MANIFESTO PER LE ISOLE EUROPEE

MANIFESTO PER LE ISOLE EUROPEE

-Approvato dall’Intergruppo regionale per l’Insularità del Comitato europeo delle Regioni-

Dicembre 2019

L’Unione Europea conta più di 2000 isole con circa 17 milioni di abitanti. Tali territori presentano caratteristiche specifiche dal punto di vista geografico, demografico e socio-economico. Queste specificità sono all’origine di “vulnerabilità strutturali”, che penalizzano notevolmente le isole ed i loro abitanti: la distanza dalle regioni continentali; un tessuto economico fortemente condizionato dai sovraccosti insulari alla produzione; il costo elevato dei trasporti da e per il continente; la biodiversità terrestre e marina fortemente minacciate,

L’art. 174 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea prevede che per superare queste condizionalità l’Unione ”sviluppa e prosegue la propria azione intesa a realizzare il rafforzamento della sua coesione economica, sociale e territoriale. In particolare l’Unione mira a ridurre il divario tra i livelli di sviluppo delle varie regioni ed il ritardo delle regioni meno favorite. Tra le regioni interessate, un’attenzione particolare è rivolta….. alle regioni che presentano gravi e permanenti svantaggi naturali o demografici, quali … le regioni insulari…

Tuttavia, nel dare esecuzione ai principi sopra enunciati, l’Unione Europea non ha ancora adottato norme sufficienti ad assicurare, “quell’attenzione particolare” a favore delle isole europee, prevista dal terzo comma dell’art. 174 del TFUE.

A dieci anni dall’approvazione del Trattato di Lisbona e dall’entrata in vigore del principio di coesione territoriale previsto dall’art. 174 del TFUE è arrivato il momento, come sostenuto dalla Commissione isole del CRPM, “di riaffermare la condizione di insularità a livello europeo e di applicare concretamente il principio di coesione territoriale nelle isole dell’Unione Europea, in particolare aggiungendo una clausola di insularità in ogni politica dell’UE”, conclusione confermata nell’Assemblea Generale della Conferenza tenutasi a Palermo lo scorso ottobre.

Il 6 febbraio del 2019, il Governo delle Isole Baleari, la Regione Autonoma della Sardegna e la Collettività della Corsica, alle quali si è aggiunta la Regione Siciliana, hanno firmato un documento comune, nel quale veniva richiesta l’attuazione concreta del terzo comma dell’art. 174 del TFUE e la garanzia di pari opportunità e diritto alla mobilità per i loro cittadini.

Si è rafforzata in questi anni anche sul piano giuridico la consapevolezza della necessità di assicurare agli abitanti delle isole eguaglianza sostanziale e parità di trattamento nel godimento effettivo dei diritti sociali. Si veda a proposito l’importante sentenza n. 6 del 2019 della Corte Costituzionale italiana che riconosce “i costi dell’insularità” e “gli svantaggi strutturali permanenti” delle regioni insulari.

Per garantire i diritti dei cittadini che abitano nelle isole e per assicurare le adeguate compensazioni atte a superare gli svantaggi determinati dalla condizione di insularità, l’Intergruppo regionale per l’insularità del Comitato europeo delle Regioni sottopone all’attenzione del Parlamento Europeo, della Commissione, del Consiglio e dei cittadini europei il presente “Manifesto per le isole europee”.

  1. REDAZIONE E APPROVAZIONE DI UN LIBRO BIANCO SUL TERZO COMMA DELL’ART. 174 DEL TFUE RIGUARDO ALLE ISOLE

Nel febbraio del 2016, il Parlamento europeo in una risoluzione sulla condizione di insularità sottolineava “l’incompleta” attuazione del terzo comma dell’art.174 del TFUE, condizione questa che aveva spinto l’organo legislativo europeo ad approvare una risoluzione sulla particolare situazione delle isole1 che, peraltro, “incoraggiava la Commissione a fornire una definizione chiara del tipo di svantaggi geografici, naturali e demografici permanenti che le regioni insulari possono presentare con riferimento all’art. 174 TFUE”.

