L’esposto internazionale del Senatore Domenico Scilipoti per richiesta danni alla Cina responsabile della diffusione del coronavirus nel mondo

L’esposto internazionale del Senatore Domenico Scilipoti per richiesta danni alla Cina responsabile della diffusione del coronavirus nel mondo

 – CORTE INTERNAZIONALE DI GIUSTIZIA –

 

DESTINATARI: Alla Corte Internazionale di Giustizia Al Presidente Abdulqawi Ahmed Yusuf Peace Palace Carnegieplein 2 2517 KJ The Hague The Netherlands All’O.N.U. Al Segretario Generale António Guterres 60 United Nations Plaza, New York, NY 10017, USA. per conoscenza : All’Organizzazione Mondiale della Sanità Al Direttore Generale Tedros Adhanom Ghebreyesus Divisione Affari Internazionali Sezione Sanità globale Schwarzenburgstrasse 157 3003 Berna, Svizzera Corte europea dei Diritti dell’Uomo Al Presidente Linos Alexandre Sicilianos 67000, Strasbourg Francia Al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte Piazza Colonna, 370 00198 Roma Al Ministero della Salute Al Ministro Roberto Speranza Viale Giorgio Ribotta, 5 00144 Roma All’Istituto Superiore della Sanità Al Prof. Silvio Brusaferro Viale Regina Elena, 299 00161 Roma Al Ministero degli Affari Esteri Al Ministro Luigi Di Maio Piazzale della Farnesina,1 00135 Roma Direzione Generale per la Mondializzazione e le questioni globali Segreteria Ufficio I Direzione Generale per l’Unione Europea Segreteria Servizio per la Stampa e la comunicazione istituzionale Segreteria Servizio per gli affari Giuridici, del Contenzioso diplomatico e dei Trattati Segreteria Ufficio II Commissariato Generale Governativo Expo Ministero della Salute Sezione distaccata presso il M.AA.EE Organismo Indipendente di Valutazione Al Ministero dell’Interno Al Ministro Luciana Lamorgese Piazza del Viminale,1 00184 Roma

 

 

RICHIESTA DI INCHIESTA: ORIGINE DEL CORONA VIRUS COVID-19 / RESPONSABILITA’ CIVILI E PENALI / RISARCIMENTO DANNI

 

Il sottoscritto Sen. Dott. Domenico Scilipoti Isgrò, intende significare alla S. V. Ill.ma quanto di seguito espresso. • In data 17/02/2020 nella trasmissione Leonardo in un servizio a firma della giornalista Elena Cestino (servizio contenuto nella rubrica diretta da Silvia Rosa Brusin), durante il periodo di diffusione del virus quindi, si ventilava con chiarezza e senza possibilità di equivoci che il COVID19 sia stato creato in un laboratorio cinese di Wuhan. Nel citato servizio si affermava letteralmente “è sempre più probabile che sia sfuggito da un laboratorio”, quest’ultimo distante circa 300 metri dal mercato del pesce sito nella stessa località. La gravità del servizio a sostegno dell’ipotesi, risiede inoltre in due circostanze: 1) due Biologi cinesi della South Cina University lo hanno confermato; 2) i famigerati pipistrelli non sono in vendita in quel mercato. Gli esperti spiegano che nel suddetto laboratorio si sono tenuti degli esperimenti proprio sui pipistrelli e che un ricercatore ha persino avuto un contatto con sangue ed urina dell’animale, si parla anche di una zecca viva trovata sui pipistrelli che avrebbe potuto diffondere l’infezione; • come è ormai tristemente noto, sia in Italia, che nel mondo, è in atto una pandemia da Covid 19 che ha procurato e procura lutti e dolori e che sta destabilizzando l’intero pianeta anche dal punto di vista socio-economico; • in data 16 Novembre 2015, ovvero cinque anni prima della pandemia e dunque in tempi assolutamente non sospetti, Rai Tre, una delle reti televisive nazionali italiane, nella trasmissione televisiva Leonardo dedicata ad approfondimenti di natura scientifica, mandava in onda un servizio del giornalista Maurizio Menicucci. Detto servizio, molto dettagliato, raccontava con dovizia di particolari, che in un laboratorio cinese di Wuhan era stato creato, da un esperimento, un supervirus capace di attaccare l’uomo procurando serie patologie polmonari, creato dalla commistione di una proteina dei pipistrelli geneticamente modificata inoculata su topi. Si trattava di un esperimento congiunto tra Accademia Scienze Cinese e Università della Nord Carolina. Il giornalista redattore intervistato non ha mai voluto rilasciare dichiarazioni. Molti scienziati del tempo sconsigliarono l’esperimento giudicandolo altamente rischioso e pericoloso per l’umanità, ma venne dato comunque corso allo stesso. La trasmissione Rai in questione è stata condotta al tempo dal giornalista Daniele Cerrato; • le stesse circostanze, in altra parte del mondo, in Sri Lanka ad esempio, sono state qualche tempo addietro rappresentate dal cardinal Ranjit (che verosimilmente non ha alcun contatto con i redattori del servizio televisivo sopra citato o motivo di astio verso i laboratori cinesi). Il Cardinale dello Sri-Lanka, Eminenza Malcom Rajit, a proposito del Coronavirus, ha invocato una inchiesta davanti all’ Onu per valutare se questa sia una malattia creata dall’ uomo in laboratorio a seguito di ” Esperimenti senza scrupoli”. Il porporato invoca una inchiesta per delitto di genocidio. Conoscendo la ben nota misura e la serietà del cardinale che difficilmente lancia accuse ed è solito pesare le parole, si chiede, al governo italiano ed alle Istituzioni ed Organizzazioni mondiali, una urgente risposta a parole che generano inquietudine, chiedendo un definitivo chiarimento se si tratti di virus creato in laboratorio o sviluppatosi naturalmente; • allo stato attuale non sappiamo con certezza e con prove se questo virus è stato davvero creato dalla mano dell’uomo, tuttavia ci sono elementi che lo lascerebbero dedurre. Ci porti a meditare il fatto, non secondario, che proprio dalla Cina sarebbero state rilasciate dichiarazioni allarmanti in merito ad un possibile ritorno di un supervirus, probabilmente più letale dell’attuale. A riguardo ci si chiede come sia possibile rilasciare simili dichiarazioni, e soprattutto, in base a quali dati e circostanze. Ciò presupporrebbe un’attività di laboratorio in essere e mirata alla sperimentazione del paventato nuovo