Pubblichiamo 2 articoli pervenuti alla rubrica “Incontri” di siciliapress.it curata dal giornalista Salvino Cavallaro che è stata aperta alla partecipazione dei lettori

Pubblichiamo 2 articoli pervenuti alla rubrica “Incontri” di siciliapress.it curata dal giornalista Salvino Cavallaro che è stata aperta alla partecipazione dei lettori

  – Immagine di Roma deserta –

                                                                                        SALVINOCAVALLARORUBRICANUOVARubrica “Incontri”

                                                                                                     A cura di Salvino Cavallaro

                                                                                       Cari amici della rubrica “INCONTRI”.

In questi giorni in cui siamo costretti a restare a casa in pieno allarme da coronavirus, ho pensato di chiedere a coloro i quali mi seguono in questa rubrica, di scrivere i loro pensieri, le ansie e le speranze, manifestando tutto il proprio stato d’animo. E’ un modo come un altro per sentirsi uniti da Nord a Sud senza distinzione alcuna, ma con la voglia di empatia e di un vicendevole sostegno capace di farci superare questo momento così delicato dal punto di vista umano. Molti si sono già uniti a questo mio invito con ammirevole sollecitudine. Prime fra tutte l’Avv. Monica Bambara che ha scritto un articolo intitolato “Lockdown”, la cui parola inglese che spesso ricorre in questi giorni di clausura domestica, si traduce come “Confinamento – Isolamento” e la Prof.ssa Maria Lizzio che invece con il suo “L’indispensabile e il superfluo” dà spazio alla profondità di pensiero letterario. Due modi di intendere, di interpretare attraverso il proprio IO ciò che scaturisce dall’anima. Sentimenti rancorosi di ribellione politica e sociale per quello che stiamo vivendo in questi giorni, si alternano a lunghe riflessioni umane. E’ un’intersecarsi di analisi critiche ad altre di natura romantica, le quali manifestano la diversità di pensiero di noi stessi nell’interpretare ciò che accade attorno a noi. Bene cari amici, nell’augurarvi buona lettura e nell’attesa di leggervi ancora, vi saluto caramente.

Salvino Cavallaro

Pubblichiamo i due articoli dei lettori, Avv. Monica Bambara e Prof.ssa Maria Lizzio, ricevuti per la Rubrica “Incontri” di siciliapress.it curata dal giornalista Salvino Cavallaro che ce li ha trasmessi. La Redazione.

 “Lockdown”

Probabilmente sarà una forma influenzale un po’ più acuta, dai, aggredisce in modo più virulento gli anziani o i soggetti fisicamente più deboli, è eccessiva la tua ansia, rischi di autosuggestionarti inutilmente, non è quel che pensi…bla, bla, bla”. Queste, confesso, alcune delle iniziali poco avvedute, reazioni assunte e risposte rese dalla sottoscritta (e credo da milioni di altri connazionali) nelle settimane che hanno immediatamente preceduto l’italico “lockdown” (termine ai più ignoto prima d’oggi) al cospetto delle prime avvisaglie della metaforica tempesta che sarebbe, di lì a poco, imperversata sull’intero stivale, su tutta l’Europa, infine sull’intero pianeta. Oggi, a voler ripercorrere le ragioni che in quei giorni mi hanno inizialmente indotta a sottovalutare l’allarme già in atto (pur allorquando persone, a me vicine, sollecitavano, a ragione, l’attenzione su talune evidenze già in campo, degne di essere valutate alla stregua di una miccia pronta a far detonare un ordigno in attesa di esplodere) prendo atto, con un pizzico di mestizia, che a dettare il mio baldanzoso comportamento non è stata solo e soltanto la mancanza di un’adeguata informazione (invero in parte agevolata da una realtà lasciata per troppo tempo sottaciuta e non disvelata sin da subito nella sua complessità) quanto, piuttosto, l’inconscia ostinazione a voler comodamente rimanere immersa nella quotidianità del mio vivere, a volte pur complicato, faticoso, con orari oltremodo dilatati, pur segnato da riti ben precisi e programmate cadenze, da quotidiani incontri e scontri, da successi e sconfitte, ma costituente, pur sempre, un ordinario contesto umano e sociale, in cui ciò che minaccia di interromperlo bruscamente assume i caratteri di uno scomodo, quanto mai fastidioso, imprevisto. Trascorse già due settimane da quel dì, mutate, giocoforza, forme, dinamiche e relazioni con il precedente mio mondo personale (condizione che, tuttavia, ben accetto, nell’ottica del beneficio collettivo oltre che, come ovvio, della salvaguardia personale) scopro, con sorpresa e, al contempo con serenità (nella consapevolezza del generale grave disagio che l’attuale condizione arreca e ancora arrecherà all’impalcatura economica e produttiva dei singoli e dell’intera nazione) i risvolti, in qualche modo positivi, quanto pure inattesi e rassicuranti, di questo prolungato “stop”, in cui il pensiero e la riflessione, al pari del tempo, piacevolmente si dilatano e in cui l’attuale assenza di quotidiani confini spero possa valere a rafforzare l’uomo e renderlo più consapevole e migliore per il momento in cui questi sarà chiamato ad accendere nuovamente i motori… dopo aver vissuto uno spicchio di storia durante il quale, mutuando la definizione offerta dallo psichiatra, prof. Raffaele Morelli, io, personalmente, ho compreso che “la solitudine non è una prigione, ma un’esperienza”….

