INCONTRI D’ESTATE. SALVINO CAVALLARO PERDE IL SUO CARO AMICO PIETRO ANASTASI

INCONTRI D’ESTATE. SALVINO CAVALLARO PERDE IL SUO CARO AMICO PIETRO ANASTASI

Foto Intervista di Salvino Cavallaro (a destra) a Pietro Anastasi (sinistra). 

                                                                                                 SALVINOCAVALLARORUBRICANUOVA Rubrica “Incontri”

                                                                                                      A cura di Salvino cavallaro

Sapere della morte di Pietro Anastasi mi ha turbato profondamente, non solo perché si perde un campione di calcio che ha fatto una parte di storia del romanzo bianconero e della Nazionale, ma soprattutto perché ho perso un amico. Sentimenti molto rari per chi come me svolge il proprio lavoro di cronista all’insegna dell’essere sempre super partes e attento a non sforare mai i limiti professionali di deontologia, la quale non conosce simpatie o antipatie tali da distorcere l’attendibilità dell’informazione corretta. Tuttavia, nei tanti incontri che la vita ci propone nei vari aspetti umani e professionali, ci sono sentimenti che nascono spontanei e che apprezzi e riconosci come impagabile ricchezza di vita. E’ la bellezza di essere giornalisti, un mestiere che ti dà modo di incontrare persone capaci di lasciarti dentro qualcosa che è incancellabile nel tempo. Tutto questo va oltre la diversità di fede calcistica, politica, religiosa e di tanti altri aspetti sociali e culturali che devono essere sempre rappresentati dal rispetto verso la persona. Ecco, questo penso sia alla base di ogni rapporto, sia esso professionale o umano. Con Pietro Anastasi è stato così, semplice com’era lui, umano come chi ha conosciuto la grande ribalta calcistica e non ha dimenticato mai le proprie radici di quella sua Catania che l’ha visto nascere, crescere e poi spinto verso la fortuna di grande campione tanto osannato dal mondo juventino. Penso che oggi, com’è giusto che sia, tutti i giornali si prodigheranno nel ricordo di questo campione di calcio, rievocando statistiche e gesta che fanno capo alla sua luminosa carriera. Io che ho vissuto anche i suoi momenti difficili dovuti alla malattia iniziata nel 2018 e che ho poi tradotto eloquentemente il suo non rispondermi più al telefono, desidero dedicargli quello che avevo scritto per lui e sua moglie Anna, di quel nostro incontro estivo del 19 luglio 2013 a Milazzo, in quella zona messinese di Sicilia che egli amava molto per avere acquistato una villetta nella vicina Rometta. Era il profumo della sua Sicilia che a giugno di ogni anno voleva riassaporare partendo da quella città di Varese che ha posto le basi della sua storia di vita. Calcio, moglie, famiglia e figli. Tutto è cominciato qui. Ciao Pietro. Non ti dimentico. Grazie davvero per avermi offerto la tua amicizia.ATTILIOANDRIOLODa sinistra: Attilio                                                                                                                                                                                                               Andriolo, Pietro Anastasi e Salvino Cavallaro

Incontri d’estate

C’è una magia nell’estate, che le altre stagioni non possiedono. Si sono scritti tanti versi in proposito, testi di canzoni estive che ci hanno fatto innamorare e che ci ricordano una persona cara o un momento particolare vissuto magari in una piacevole magica serata di luna piena. E’ il mistero e la fantastica storia della vita che in particolari momenti ci rende più vulnerabili, più inclini a lasciarci andare e rilassarci. L’estate, dunque, quale momento magico per enfatizzare i sentimenti e gli incontri che talora sono pure duraturi nel tempo.

Durante il mio percorso di giornalista sportivo dedito più all’importanza dell’uomo prima ancora che alle gesta dell’atleta campione, ho avuto modo di intervistare molti calciatori, arbitri di calcio, allenatori e anche attori, presentatori e cantanti, sempre con l’impegno professionale di fare un servizio di informazione che potesse essere eticamente corretto e, al contempo, potesse lasciare un segno positivo nel lettore, quasi fosse una carezza all’anima. Io e il mio interlocutore in un gioco a due, come fosse una partita a tennis. Il giornalista che lancia la pallina e l’interlocutore che risponde e ribatte. E’ un volere conoscere la persona che si ha di fronte, mai con fini di morbosa curiosità ma, più semplicemente, con il desiderio di ascoltare la sua storia attraverso un cammino fatto di momenti positivi e altri negativi. Un viaggio nell’introspettiva capace di far conoscere aspetti della persona che di solito sono messi da parte per far posto alla conoscenza del campione e della sua attività professionale.

E così, in una di queste volte, mi è capitato d’incontrare Pietro Anastasi e sua moglie Anna per un’intervista richiesta da qualche tempo all’ex campione di calcio. Non c’eravamo mai visti prima, solo sentiti telefonicamente per altre interviste e, assicuro, che a livello di pelle sentivo una persona particolarmente semplice nonostante il suo grande passato di campione di calcio. Ci incontriamo a Milazzo all’uscita dell’autostrada. Io, in compagnia di mia moglie Rosa e dell’amico Dr. Attilio Andriolo, medico chirurgo con la passione del giornalismo sportivo. Arriva Pietro Anastasi con sua moglie Anna, una bellissima signora varesina dai modi gentili e dall’istintiva solarità che conquista subito. Ci presentiamo e decidiamo di inoltrarci alla volta di Milazzo con una sola macchina, quella dell’amico Attilio, giusto per dovere di ospitalità. Entriamo subito in sintonia con Pietro e Anna e, insieme, decidiamo di visitare il Castello di Milazzo prima di fare l’intervista programmata in un bellissimo hotel della città mamertina: “Il Principe”. Fa caldo, il sole non concede sconti e ci ricorda che siamo in piena estate e in terra di Sicilia; mica può essere diverso il clima! Intanto mi accorgo che il nostro incontro è amichevole, spontaneo, lontano da ogni logica professionale. Pietro è rimasto così, un ragazzo semplice, libero da ogni schema predestinato a farsi pubblicità gratuita. Lui non ne ha bisogno, non ha mai avuto questo tipo di mentalità, neanche quando la ribalta ha acceso per lunghi anni i riflettori sulla sua persona.