supervirus. Dunque, in un’ottica di credente ci si ritrova ad invocare Dio, ma anche in chiave laica, affinché chi abbia creato il virus (non sappiamo in quale perverso laboratorio del mondo e per quale motivazione) possa avere un barlume di coscienza, una crisi di rigetto dinanzi a tante vittime innocenti e quindi confessare e spiegare nel dettaglio al mondo le modalità con le quali ha operato onde un contributo concreto e mirato ad estinguere la pandemia; • esistono, altresì, studi ad alta valenza scientifica che ritengono il Covid19 proveniente da mutazioni spontanee trasmesse dall’animale all’uomo. Si ritiene, però, che un approfondimento di indagine, con l’ausilio di esperti virologi e genetisti possa portare ad un indispensabile chiarimento. Infatti, non v’è chi non vede come la manipolazione del virus abbia potuto portare a gravissime responsabilità di ogni ordine; • in data 25/02/2020 è stata pubblicata su Il Fatto Quotidiano un’intervista alla Dott.ssa Maria Rita Gismondo, Direttrice responsabile del laboratorio di Macrobiologia Clinica, Virologia e Diagnostica Bioemergenze dell’Ospedale Sacco di Milano. La virologa si è pronuncia sulla polemica social avvenuta con il virologo Dott. Roberto Burioni. In prima battutta, sosteneva la Dottoressa: “E’ un’infezione seria ma niente panico. Dobbiamo dire le cose come sono: oggi fare uno screening a tamponi sulla popolazione significherebbe trovare migliaia di positivi, perché il virus sta circolando. Ben diverso, invece, è fare i tamponi sui pazienti con sintomi seri e con contatti provati in maniera tale da dare assistenza sanitaria”; • in pari data la suddetta Virologa Dottoressa Gismondo è stata anche intervistata nella trasmissione televisiva “L’aria che tira” andata in onda sul canale LA7, canale televisivo italiano, fornendo consigli ma senza allarmismo; • in data 06/03/2020 la virologa Gismondo rilasciava un’altra intervista a Il Fatto Quotidiano: “Necessario mantenere la calma ma senza abbassare la guardia”; • in data 22/03/2020 la Macrobiologa Gismondo rilasciava ulteriore intervista a Il Fatto Quotidiano analizzando l’evoluzione del virus senza creare ulteriore panico; • giusto fino ad ora esposto in riferimento alla Virologa Gismondo, sottolinea la di lei buona fede e correttezza nelle affermazioni, non ha mai cercato di seminare panico od allarmismo , anzi tutto il contrario. Pertanto, tale atteggiamento scientifico quanto propositivo porterebbe a ritenere valide o comunque fondate su qualche dato oggettivo le dichiarazioni rese sull’origine del virus e la sua diffusione. L’autorevole studiosa, non certo definibile complottista, non esclude la tesi di una origine non naturale del virus, specie con riferimento ai giochi militari tenuti a Wuhan nell’Ottobre 2019. Per quella occasione, i funzionari del governo cinese hanno accusato gli Stati Uniti di aver portato il virus “in casa loro”. Questo dimostrerebbe che esista una concreta pista di origine non naturale della malattia; • organi di stampa riferiscono che a Wuhan in Cina dal 18 al 27 Ottobre 2019 si sono svolti i Military Word Games, manifestazione sportiva con la partecipazione di circa 10.000 soldati provenienti da 100 Paesi del mondo. Secondo il Medical Virology l’origine dell’epidemia può essere collocata tra metà ottobre e novembre 2019. Sarebbe bene, inoltre, sapere che fine abbia fatto l’ex giornalista e blogger cinese Li Zehua della tv CCTV, arrestato per aver parlato della epidemia; • in data 20/03/2020 andava in onda su Rai 3, rete televisiva italiana, nel programma Leonardo (come sopra meglio ricordato) un servizio ad opera dell’operatrice Cestino nel quale si dichiarava che il 18 Ottobre 2019 si è tenuta a New York una simulazione di una grande pandemia virale, detta “Evento 201” che avrebbe coinvolto l’intero mondo, per vedere come avrebbe reagito. La pandemia ipotizzata sarebbe stata procurata proprio da un tipo di coronavirus trasmesso dai pipistrelli ai maiali in grado di procurare nei casi più gravi una pesante sindrome respiratoria. Un virus in grado di diffondersi da uomo a uomo velocemente grazie a soggetti asintomatici procurando milioni di vittime in tutto il mondo. Gli elementi di tale simulazione, purtroppo, ad oggi appaiono sempre più verosimili. Simulazione, si ricorda e si ripete, avvenuta nell’ottobre del 2019! Forse troppe coincidenze!?; • il governo britannico non esclude che Covid19 sia nato per errore in un laboratorio di Wuhan . La fonte è governativa e si basa su un rapporto del servizio di sicurezza “Cobra” (comitato di emergenza del governo facente capo a Boris Johnson) pertanto attendibile e non accusabile di diffusione di fake news. Secondo questo rapporto, un laboratorio di virologia di Wuhan (Wuhan Center for Disease Provention and Control) ha condotto esperimenti su pipistrelli per esaminare la trasmissione del virus. Il professor Richard Ebright noto esperto americano di biosicurezza nel New Jersey al Waksman Institute ha affermato che il virus potrebbe essere fuggito mentre veniva analizzato, dunque un errore di laboratorio. Non accedo a nessuna tesi preconcetta, ma ritengo che senza pregiudizi tutte le possibilità per spirito di verità, vadano esaminate. Insomma, nessuno ha la verità rivelata. Il Governo e in particolare il Ministro degli Esteri e degli Interni italiani e le Autorità internazionali diano spiegazioni e chiarimenti su tale punto; • Il Regno Unito ha dato prova di libertà riportando sui tabloid la notizia di un report dei propri servizi di sicurezza che paventavano per il Covid 19 l’ipotesi dell’origine con un errore in un laboratorio cinese. Il Washington Post, organo di stampa non accusabile di fake news, rilancia la medesima notizia e dice che al wet-market di Wuhan non si vendono pipistrelli, cita uno studio di Lancet in base al quale non vi è prova del legame tra virus e quel mercato. Cita lo studioso di fama mondiale Richard H. Ebright, secondo il quale è lecito parlare di incidente di