Mi chiamavano “piccolo Modugno”.

Mi chiamavano “piccolo Modugno”.

Foto: Milazzo e…Torino.

Lo ricordo come se fosse ieri, invece è passato più di mezzo secolo. Mi piaceva tanto cantare, imitavo il mio idolo d’allora, Domenico Modugno. “Piove” e “Nel blu dipinto di blu” erano le sue canzoni che cantavo sempre. Ero bimbo e frequentavo la scuola elementare di Milazzo, la città che mi ha dato i natali in quell’angolo di mondo meraviglioso che è la provincia di Messina. Salvino Cavallaro, il piccolo Modugno Salvino Cavallaro, il piccolo Modugno.

Il mio maestro Ciccio Iannello mi sentì cantare più di una volta e d’accordo con i miei compagni di scuola, qualche volta mi fece esibire anche in aula assieme a un nutrito coro di alunni. Sembrava un allenamento, quasi fossero ripetute prove prima di esibirsi in pubblico. E fu così che grazie a una squadra della Rai arrivata da Palermo, mi presentai con i miei compagni che mi fecero da coro e cantammo le due canzoni di Modugno. Salvino dopo aver cantato Salvino dopo aver cantato. Ricordo che persino i giornali di allora scrissero di questo evento musicale che, tra gli altri, comprendeva la mia partecipazione. I riflettori così caldi e d’intensa luminosità mi inducevano a stringere gli occhi, proprio come faceva Modugno quando cantava appassionatamente. Ricordi che nei dettagli si sfilacciano, sono sfumati dal tempo, astigmatici e non più messi perfettamente a fuoco. Ma ricordo ancora l’emozione di avere vissuto nel mio piccolo, significativi momenti di celebrità tra i miei compagni, tra gli amici, i parenti, conoscenti della Milazzo d’allora in cui l’idea della realizzazione dell’industria si anteponeva all’eventuale creazione di un aeroporto. Il maestro Iannello diceva a mia madre che durante l’inverno ero un po’ pigro: “Salvuccio fiorisce sempre in primavera”, diceva con l’innegabile simpatia che nutriva verso me e i miei compagni. Fu un periodo da libro Cuore, lo stesso volume di Edmondo De Amicis che mi regalarono nel ricordo di quando lasciai Milazzo per venire a Torino, proprio a metà dell’anno scolastico della quarta elementare. Oggi, nel giorno del 70esimo Festival di Sanremo, ho ascoltato una cantante delle nuove proposte, la quale da bimba scriveva con insistenza e massima sicurezza: “Vedrete che un giorno canterò al festival di Sanremo”. C’è riuscita, ma a volte non basta volerlo, perché ci sono determinate situazioni di vita che non sempre ti portano a realizzare i sogni da bambino. E poi, ci sono tanti percorsi di vita che si aprono davanti a te che non avevi previsto, che non potevi immaginare, perché è la vita stessa che ti accompagna per mano là dove non avresti mai pensato di arrivare. Così, sono diventato giornalista e non cantante. La penna, il computer, l’informazione, hanno sostituito l’ugola, il canto, la melodia che in me è innata. Guardo il festival di Sanremo e sono interessato sempre alle nuove proposte musicali, non da cantante ma da critico. Mi piace, e credo anche di farlo con obiettività, così come ho scritto durante i vari festival che ho seguito di persona, quando sono stato inviato dalla redazione presso la sala stampa Lucio Dalla del Palafiori di Sanremo. Esperienze bellissime, stancanti ma tanto formative e ricche di conoscenze. Sì, oggi che non sono più il “piccolo Modugno” partito da Milazzo, rivedo i ricordi e le immagini di quel tempo e penso come sia la vita a condurti per mano e non viceversa.

Salvino Cavallaro

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