Così visitiamo il Castello e ammiriamo il paesaggio da mozzafiato che offre la cittadina mamertina. Uno spettacolo per gli occhi e per l’anima che, nonostante la calura del giorno estivo, il faticoso saliscendi di ripide salite, i gradini sconnessi dal tempo e le mura antiche del Castello che esprimono tutto l’orgoglio di una storia davvero unica nel suo genere, non tiene conto dei disagi e dello sforzo fisico per arrivare fino in cima ad assistere al meraviglioso panorama. Ma Pietro Anastasi e Anna non si arrendono alla fatica, sono caparbi perché capiscono l’importanza di visitare le stanze, i cunicoli e gli angoli crepati di una storia antica le cui radici si diramano attraverso le sue pieghe più profonde. E, dopo questo tuffo tra storia e magnifici scorci panoramici, ci rechiamo all’Hotel “Il Principe” di Milazzo per la nostra intervista. Lì, nel borgo antico di Vaccarella, fulcro storico della pesca e del duro lavoro della gente di mare, sorge il magnifico albergo gestito con sapienza e professionalità da Pino Ragusi. L’accoglienza e l’ospitalità del personale dell’elegante albergo sono perfette e lo sparuto gruppo di amici e sostenitori venuti ad assistere all’intervista fa da cornice perfetta a ciò che Anastasi desiderava; e cioè un incontro informale fatto di semplicità, privo di orpelli ed eccessivi clamori celebrativi. Noi che siamo giornalisti di lungo corso, non possiamo far altro che rispettare il volere di un ex campione di calcio che non perde occasione per dimostrare la sua semplicità d’animo e il desiderio profondo di ritrovarsi a rievocare i suoi trascorsi calcistici e umani, soltanto con pochi intimi rappresentanti della sua Sicilia. L’intervista scorre via velocemente, nonostante le mie numerose domande che si sono interposte a quelle dei tifosi convenuti all’evento. Pietro è attento, rilassato, desideroso di non tralasciare nulla al suo racconto di grande calciatore fatto di momenti che s’intersecano tra fatti tecnici e aneddoti legati alla sua esperienza umana. Finita l’intervista e prima di salutare tutti gli amici, Pietro si concede a fotografie ricordo e autografi che gli rievocano il suo glorioso passato. Un tuffo nella dietrologia di quel “Com’eravamo” che lo rende vulnerabile all’emozione. Cuore e sentimenti s’intrecciano in un moltiplicarsi di ricordi incancellabili, mentre Anna con la sua simpatia tenta di stemperare l’intensità di ciò che è stato.

E, per far questo, decidiamo di comune accordo di andare a cena in un bellissimo ristorante del Lido Cirucco, proprio là, vicino alla punta estrema di Capo Milazzo; una terrazza che si affaccia sul mare. La luna piena che riflette tutta la sua intensa luminosità fa da cornice perfetta a una serata da ricordare. Anche il discreto rumore del mare e l’infrangersi delle onde diventano un po’ ruffiani, quasi a volerci accompagnare a sentimenti di amicizia. E, in effetti, è stato così. Pietro, Anna, Rosa, Attilio ed io decidiamo di fare una cena a base di pesce, un pasto che non può non accompagnarsi con il vino bianco fresco. E’ il tavolo dell’amicizia che non tiene conto dei ruoli professionali ma dell’importanza dell’incontro che ha instaurato un bellissimo e spontaneo idem sentire, frutto della simpatia a prima vista.

E’ bello conversare con Pietro e Anna ma, soprattutto, è fantastico scherzare così, come fossimo ancora ragazzi con la voglia di rilassarsi e di gustare la magica serata d’estate. Beviamo e a ogni brindisi, l’istintivo segno di amicizia s’instaura in ognuno di noi. Poi, dopo tanto conversare e sorridere ci accorgiamo che la serata volge al termine. Pietro e Anna sono contenti di questo nostro incontro e noi lo siamo ancora di più. Li accompagniamo all’imbocco dell’autostrada, proprio al punto esatto dove c’eravamo incontrati qualche ora prima. E’ stato bello conoscersi, è stato bello vivere sentimenti di simpatia e di amicizia reciproca che non erano stati preventivati, costruiti, architettati e artefatti per chissà quale interesse. Tutto è stato semplice, spontaneo come Pietro e Anna. E’ un fatto di pelle o chissà di quale altro mistero. E’ la bellezza e l’imprevedibilità della vita che, talora, nel breve spazio di tempo riesce a far intraprendere rapporti umani così veri e intensi che forse non siamo riusciti mai a instaurare prima neppure con persone che vediamo tutti i giorni. Grazie Anna, grazie Pietro, anche a nome di Rosa e Attilio. Queste sono le cose belle della vita che ci riconciliano con il mondo. Voi ce li avete ricordati.

Salvino Cavallaro     Milazzo, 19-07-2013

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