laboratorio mancando nel laboratorio di Wuhan “Condizioni minime di sicurezza” e riporta il caso di ricercatori di quel laboratorio che si sono avventurati nelle grotte per catturare pipistrelli senza misure protettive dalla infetta urina degli uccelli. In Italia nessuno si è degnato di rilanciare queste notizie, salve sporadiche eccezioni. Ci si domanda prima di tutto in qualità di medico, che ha dedicato al Covid 19 qualificati studi e dopo da politico: possibile che in Italia il sistema informativo ignori notizie? Che nelle redazioni si sia levato un muro di gomma? Non si propende per nessuna tesi, ma alla stampa si chiede il dovere di informare liberamente. Due filmati di Leonardo sono stati liquidati senza dibattito, affidandosi solo ad una corrente di pensiero quale fosse Vangelo, altre notizie non trovano diritto di asilo, alla pari dell’esposto-denuncia alla Procura della Repubblica di Roma ed una missiva al Papa e ai capi delle religioni abramitiche. In Italia vige un black-out informativo degno di regimi totalitari, e la triste riflessione è che nella informazione l’Italia sembra come la Cina. Siamo passati dalla mascherina alla museruola e in tal senso va quell’inaccettabile task-force governativa sulle fake news. Chi decide che cosa è fake news? Lo Stato? E’ un principio pericoloso in contrasto con l’art. 21 della Costituzione. Basta omertà, questa è ormai dittatura informativa, non rispetto della verità che dobbiamo ai tanti morti e a chi sta perdendo il lavoro! • In data 07 aprile 2020 sul quotidiano on-line www.liberoquotidiano.it è stato pubblicato dal giornalista Andrea Morigi un articolo dal titolo “Coronavirus, gli Stati del G7 chiedono 3.200 miliardi alla Cina: il prezzo da pagare per l’epidemia”. Nell’articolo si spiega come la Cina presto dovrà rispondere della diffusione del Covid-19 dinanzi ad una corte internazionale come quella dell’Aja o a difendersi dinanzi ad un tribunale speciale come a Norimberga, affrontando la richiesta di risarcimento per 350 miliardi di sterline. A tanto ammontano i danni calcolati dal centro studi britannico, Henry Jackson Society, nel rapporto depositato di ben 44 pagine dal titolo eloquente: “Compensazione da Coronavirus? Stabilire la potenziale colpevolezza della Cina e le vie di un’azione legale”. Si tratterebbe di una causa pilota, alla quale potrebbero fare seguito quelle relative ad altri Paesi occidentali. Il Regno Unito ha registrato finora oltre 52mila contagi, ma stando ai dati di ieri la Germania supera già i 100mila, la Francia si avvicina con 93mila, la Spagna è oltre quota 135mila e l’Italia ne conta più di 132mila, senza parlare degli Usa, in testa alla triste classifica, che hanno superato i 350mila casi. Una stima prudenziale, anche se la curva epidemiologica scendesse, porta a decuplicare la cifra. O anche a centuplicarla, visto che gli Stati del G7 per affrontare l’emergenza del Covid-19 hanno adottato misure per 4mila miliardi di dollari. Per non dire che si tratta di una tragedia umanitaria dal costo incalcolabile. Qualcuno prima o poi dovrà pagare. Si annuncia una lunga battaglia, in realtà, poiché la vicepresidente della Corte Internazionale di Giustizia è la giurista cinese Xue Hanqin, per un caso curioso docente di giurisprudenza proprio a Wuhan, il centro della pandemia. La reazione più probabile del potentissimo segretario del Partito Comunista cinese Xi Jinping è un rifiuto della giurisdizione dell’Aja. Occorrerebbe quindi trovare una strategia alternativa, che indichi una violazione dei diritti umani. Numerosi studiosi del diritto, nelle settimane scorse avevano indicato il fondamento giuridico di un’azione legale contro i responsabili di una condotta che ha provocato un enorme numero di morti e il tracollo dell’economia globale. 17) Negli Stati Uniti, il ricercatore James Kraska ha preso in esame il Regolamento sanitario internazionale emanato dall’Organizzazione mondiale della Sanità, adottato nel 2005 proprio a causa della censura di Pechino, concludendo che proprio la Cina ha contravvenuto agli obblighi di comunicazione entro 24 ore agli altri Stati membri delle informazioni inerenti la Sars e malattie «provocate da un nuovo sottotipo del virus». In realtà, a far le spese della censura imposta dietro la Grande Muraglia sono stati per primi i cinesi. È per questo motivo che è partita una campagna internazionale che punta a rinominare il morbo: non più «virus cinese», ma «virus del Partito Comunista Cinese», più preciso e offensivo solo nei confronti di chi lo merita; 18) In data 23 febbraio 2020 sul quotidiano on-line www.liberoquotidiano.it era già apparso un altro articolo a firma della giornalista Caterina Spinelli nel quale si ribadiva l’idea di un virus creato in laboratorio: – Si infittiscono sempre più i misteri legati al coronavirus e alla sua diffusione. Dopo la scoperta che il presidente cinese Xi Jinping ha tenuto nascosto l’epidemia per vari giorni, ecco che arriva un’altra ipotesi sulla sua “nascita”. Secondo i biologi Botao Xiao e Lei Xiao il virus avrebbe avuto origine in un laboratorio vicino al mercato della città di Wuhan, epicentro dell’epidemia. I due scienziati hanno così contestato la versione ufficiale secondo la quale l’agente patogeno si sarebbe trasmesso direttamente dai pipistrelli all’uomo per suffragarne un’altra. Leggi anche: Coronavirus, Gennaro Arma il comandante italiano: resterà sulla Diamond Princess in quarantena fino alla fine. I ricercatori hanno infatti notato che due laboratori vicinissimi al mercato conducono ricerche su pipistrelli e agenti patogeni. Proprio nel primo di questi, il Wuhan Center for Disease Control and Prevention, in passato uno scienziato aveva riferito di essere stato attaccato dagli stessi pipistrelli due volte e, conoscendo l’estremo pericolo della possibile infezione, si era messo in entrambe le occasioni in quarantena volontaria per 14 giorni. Secondo gli scienziati, dunque, “è plausibile che il virus sia trapelato dal