Dopo quasi quattro anni dall’approvazione di quella risoluzione del Parlamento europeo diventa fondamentale che il Consiglio dell’UE, dia mandato alla Commissione Europea di lanciare ufficialmente la procedura di redazione di un libro bianco sul terzo comma dell’art. 174 del TFUE riguardo alle isole.

Tale libro bianco dovrà costituire le fondamenta per una revisione normativa che possa identificare, completare e/o migliorare l’insieme dei dispositivi e misure di policy esistenti in favore delle isole europee.

Nella fattispecie, tra i risultati tangibili del libro bianco si dovrà produrre una definizione/categorizzazione più adeguata delle isole, la quale risulti essere ponderata sulla base delle vulnerabilità strutturali e delle caratteristiche specifiche che contraddistinguono i territori insulari europei.

  1. RAFFORZARE LA DIMENSIONE TERRITORIALE GARANTENDO ALLE ISOLE PARI OPPORTUNITÀ DI SVILUPPO

L’Agenda Territoriale rappresenta il quadro di coordinamento per le politiche dell’UE che deve permettere uno sviluppo armonioso di tutte le regioni europee nel pieno rispetto del principio di coesione territoriale sancito nei primi due commi dell’art. 174 del TFUE. L’Agenda Territoriale è attualmente in fase di revisione ed un nuovo documento dovrebbe essere approvato entro la fine del 2020. In un tale contesto, si domanda ai Governi degli Stati membri ed alla Commissione di raggiungere un consensus riguardo ad una rinnovata Agenda Territoriale dell’UE post-2020 che:

  • contribuisca a rafforzare la dimensione territoriale nelle future politiche settoriali dell’UE;

  • assicuri che tutti i territori europei, a partire dai territori insulari, godano di pari opportunità di sviluppo;

  • sia il risultato di un processo di consultazione al quale le regioni insulari siano pienamente associate.

  1. PORRE LE QUESTIONI DELL’INSULARITA’ E DELLA DISCONTINUITA’ TERRITORIALE AL CENTRO DELLA POLITICA DEI TRASPORTI EUROPEA

I costi di accessibilità sono la causa principale dei sovraccosti che limitano drasticamente la competitività dei territori insulari e del loro tessuto economico. L’art. 170 del TFUE ribadisce che “…l’Unione deve contribuire all’interconnessione e l’interoperabilità delle reti nazionali, nonché all’accesso a tali reti. A tale fine, l’Unione tiene conto in particolare della necessità di collegare alle regioni centrali dell’Unione le regioni insulari...”

Nell’adempimento dei principi sanciti all’art 170, si chiede alla Commissione Europea ed agli Stati membri di introdurre nei futuri orientamenti per lo sviluppo della rete transeuropea dei trasporti un approccio metodologico che possa sistematicamente tener conto dell’insularità e della problematica ad essa connessa della discontinuità territoriale.

Si chiede inoltre alla Commissione Europea che l’attuale quadro legislativo sugli aiuti di stato in materia dei trasporti sia oggetto di una specifica “valutazione di impatto” che punti a determinare i sovraccosti generati dall’applicazione delle attuali norme europee sulla concorrenza in materia di trasporti ai tessuti economici insulari.

In tale contesto, ad esempio, nel perseguire gli obiettivi fissati dall’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO) relativi alla riduzione delle emissioni inquinanti e nocive prodotte dai mezzi di trasporto marittimi e recepiti nella Direttiva europea 2016/802, occorre prevedere lo sviluppo di un quadro legislativo specifico per le isole che, assicurando la riduzione delle emissioni inquinanti e nocive, garantisca al contempo la compensazione dei sovraccosti che l’attuazione di tali normative comporterebbero in particolare nei confronti delle imprese delle isole già svantaggiate dai maggiori costi derivanti dalla condizione di insularità. 

  1. DOTARE L’EUROPA DI UNA POLITICA DI INVESTIMENTI CHE PREVEDA DELLE MISURE E DEGLI STRUMENTI SPECIFICI PER I GOVERNI INSULARI

A più di dieci anni di distanza dall’ultima crisi finanziaria, l’UE deve far fronte all’accentuarsi del fenomeno di disparità socio-economiche tra Stati membri e/o Regioni. A fronte di tale situazione, la politica di coesione rappresenta uno strumento strategico per l’UE, poiché essa è una politica di investimenti volta a favorire lo sviluppo equilibrato e la convergenza di tutti i territori.

