Oh! le sardine. Ma che delizia!

Oh! le sardine. Ma che delizia!

Antonio Dovico-Molto appetitose, per me. Mi attirano; le gradisco sott’olio e sotto sale. E’ giocoforza avere pensato a queste ghiottonerie, sentendole nominare sui media. Si trattava di tutt’altra cosa, però. Migliaia di giovani avevano fatto branco, come sardine vive per influenzare la politica italiana. Associarle alla precedente esperienza  dei grillini, fu un pensiero automatico. Credevo che le sardine, constatando l’inesorabile, lento dissolversi del movimento che si era pomposamente definito a 5 Stelle, avessero imboccato la strada opposta a quella del  focoso e prosaico comico genovese. E’ riuscito a costruire una potenza politica di grande peso, capace di frenare la deriva della nazione Italia.  Invece no! mi ero sbagliato. I vaffa, usati come martello demolitore per rompere i muri a protezione di una deludente, per non dire altro, quanto penalizzante politica dei governi all’opera, in coda al ventesimo secolo = secondo millennio. Evento in sé  suggestivo, che offre spunti di riflessine.  Ancora più suggestivo se si tira al traino il primo secolo del terzo millennio, che già da neonato mostra la tendenza a rimanere sulla scia del vecchio.
Nihil sub sole novum, dicevano i latini, e quanto avessero ragione ce lo hanno confermano i grillini con il loro plateale trasformismo dettato dalla brama di potere, finalizzato all’interesse  personale. L’istrionismo indecoroso di grillo, mi disturbava parecchio fin dall’inizio, ma finii di tollerarlo, al punto che al debutto nelle regionali siciliane ho votato un’amica di terza generazione, meritevole di fiducia. Non fu eletta, ma si candidò per la successiva tornata; per la Camera.
Intanto qualcosa m’insospettì. Perché il giovane Di Battista, spirito combattivo gradevole, preparato politicamente, coraggioso, trasparente, ottima e onesta retorica, conoscitore profondo di vicende italiane, si era tirato fuori dalla contesa, preferendo prendersi una lunga vacanza? Lo capii quando la preferenza del grillo parlante, cadde su Di Maio. Di Battista era troppo avveduto, e sapeva bene che le meteore attirano l’attenzione, ma hanno  breve durata. Lasciò fare, vedendo lontano, ma la meteora durò oltre il consueto e perse peso in quantità consistente.
Ora lo spazio stringe, e devono entrare in scena le sardine che ho evocato. La loro irruzione non ebbe una lunga gestazione, come fu nel caso dei grillini, ma si presentò come fulmine a ciel sereno. Sulle prime, di natura imprecisabile, e fui costretto ad almanaccare tra me e me, per capire a quale specie di pesci fossero affini. Non faranno la stessa sciocchezza dei grillini, che avendo un territorio deserto da occupare, si sono infiltrati tra i tanti, ristretti appunto, COME SARDINE!, in uno spazio dall’aria viziata, pensai. E Pensai male, perché, dopo solenni dichiarazioni  pubbliche avverso i comunisti, veri campioni di svariati desideri umani da soddisfare sia secondo, che contro natura, eccoli loro alleati. Mirabile coerenza di Di Maio e  seguaci. Non ho ancora chiarito a quale territorio deserto mi riferisco, in questo mio compitino? No, ma eccomi sul punto. L’Italia, fino a che non è scoppiata la rivoluzione culturale, patrocinata da quelli appartenenti alla schiatta della superiorità morale, era Patria mondiale del cattolicesimo cristiano. Grazie a questa singolarità, tutti i grandi imperi, sia asiatici che europei, esaurito il loro tempo, sono tramontati. Grazie a Dio, l’Italia ha continuato ad essere grande, fino ad ora. Gratitudine a Dio dai governi e dal popolo beneficiario? Macché! I trionfatori della rivoluzione culturale gli hanno dato il benservito, mandandolo in pensione. La Kultura progressista non può riconoscere i miti del popolo incolto. Sia chiaro!
Antonio Dovico — 29/01/2020

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