laboratorio e abbia così contaminato i pazienti iniziali, anche se in studi futuri saranno necessarie solide prove”-; 19) In data 10 aprile il quotidiano on-line www.atlanticoquotidiano.it pubblica un articolo a firma della giornalista Deborah Molinaro dal titolo “Altro che aiuti: ecco perché dovremmo chiedere il risarcimento dei danni alla Cina”, nel quale si legge: Nei soli Paesi G7 danni per 4 trilioni di dollari. Che il Covid-19 sia una vera e propria guerra è ormai cosa evidente. Un argomento ancora tabù è invece il riconoscimento dell’incombenza della guerra che bisognerà combattere per la ricostruzione sociale ed economica dei Paesi colpiti. Mentre in Italia non esiste ancora un piano per la seconda e la terza fase dell’emergenza epidemiologica che stiamo vivendo, sarebbe doveroso aprire un dibattito in merito alle responsabilità da imputare alla Repubblica Popolare Cinese ed ai costi che questa dovrebbe essere chiamata a sostenere per porre ristoro. Bisogna, infatti, avere il coraggio di riconoscere che la Cina, con l’esitazione, volontaria o meno, nell’ammettere non solo l’esistenza di una minaccia epidemiologica ma anche i ritardi nel coordinamento con l’Organizzazione Mondiale della Sanità e la falsificazione dei dati riguardo i casi positivi, ha non solo violato il Regolamento Sanitario Internazionale, ma ha favorito la diffusione globale del virus, permettendo anche a 5 milioni di persone di lasciare Wuhan prima del 23 gennaio, giorno dell’inizio del lockdown, nonostante la consapevolezza della trasmissione da uomo a uomo del Covid-19. La Cina pagherà mai per tutto ciò? A tal riguardo, bisogna ricordare che la Cina, così come Stati Uniti e Francia, non è inclusa nella lista degli Stati che accettano il giudicato della Corte Internazionale di Giustizia e, seppur così non fosse, la giurisdizione della Corte si fonda sul consenso delle parti e difficilmente il Paese di Xi Jinping si sottoporrebbe ad un processo. La difficoltà di poter affrontare il tema nelle sedi opportune, suggerisce la possibilità di gestire la faccenda in termini più realistici: risolvere la disputa nella sede dell’Organizzazione Mondiale del Commercio. Difatti, lamentando l’impossibilità di adempiere agli obblighi derivanti dagli accordi, si ha la facoltà di chiamare in causa la Cina dinanzi al Dispute Settlement Body che, a differenza della Corte Internazionale di Giustizia, trova legittimità ad operare in virtù dell’accordo stesso e non per esplicita accettazione di una delle parti. Al riguardo, uno studio della Henry Jackson Society, quantifica la perdita per i Paesi del G7, per via del costo delle misure di contenimento, intorno ai 4 trilioni di dollari (M. Henderson, A. Mendoza, A. Foxall, J. Rogers, S. Armstrong, “Coronavirus Compensation: Assessing China’s potential culpability and avenues of legal response”, The Henry Jackson Society, April 2020, London). La necessità di giustizia dovrebbe essere tra i primi temi dell’agenda del nostro Esecutivo una volta superata la fase del contenimento del virus. La negligenza cinese, che è costata la vita a migliaia di italiani, avrà costi economici significativi aprendo una nuova recessione. Secondo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, l’Italia sarà tra i Paesi maggiormente colpiti con un tasso di crescita del -0,4 per cento per il 2020 (ma altre autorevoli istituzioni stimano una perdita di Pil di diversi punti percentuali). Non bisogna quindi cadere nel tranello della soft diplomacy cinese, la quale non è altro che un tentativo di passare da untori del mondo a Paese leader della solidarietà, probabilmente con il chiaro intento di trovare alleali e alleggerire le ripercussioni della comunità internazionale. In questo senso, il comportamento tenuto dalla Farnesina, con il tentativo propagandistico di spacciare gli acquisti come “doni” cinesi, rappresentano un peccato di compiacenza per il quale, moralmente ed elettoralmente, il ministro Di Maio, a tempo debito, dovrà rispondere. Quando tutto ciò sarà finito, probabilmente con l’arrivo del vaccino, non bisognerà dimenticare che la Cina ha avuto la possibilità di ridurre il rischio pandemico del 95 per cento ma, probabilmente per via di una scelta legata all’immagine internazionale del Paese, ha preferito tacere, manomettere informazioni e dati, giocando con la vita delle persone. È doveroso uno sforzo da parte di tutta la comunità internazionale, soprattutto da parte delle democrazie occidentali, al fine di avviare il processo di ricostituzione dell’ordine mondiale, ricordando che Paesi autoritari come la Cina non sono esonerati dagli obblighi derivanti dalle norme di diritto internazionale quali le convenzioni che anch’essi hanno ratificato; 20) In data 10 aprile 2020, anche altro quotidiano on-line, Huffpost, nella sezione esteri, pubblicava un articolo a firma del giornalista Marco Lupis dal titolo “Farla pagare alla Cina. Covid-19 accende la rabbia negli USA ma non solo”: Gli Stati del G7 potrebbero chiedere 3.200 miliardi alla Cina per “danni da coronavirus”, mentre in America si preparano colossali azioni legali – vere e proprie “class action” – contro Pechino e mentre la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità finisce nel mirino dei media internazionali, accusata di connivenza e sottomissione agli interessi cinesi, nella gestione della pandemia. Insomma, il Covid-19 rischia di trasformarsi in un grosso grattacapo per la leadership – fino a ieri indiscussa – del presidente-imperatore cinese Xi Jinping, alle prese con numerosi focolai di protesta e problematiche interne alla Cina e messo di fronte a una recrudescenza dello scontro con Donald Trump, spostatosi dal campo di battaglia dei dazi, a quello del virus. E mentre la levata di scudi di molti Paesi nei confronti di Pechino – accusata di avere nascosto l’epidemia (con l’interessata collaborazione appunto dell’Oms, che ormai sarebbe economicamente e politicamente controllata dalla Cina) e di avere “truccato” le