L’UE deve pertanto continuare a dotarsi di una Politica di Coesione ambiziosa. In un tale contesto, poiché le Regioni insulari sono tra i territori che continuano a registrare i ritardi più elevati rispetto alle regioni continentali europee (in termini di PIL pro capite), si chiede che la politica di Coesione post 2020 possa integrare le seguenti proposizioni:

  • inserire l’insularità (intesa come ostacolo fisico permanente allo sviluppo regionale sostenibile) tra i criteri previsti dal sistema di attribuzione dei fondi della futura politica di coesione;

  • autorizzare tutte le regioni insulari a investire i fondi del FESR e del Fondo di coesione nelle infrastrutture aeroportuali e portuali, nuove o già esistenti;

  • predisporre uno stesso tasso massimo di cofinanziamento dell’85% per tutte le regioni insulari.

  1. MODIFICARE LA NORMATIVA VIGENTE SUGLI AIUTI DI STATO A FINALITA REGIONALE IN MANIERA DA ARMONIZZARE LA DISCIPLINA DEI TERRITORI INSULARI EUROPEI

L’insularità risulta essere uno svantaggio competitivo strutturale di carattere permanente. Gli aiuti di stato rappresentano un fattore leva strategico per ridurre tale svantaggio. Pertanto, si chiede la modifica delle regole in materia di aiuti regionali con riferimento agli orientamenti sugli aiuti di Stato alle regioni, alla definizione della carta per gli aiuti a finalità regionale riguardante i singoli Stati membri e alle pertinenti previsioni contenute nel Regolamento di esenzione in materia di aiuti di Stato. A tal riguardo, si chiede che l’insularità sia inclusa tra i requisiti previsti all’art. 107, paragrafo 3, lett. a) del TFUE, e che gli aiuti siano considerati compatibili con il mercato interno.

  1. PREDISPORRE MISURE CHE COMPENSINO LA VULNERABILITA’ SPECIFICA DEI TERRITORI INSULARI DI FRONTE AGLI EFFETTI DEI CAMBIAMENTI CLIMATICI

I catastrofici eventi metereologici che nell’arco degli ultimi anni stanno colpendo le isole dimostrano chiaramente come tali territori siano tra i più vulnerabili, a livello europeo, agli effetti del cambiamento climatico. Gli Stati membri, la Commissione ed il Parlamento Europeo sono chiamati ad intensificare e velocizzare i processi politici che porteranno l’Europa a dotarsi di un quadro legislativo che possa rispondere pienamente agli obiettivi concordati nell’ambito degli Accordi di Parigi. In un tale contesto un ruolo strategico sarà giocato dai Piani Nazionali Integrati per il Clima e l’Energia (PNCE) e dalle Strategie Nazionali a lungo termine. A tal riguardo, si chiede che i PNCE e le strategie di lungo termine:

  • Diano priorità agli investimenti strategici nelle isole in favore delle misure di mitigazione e di adattamento ai cambiamenti climatici;

  • introducano incentivi economici nei confronti degli attori pubblici e privati in maniera da favorire la transizione energetica nei territori insulari;

  • determinino l’avvio di un percorso di introduzione di clausole di flessibilità nelle normative europee e nazionali di natura ambientale con l’obiettivo di consentire ai territori insulari di sfruttare pienamente le loro elevate potenzialità in materia di produzione di energia derivante da fonti rinnovabili.

  1. INCENTIVARE LA TRANSIZIONE DELLE ISOLE VERSO UN MODELLO DI ECONOMIA CIRCOLARE

A causa delle loro condizioni geografiche, le regioni insulari presentano dei problemi cronici, in particolare nel settore del trattamento e smaltimento dei rifiuti, del riciclaggio dei prodotti agricoli e del riutilizzo delle acque reflue. La transizione verso un modello di economia circolare permetterebbe di far fronte a tali problemi cronici e, al contempo, assicurerebbe ai territori insulari di limitare la loro dipendenza dai flussi di risorse in entrata e riducendo al contempo i costi di esportazione e importazione. In un tale contesto, per poter sfruttare al massimo le opportunità di sviluppo generate dalla transizione verso un modello di economia circolare, le isole necessitano di politiche ed iniziative mirate che possano promuovere:

