Annalisa Insardà a teatro con “Novantanovesimo Cancello”

Annalisa Insardà a teatro con “Novantanovesimo Cancello”

Foto dell’attrice Annalisa Insarda.

                                                                                              SALVINOCAVALLARORUBRICANUOVA Rubrica “Incontri”

                                                                                                           A cura di Salvino Cavallaro

Il teatro mi ha partorita. Il teatro mi svuota ogni volta che mi tiene su quelle tavole. Fa tutto quello che vuole. Io guardo e lascio fare. Anche quando fa male. Come un dottore che per sistemarsi un osso ti provoca un indicibile dolore. Ma poi l’osso è a posto e tu sei in piedi”. A parlare è l’attrice Annalisa Insardà, calabrese di nascita che mette sempre in evidenza la sua anima nel manifestare un’arte che è connaturata con il suo essere. E’ un po’ come dire che certe peculiarità umane e professionali nascono con te e poi vengono affinate attraverso la passione, l’esperienza e la maturazione personale. Più volte nel corso degli anni ci siamo occupati della carriera artistica di Locandina Spettacolo NovantaNovesimo Cancello Locandina spettacolo “Novantesimo Cancello”

Annalisa Insardà anche attraverso interviste intimiste, capaci di scavare il senso dell’esistenza e del significato di credere fermamente in ciò che si fa. Ebbene, tutte le volte ho colto in lei il tratto di un personaggio interessante, da scoprire, da leggere come un libro in cui il voltar delle pagine ti fa sempre scoprire qualcosa di nuovo, di significativo sul valore dell’artista ma soprattutto della persona. “Nascere al Sud non è una condanna, ma una risorsa. Noi calabresi, per esempio, non siamo persone qualsiasi, ma uomini e donne che vivono in una terra compresa tra l’Etna (tremila metri di fuoco sopra il livello del mare) e il Marsili (tremila metri sotto il livello del mare). Questo fuoco si sente tutto. E’ pneumatico. Una compressione tangibile che inevitabilmente tempra. Quindi nascere al Sud è una benedizione. Poi, invece, venire dal Sud è molto più articolato, ma questa è un’altra storia”. Ecco, da queste chiare e significative parole si evince la vera natura di una persona orgogliosa delle proprie radici. Detto questo, desidero parlare dello spettacolo teatrale che Annalisa Insardà sta portando avanti con successo. “Novantanovesimo Cancello” tratto dall’omonimo libro di Vincenza Tomaselli, spiega senza vergogna quelli che sono i confini dentro cui può vagare il comportamento umano pur di sottrarsi all’identificazione di se stesso. Novantanove sono i cancelli da superare per annientare il mal di vivere e conquistare la felicità. Novantanove ostacoli interiori da sconfiggere per raggiungere la pace di anima e corpo. Novantanove storie marchiate a fuoco sulla pelle della protagonista che emulano un cammino iniziatico fatto di partenze e ritorni, impennate e cadute rovinose. Un viaggio emozionante alla scoperta di sé e di una vita vissuta come un reato da scontare. Temi impegnati, profondi, che si intrecciano con la natura dell’artista Annalisa Insardà, capace di portare in teatro e con il massimo impegno, argomenti che lasciano traccia in chi assiste a questo spettacolo cine teatrale prodotto dall’Associazione Culturale Artwork che ha debuttato a Canicattini Bagni in provincia di Siracusa il 22 febbraio scorso, che continuerà il 29 febbraio e l’1 marzo a Catania, il 7 e l’8 marzo ad Avellino, per poi protrarsi in un tour nazionale in tutta Italia fino a dicembre 2020. Si tratta di un esperimento artistico in cui l’attrice Annalisa Insardà mette in sinergia una linea narrativa onirica proiettata su un maxi schermo e una linea narrativa reale recitata sul palco. Il tema trattato è quello della “pazzia” intesa come unica scappatoia del nostro tempo al mal di vivere. Ecco, questo è il senso di uno spettacolo impegnato che mette alla prova le grandi qualità interpretative di Annalisa Insardà, un’attrice in cui l’arte della recitazione, della gestualità, dell’espressività e del modo di porsi, sono connaturati con la sua anima.

Salvino Cavallaro

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