cifre ufficiali dei contagiati e addirittura dei morti – fa recuperare consensi negli Usa alla politica anticinese di Donald Trump, gli enormi sforzi della propaganda del Pcc che ha cercato in tutti i modi di ribaltare la “storia scientifica” del virus, arrivando fino ad affermarne una origine “americana”, sembrano non avere ottenuto i risultati sperati. Secondo un sondaggio condotto online tra il 3 e il 5 aprile scorsi dalla Società di ricerche di mercato, con sede a Chicago, Harris Pool, l’ira degli americani nei confronti di Pechino quando si parla di coronavirus è praticamente bipartisan: quasi il 90 percento dei repubblicani non ha dubbi riguardo l’origine del virus e ritiene che la Cina sia responsabile della sua diffusione; mentre ben due terzi dei democratici intervistati hanno affermato lo stesso. E più della metà degli americani ritiene che Pechino dovrebbe pagare qualche forma di riparazione ad altri paesi. In questo senso ha creato scalpore lo studio pubblicato sul sito dell’organizzazione britannica Henry Jackson Society (HJS), che ha contabilizzato il danno causato dalla diffusione del virus in Gran Bretagna: la cifra ipotizzata per il risarcimento dalla società inglese si aggira sui 350 miliardi di sterline. Un risarcimento per ora solo ipotetico, ma che potrebbe lievitare moltissimo se si considera che gli Stati del G7 hanno già subito danni economici da coronavirus per una cifra stimata attorno ai 3.200 miliardi, pari alle misure economiche d’emergenza finora varate. 21) Secondo lo studio della HJS, ci sarebbero i presupposti per portare la Cina sul banco degli imputati del Tribunale dell’Aja, in quanto Pechino avrebbe violato gli articoli 6 e 7 dell’International Health Regulation, il regolamento in materia di sanità internazionale adottato globalmente nel 2005. Il Governo cinese l’avrebbe violato in molti modi: nascondendo i dati reali del contagio tra il 2 e l’11 gennaio e soprattutto non comunicando che si trattava di un nuovo tipo di virus, e impedendo a chiunque, per 3 settimane, di far sapere alla comunità scientifica internazionale che si trattava di un virus trasmissibile da uomo a uomo. Proprio quest’ultima violazione sarebbe quella che ha impedito di prevenire il contagio su larga scala, secondo gli studiosi della Henry Jackson Society. Infatti, applicando le necessarie misure restrittive 3 settimane prima di quanto si è fatto, si sarebbero potuti evitare il 95% dei contagi, afferma lo studio britannico. La strada legale internazionale, però, parte già in salita, visto che l’attuale vicepresidente della Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja è una cinese, la giurista Xue Hanqin. Fra l’altro, per una strana coincidenza, docente di giurisprudenza proprio a Wuhan. 22) Anche l’Oms non esce esattamente bene da questa impennata di rabbia internazionale, almeno leggendo l’editoriale di fuoco pubblicato il 5 aprile scorso sul Wall Street Journal, dove l’organismo sanitario internazionale viene definito ironicamente “World Health Coronavirus Disinformation – Organizzazione Mondiale della Sanità per la disinformazione sul Coronavirus”; editoriale che si apre con questo significativo incipit, che non lascia molto spazio alle interpretazioni: “La pandemia di coronavirus offrirà molte lezioni su cosa fare meglio per salvare più vite e fare meno danni economici la prossima volta. Ma esiste già un modo per garantire che le future pandemie siano meno letali: riformare o chiudere del tutto l’Organizzazione mondiale della sanità”. Un organismo internazionale – bisogna dirlo – già in passato segnato da scandali (fra tutti quello della “falsa epidemia” di aviaria nel 2005), accuse di lobbismo, corruzione, e connivenza con le case farmaceutiche: in una parola, accusato di essere sostanzialmente inutile, se non addirittura dannoso. 23) In questo clima in cui alcuni analisti internazionali hanno acutamente osservato che “la pandemia dà slancio e nuova autorità alla politica cinese di Trump”, ha trovato terreno fertile il disegno di legge presentato venerdì scorso alla Camera americana dal repubblicano Lance Gooden, rappresentante dello Stato del Texas, mirante a spianare la strada a potenziali contenziosi nei confronti della Cina nei tribunali americani, qualora si dimostrasse – recita la bozza – che il paese ha “fabbricato” – in qualsiasi modo – il virus. Il disegno di legge, chiamato “Stop Covid Act”, andrebbe a modificare il Foreign Sovereign Immunities Act (Fsia), affermando che altri paesi “non devono essere considerati immuni dalla giurisdizione dei tribunali degli Stati Uniti nel caso in cui si dimostrasse che una nazione straniera, indipendentemente dal fatto di avere agito intenzionalmente o non intenzionalmente, avesse introdotto un’agente biologico … negli Stati Uniti, o nel caso in cui tale introduzione avesse provocato una lesione corporale a [un] cittadino degli Stati Uniti ”. E alla proposta del repubblicano Gooden ha fatto subito eco l’annuncio di una mega causa legale avviata in Florida per “far pagare la Cina per quello che ha fatto con la mala-gestione della crisi del coronavirus”. Lo studio legale Berman Law Group, specializzato in risarcimenti per lesioni personali attraverso class-action, con sede a Boca Raton, in Florida, ha infatti annunciato che sta intentando causa alla Cina e a varie agenzie governative cinesi per conto di “persone fisiche e imprenditori negli Stati Uniti e nello Stato della Florida, per i danni subiti a seguito della pandemia di Coronavirus”. Nelle carte si legge che la Cina avrebbe agito “negligentemente nella gestione dell’epidemia di Covid-19″. Gli avvocati affermano che la Cina “sapeva che Covid-19 era pericoloso e in grado di provocare una pandemia, ma si è mossa lentamente, mettendo proverbialmente la testa nella sabbia per cercare di coprire il contagio, al fine di tutelare i propri interessi economici”. “Questa è una causa contro una superpotenza mondiale che deve rispondere concretamente delle conseguenze delle sue decisioni e delle sue azioni”, ha dichiarato in un’intervista a Fox News Jeremy Alters, portavoce dello studio legale: “Hanno i soldi per pagare per quello che hanno fatto, e dovremmo tutti fare in modo che la Cina paghi”, ha detto. Il montare di sentimenti anti-Pechino nel mondo occidentale a causa della pandemia “cinese”, insomma, unito ai problemi interni, alle forze ostili al suo strapotere personale, alla corruzione sempre difficile da tenere a freno in Cina, alle spinte autonomiste dello Xinjiang e di Hong Kong, al problema mai risolto di Taiwan, rischiano davvero di procurare seri “dolori” al non più giovane Xi, fino al punto di far crollare il “modello cinese”? 