  • l’identificazione, lo scambio e la riproducibilità delle buone prassi di ogni fase della catena di valore: produzione, consumo, riparazione e rifabbricazione, gestione dei rifiuti e materie prime secondarie che sono reintrodotte nell’economia;

  • la riorganizzazione dei settori economici tradizionali (agricoltura, pesca, turismo, energia, ecc.);

  • la creazione di nuovi mercati e/o il rafforzamento di quelli esistenti;

  • la creazione e la garanzia dell’accesso al capitale di rischio;

  • la formazione professionale dei giovani e la formazione continua per la diffusione delle competenze necessarie alla transizione verso il modello di economia circolare;

  • la sensibilizzazione e mobilitazione congiunta delle autorità pubbliche, delle imprese private, delle università, dei centri di ricerca e degli abitanti dei territori insulari, in particolare dei giovani;

  • la sperimentazione di nuove soluzioni tecnologiche.

L’Unione europea ha un ruolo fondamentale nella creazione delle condizioni strutturali necessarie alla transizione verso un’economia circolare. Si chiede pertanto che il futuro piano d’azione europeo in favore dell’economia circolare possa prevedere delle misure specifiche per facilitare la transizione verso un’economia circolare nelle isole.

  1. MIGLIORARE LA COMPETITIVITA DELL’IMPRENDITORIA INSULARE

L’imprenditoria rappresenta il cuore del tessuto economico dei territori e la pietra miliare sulla quale fondare delle politiche di sviluppo performanti. Non può esservi alcun dubbio sul fatto che l’imprenditoria insulare sia fortemente penalizzata dagli svantaggi derivanti dalla condizione di insularità.

Nel maggio 2017 il Comitato europeo delle Regioni ha approvato un parere dal titolo “l’imprenditorialità nelle isole: il contributo alla coesione territoriale” nel quale si propone la creazione di un sistema di aiuti al funzionamento delle imprese insulari al fine di compensare i costi di trasporto aggiuntivi.

Si chiede che la Commissione Europea finanzi uno studio che punti a comparare le prestazioni delle imprese insulari con quelle delle loro omologhe continentali. Suddetto studio dovrebbe essere sviluppato in parallelo all’analisi volta ad identificare i costi aggiuntivi dell’insularità. I risultati di entrambi dovrebbero essere utilizzati per produrre normative e strumenti specifici per lo sviluppo dell’imprenditoria insulare.

  1. RINFORZARE GLI STRUMENTI EUROPEI DI ANALISI TERRITORIALE TRAMITE LA CREAZIONE DI UNA CATEGORIA STATISTICA INSULARE

Lo sviluppo di politiche efficienti dipende in primo luogo dalla capacità di identificare e misurare i bisogni e le oppurtunità dei territori e di modellare degli scenari che si basino su dati e statistiche affidabili ed esaustive. A tal riguardo, si ritiene cruciale che la Commissione Europea debba istituire una categoria omogenea che riconosca la condizione di insularità. Si invita altresì la Commissione a tener conto di altri indicatori statistici, oltre al Prodotto Interno Lordo (PIL) pro capite, nell’ambito delle definizione delle regole della politica di coesione. Urge l’adozione di indicatori che siano in grado di riflettere pienamente la situazione socio-economica connessa alla dimensione insulare. A tal riguardo, si suggerisce di capitalizzare le ricerche sin qui fatte in merito all’indice di competitività regionale (RCI) e all’indice di accessibilità, e di utilizzare tali indicatori.

  1. CREARE DEGLI ORGANI SPECIFICI COMPETENTI SULLE QUESTIONI INSULARI IN SENO ALLE ISTITUZIONI EUROPEE

Si chiede al Parlamento Europeo, alla Commissione Europea ed al Consiglio di dotarsi di unità interne specifiche aventi il compito di trattare in maniera multidisciplinare ed orizzontale le tematiche insulari. Si chiede inoltre che la Commissione Europea istituisca uno “sportello isole” collegato alla Direzione generale della Politica regionale e urbana (DG REGIO).

1 Risoluzione del Parlamento europeo del 4 febbraio 2016 sulla situazione specifica delle isole (2015/3014(RSP))

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