#nonlamentartifinchèseisano

Avv. Monica Bambara

L’indispensabile e il superfluo

Tutto può restare sospeso, frenato, congelato; il pensiero e il cuore, mai! Anzi, la situazione inedita e quasi surreale che stiamo vivendo ci costringe a riscoprire il valore dell’intelligenza e del sapere , insieme con la forza del cuore. Il terribile virus ha imposto il silenzio alle nostre città caotiche, dove era diventato normale, e persino indispensabile, correre senza sosta, senza nemmeno lo scambio di uno sguardo o il cenno di un saluto, senza nemmeno il tempo necessario alla cura dei rapporti familiari. Il virus, insomma, ha imposto il silenzio al superfluo, aprendo spazi nuovi al necessario.

Così, oggi, ad esempio, tutti raccomandano di leggere, anche se , in questa pur lodevole raccomandazione , è possibile intravedere l’equivoco che la lettura abbia il compito di tappare i buchi che si sono creati all’improvviso in questo tempo sospeso, laddove essa dovrebbe essere un’occupazione quotidiana, sentita e praticata come necessaria al nutrimento della mente e del cuore, dell’intelligenza e dei sentimenti, così come è il cibo per il corpo. Simili raccomandazioni, oltretutto, non tengono conto del fatto che, mentre la situazione esterna può cambiare da un giorno all’altro, non è così per le abitudini più profonde, e l’esercizio virtuoso del leggere, come di altre fondamentali attività, si impara nel tempo e va di pari passo con l’esercizio dell’intelligenza critica e della riflessione. Questi beni, naturalmente, non attecchiscono nel terreno arido dell’inutile frenesia della vita che definiamo pomposamente “moderna”, ma che sarebbe più corretto chiamare “dis-umana”, e non possono certo apparire per miracolo, solo perché all’improvviso non si sa più in che modo impiegare il tempo.

Come per la vecchiaia, in cui si porta molto degli “investimenti” fatti durante la giovinezza, e poco si può inventare, così, in situazioni estreme, emerge ciò che si è nel profondo, e la qualità del “cibo” di cui ci si è nutriti.

Io, in questi giorni, esercito, come sempre, la mia riflessione critica, ma, insieme, sto nutrendo una speranza: che, passata la tempesta, ci ritroviamo tutti con una vista un po’ più limpida e chiara, che ci consenta di discernere ciò che conta davvero per realizzare il nostro destino di uomini da ciò che è, invece, zavorra, di cui liberarsi senza rimpianti.

Prof.ssa Maria Lizzio

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