40 anni fa Deng Xiao Ping, aprendo ai mercati occidentali, parlando ai delegati al congresso del PCC espose la sua “ricetta” per il successo della nuova “via cinese”: “osservare con calma, assicurare la nostra posizione, nascondere le nostre capacità, attendere il nostro momento, mantenere un profilo basso, e non rivendicare mai la leadership globale”. Xi Jinping ha contravvenuto a molti degli “ingredienti” della ricetta del vecchio Deng, aggiungendo inediti e aggressivi elementi alla sua personale formula per il successo globale del Dragone, forte di una nuova e straordinaria “potenza di fuoco” economica da buttare sul piatto degli equilibri mondiali. Ora – parafrasando la celebre frase dell’anarchico Bakunin, divenuto slogan degli studenti del “sessantotto” – “un Coronavirus lo seppellirà”? -; 24) Ancora si legge in data 15 aprile 2020 sul quotidiano Il corriere della Sera di un’ipotesi di errore umano sul Coronavirus. Nell’ articolo della edizione on line data odierna l’autorevole e ponderato giornalista Guido Olimpio, professionista che non lascia nulla al caso, pur senza sposare alcuna tesi, avanza l’eventualità che il Covid 19 si sia diffuso per un errore umano avvenuto nel laboratorio di virologia di Wuhan. Cita un rapporto del generale americano Mark Milley, capo di Stato Maggiore Usa, rapporto che convalida quanto anticipato dal Washington Post. Nel rapporto si legge che l’ambasciata Usa a Pechino nel 2018 aveva allarmato sulle precarie condizioni di sicurezza e igiene del laboratorio BSL4 di Wuhan e sul possibile rischio di pandemia da esperimento sui pipistrelli. Alle stesse conclusioni è pervenuto altra firma del giornalismo di inchiesta Usa David Ignatius. Dopo questa indiscrezione la task-force anti fake news vorrà silenziare anche il Corriere della Sera o è almeno il caso di esaminare il problema? I ministri degli Esteri e della Difesa riferiscano quello che sanno”; 25) In data 16 aprile 2020. Agenzie di stampa accreditate come AP, Adn Kronos ed Ansa, una tv di prestigio quale la CNN, e quotidiani di riconosciuta autorevolezza quali Corriere della Sera e La stampa hanno riportato la notizia che l’intelligence Usa sta indagando, in base a documenti meritevoli di attenzione, sulla possibilità che il Covid 19 sia stato prodotto in un laboratorio cinese e fuoriuscito per errore umano. Non propendo per alcuna tesi preconcetta e proprio per questo, il 27 Marzo scorso, ho avanzato esposto denuncia alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma per l’accertamento della verità storica e la punizione dei colpevoli, ove esistano. Con spirito laico invoco l’accertamento scrupoloso e senza pregiudizi della verità nel rispetto dei tanti morti e danneggiati. In questa ottica stigmatizzo un servizio andato in onda ieri in una trasmissione televisiva “La vita in diretta” su reti nazionali pubbliche, che riportava erroneamente come cinese un mercato che era indonesiano, secondo la correzione della corrispondente da Pechino Botteri. Il servizio pubblico sia maggiormente attento nel dare notizie visto che si parla tanto di fake news; 26) Ancora in data 16 aprile si legge sul giornale on-line www.asianews.it che in Cina è stata creata una struttura governativa che controlla ogni pubblicazione ed informazione sul Covid 19. Le informazioni devono essere previamente verificate prima della loro pubblicazione da un gruppo di lavoro di nomina governativa. Questo ricorda l’ormai famoso organismo anti fake news creato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri italiana sul Covid 19. A tal proposito la domanda ironica e provocatoria sorge spontanea: Italia come Cina o Cina come Italia? Chi ha copiato da chi? Insomma chi ha il copyright?; 27) In data 16 aprile 2020 nel tg televisivo “Mediaset TGCOM 24” il giornalista Paolo Liguori ha affermato che “prima il Washington Post, Fox News, CNN, dopo una conferenza stampa di Trump hanno confermato: il virus Covid-19 viene da un errore di laboratorio di Wuhan. Il laboratorio suddetto aveva un tecnico che ha sbagliato ed ha fatto scappare questo virus. Tale avvenimento è accaduto il 02 dicembre 2019. Uno di questi tecnici esiste ed è testimone. Non è in Cina ma a Taiwan e da lì ha anche confermato. Naturalmente questa conferma crea un mondo del tutto diverso: c’è un braccio di ferro enorme tra la Cina e gli altri Paesi. La Cina non lo aveva mai ammesso, ed anzi, ultimamente, aveva stretto anche i controlli. Gli USA che hanno sempre detto “Virus cinese” ora si sentono danneggiati anche perché dal 02 dicembre 2019 al 20 gennaio 2020, giorno in cui la Cina ha ufficialmente riconosciuto il virus sono passati ben 2 mesi. Quindi, la Cina si è molto avvantaggiata di questo tempo in cui gli altri Paesi non hanno potuto dichiarare la pandemia, non si sono attrezzati ed ora i cinesi usciranno forti in economia quando il resto del mondo avrà ancora l’acqua alla gola”; 28) In data 17 aprile 2020, quindi ancora in piena fase di pandemia, in molti comunicati si legge che la Cina sarebbe interessata ai porti italiani. La Cina è fortemente interessata a sbarcare nel Mediterraneo ed avrebbe posto le mire su tre porti italiani: Genova, Livorno e Venezia. Questo induce a motivare l’atteggiamento cauto ed ossequioso delle autorità italiane e di gran