, un modus operandi politico che si scopre inadatto a un sistema che richiederebbe unione di intenti, capacità di mediare senza offendersi d’ambo le parti, ma proponendo scenari diversi per salvaguardare l’interesse di tutto il Paese, dove per tutto il Paese s’intende la totalità di persone costituite dal popolo, ma anche dalla classe imprenditoriale. Sono anni che si parla di evasione fiscale e sono lustri che si rincorrono i grandi evasori per ricominciare a mettere ordine su uno dei nodi nevralgici dell’andamento economico dell’Italia: le tasse mai pagate. Discorsi, parole, urla, demagogie che scorrono come fiumi che esondano mentre i ponti crollano. Ma la classe dirigente non c’è, perché si scopre incapace di sostenere qualcosa che è più grande di lei. A questo punto, così come l’Italia è ridotta, pensiamo davvero che la colpa della nostra classe dirigente non stia nel non volere intervenire, ma nel non sapere intervenire. Perché? Semplicemente perché il sistema Italia richiede una maggiore preparazione culturale e politica che non c’è. Ecco perché “fallire” è ormai all’ordine del giorno.

Salvino Cavallaro

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