parte della nostra stampa (in special modo Rai) nella valutazione delle ragioni della pandemia da Covid 19. Se questo piano di acquisto si realizza sarebbe gravissimo, perché assicurerebbe alla Cina una presenza stabile nel Mediterraneo con riflessi commerciali e militari. Il governo italiano chiarisca e prenda una posizione; 29) in data 17 Aprile alla tv francese TViVO – Cnews – traduzione M.A. Di Marco ed Angelo Terra nel corso di una rubrica di medicina, il premio Nobel per la medicina 2008 e scopritore del virus dell’HIV, professor Luc Montagnier sosteneva ribadendolo più volte e con assoluta certezza che il virus è stato creato in laboratorio da una ricerca nella quale si tentava di trovare un vaccino all’HIV. Tant’è che in una ricerca del DNA e del RNA del Covid-19 si è riscontrata una serie dell’HIV. Il professore a tale proposito però rassicura i giornalisti presenti durante l’intervista, affermando che nonostante la presenza nella serie RNA del Covid-19 di una serie RNA dell’HIV, non è pericoloso e contagioso come l’HIV per la presenza minima di tale serie, né tanto meno si potrebbe trasmettere sessualmente come avviene per l’HIV; 30) una inchiesta dell’autorevole quotidiano Usa Washington Post ha parlato di errori commessi in Cina in un laboratorio a Wuhan e che report di intelligence Usa segnalano le stesse circostanze, alla pari della Tv israeliana Channel 12. Si chiede, altresì, di conoscere la posizione ufficiale in seno alla OMS, ove davvero, la abbia del professor Walter Ricciardi; 31) in numerose interviste pubblicate su testate giornalistiche italiane e straniere, come anche in numerose interviste andate in onda su programmi televisivi nazionali italiani o su canali web, il professor Giulio Tarro, primario emerito dell’Ospedale Cotugno di Napoli, già docente dell’Università di Napoli Federico II, fondatore dal 1978 della “Fondazione per la ricerca sul cancro “Teresa e Luigi de Beaumont-Bonelli” (la fondazione ha il nobile scopo di finanziare borse di studio per la ricerca sul cancro), ha dichiarato la stretta connessione esistente tra coronavirus Covid-19 e vaccini anti-influenzali. Anche da studi condotti dall’Università di Cambrige su numerosi casi sviluppatisi nella città di Bergamo, è emerso che i soggetti che, nei mesi precedenti (ottobre-novembre 2019) allo scoppiare dell’epidemia, si erano sottoposti al vaccino anti-influenzale, sono stati i primi ad ammalarsi ed il virus li ha colpiti in maniera più aggressiva rispetto a soggetti non vaccinati ed addirittura in molti casi portandoli al decesso. Su tale punto, pertanto, ci si chiede se l’OMS fosse a conoscenza dei suddetti studi e, in caso positivo, come mai non abbia fermato le vaccinazioni e dato tempestiva comunicazione all’intera popolazione mondiale, richiedendone magari anche un risarcimento per tale imponente danno alla salute; 32) In data 18 aprile 2020, si viene a conoscenza che l’emittente televisiva Channel 12 di Israele riferisce che i servizi di intelligence degli Usa, sin dal Novembre 2019 avevano allertato Israele e tutti i paesi della Nato, ITALIA inclusa, di strani movimenti in un laboratorio di Wuhan e del rischio epidemia. Chiedo, vista la gravità del fatto, se vero, che il Governo ed in particolare i ministri dell’Interno e degli Esteri riferiscano subito in Parlamento e che sia nominata una commissione di indagine parlamentare; 33) In data 19 aprile 2020 sul giornale on-line Dago Spia si legge “Nessuna scusa. Lei pianifica di rafforzare la Cina grazie ad un virus che ha esportato”- Il Direttore del giornale tedesco “Bild” si rivolge in un video a Xi Jinping – Il Governo cinese, attraverso la sua ambasciata in Germania, aveva inviato una lettera al quotidiano tedesco per chiedere le scuse da parte del suo direttore che nei giorni scorsi aveva affermato che la Cina avrebbe dovuto provvedere al pagamento dei danni provocati dal Corona virus Covid 19 nel mondo…”. “Cortesemente, mi consenta di rispondere. Prima di tutto, lei governa con la sorveglianza e il controllo. Lei non sarebbe presidente senza la sorveglianza. Lei controlla qualunque cosa faccia qualunque cittadino ma si rifiuta di monitorare i wet market infetti del suo Paese”. Così il direttore del giornale tedesco Bild, Julian Reichelt, si rivolge in un video (pubblicato dal quotidiano online Tpi.it) al Presidente cinese e segretario del Partito Comunista Xi Jinping. Il governo cinese, attraverso la sua ambasciata in Germania, aveva inviato una lettera al quotidiano tedesco per chiedere le scuse da parte del suo direttore che nei giorni scorsi aveva affermato che la Cina avrebbe dovuto provvedere al pagamento dei danni provocati dal coronavirus nel mondo. “Ha fatto chiudere tutti i giornali – prosegue il giornalista tedesco – e i siti internet che si sono mostrati critici rispetto al suo operato, ma non le bancarelle dove vengono vendute le zuppe al pipistrello. Lei non controlla solo i suoi cittadini, ma li mette in pericolo, e con loro, il resto del mondo. Secondo, la sorveglianza è una violazione della libertà. E una nazione che non è libera non può essere creativa, e una nazione che non è innovativa, non inventa nulla. Ecco perché ha trasformato la Cina nel più grande esperimento di furto di proprietà intellettuale. La Cina si arricchisce con le invenzioni degli altri, invece che con le sue invenzioni”. “La ragione per cui in Cina non si inventa e non si innova – continua ad argomentare Reichelt nel suo video rivolto al governo di Pechino – è perché non permettete ai giovani del vostro paese di pensare liberamente. La cosa più grande che avete esportato, e che comunque nessuno voleva, è il Coronavirus. Terzo: lei, il suo governo e i vostri scienziati sapevate da tempo che il Coronavirus fosse altamente infettivo, ma avete lasciato il resto del mondo all’oscuro. I suoi esperti non hanno saputo rispondere, quando i ricercatori occidentali chiedevano cosa stesse accadendo a Wuhan, era troppo orgoglioso e nazionalista per ammettere la verità. Pensava si trattasse di una disgrazia nazionale e invece si è trasformata in un disastro globale. Quarto, il Washington Post riporta che i vostri laboratori a Wuhan hanno fatto ricerche sui Coronavirus nei pipistrelli, ma senza mantenere i livelli di sicurezza elevati che sarebbero necessari. Perché i vostri laboratori tossici non sono così sicuri quanto invece lo sono le vostre carceri per i prigionieri politici? Potrebbe spiegarlo alle vedove in lutto, alle figlie e ai figli, mariti e genitori delle vittime di Coronavirus in tutto il mondo? Quinto, nel suo paese il popolo la sta mettendo in discussione, il suo potere sta crollando. Ha creato una Cina impenetrabile, non trasparente. Prima del Covid, la Cina era conosciuta come uno Stato-Sorvegliante, ora è uno stato sorvegliante che ha infettato il mondo con una malattia mortale. Questa è la sua eredità politica”. “La sua ambasciata – conclude il direttore della Bild – dice che non sono all’altezza della tradizionale amicizia fra i nostri popoli. Immagino che considera una grande amicizia, quella in cui manda mascherine in giro per il mondo. Questa non è amicizia, la chiamerei imperialismo nascosto dietro un sorriso, un cavallo di Troia. Pianifica di rafforzare la Cina grazie ad una malattia che ha esportato. Non ci riuscirà: il Coronavirus prima o poi sarà la sua fine politica”; 34) In data 19 aprile2020 sul sito di Rainews si legge: I dubbi sull’origine della pandemia Coronavirus. Australia chiede indagine internazionale: “Cina poco trasparente”. Il Ministro degli Esteri Payne all’ABC: “Insisteremo su questo punto”. Ed ha confermato che condivide preoccupazioni simili a quelle degli USA, il cui Presidente Donald Trump ha accusato l’OMS di “gestire male” la crisi e di aver coperto la gravità dell’epidemia cinese prima che si diffondesse (http://ww.rainews.it/dl/rainews/articoli/coronavirus-australia-chiede-indagine-internazionalecina-poco-trasparente-35f369dl-bebb-4f23-aae5-41f423a97015.html). L’Australia ha messo in dubbio la trasparenza della Cina nella sua gestione dell’emergenza coronavirus ed ha chiesto un’indagine internazionale sull’origine del virus e la sua diffusione nel mondo. Nell’intervista dall’emittente televisiva ABC, la Ministra degli Esteri australiana Marise Payne ha definito la sua preoccupazione sulla trasparenza della Cina “un punto molto importante” sottolineando che “le questioni relative al Coronavirus sono questioni per una inchiesta indipendente e penso che sia importante che la facciamo”. E l’Australia ha aggiunto: “Insisterà assolutamente su questo”. Payne si dice anche scettica su come l’OMS abbia gestito la risposta globale alla pandemia. “Dobbiamo conoscere il tipo di dettagli che una indagine indipendente ci identificherebbe sulla genesi del virus, sugli approcci per affrontarlo e sull’apertura con cui le informazioni sono state condivise”, ha insistito nel corso dell’intervista e ha quindi confermato che l’Australia condivide preoccupazioni simili a quelle degli Stati Uniti, il cui presidente Donald Trump ha accusato l’OMS di “gestire male” la crisi e di aver coperto la gravità dell’epidemia cinese prima che si diffondesse. Come è noto, si pensa che il virus sia originato in un mercato di animali selvatici di Wuhan alla fine dello scorso anno. Il Coronavirus finora ha provocato oltre 160 mila morti nel mondo a fronte di 2.331.099 casi; 35) non si può prendere a priori per buona o valida la tesi del virus modificato in laboratorio, ma che per doverosa chiarezza e rispetto verso le vittime ed anche per sgombrare il campo da sospetti che altrimenti resterebbero per sempre, si ritiene opportuno esperire un’inchiesta a livello internazionale ed un’indagine giudiziaria: si è già provveduto a depositare un esposto-denuncia presso la Procura della Repubblica di Roma in data 27 marzo 2020, ritenuto che vi siano sufficienti presupposti per gli accertamenti delle responsabilità anche e per gli effetti dei delitti di cui agli artt. 438 e 452 del Codice Penale e/o di ogni altro ulteriore reato che si riterrà sussistente; 36) considerato che le autorità cinesi non sono risultate collaborative fornendo indicazioni ed eventuale antidoto, e che sulla morte del medico “eroe” cinese (il primo ad accorgersi del supervirus e per il quale lo stesso è morto) sono rimaste e rimangono molte zone di ombra dovute al tradizionale rigore informativo della Cina; CHIEDE che si proceda ove ritenuto opportuno da codesta Organizzazione, o quella che si riterrà competente funzionalmente, ad accertare le origini e la causa del virus COVID19 (se si tratta di virus creato in laboratorio o nato spontaneamente) e conseguentemente la eventuale responsabilità civile e penale nei confronti degli autori degli sciagurati esperimenti di laboratorio che hanno causato l’emergenza sanitaria COVID19, chiedendone fin da ora una adeguata e giusta punizione ai sensi di legge delle singole nazioni e sovranazionali, per il rispetto che si deve alle numerosissime vittime in tutto il mondo, nonché per tutte le conseguenze negative socio-economiche derivate. Si richiede altresì fin da ora, con maggior precisione, un congruo risarcimento allo Stato italiano e/o ad ogni singolo cittadino che abbia subito un danno fisico, morale, materiale ed economico. Chiedo, ove ritenuto utile ai fini dell’indagine, l’audizione dei virologi ed esperti che hanno rilasciato le interviste, come il professor Montagnier, professor Tarro, professor Ricciardi, la dott.ssa Gismondo, nonché dei giornalisti Maurizio Menicucci, Daniele Cerrato, Elena Cestino, Silvia Rosa Brusin, Andrea Morigi, David Ignatius, Guido Olimpo, Paolo Liguori e del cardinal Ranjit e l’acquisizione dei filmati Rai sopra citati e di ogni altra tv italiana o sito internet di testate giornalistiche, del filmato dell’emittente televisiva francese, inglese e statunitense e comunque di tutto il materiale redazionale (file, interviste, riprese) ad essi connessi e non utilizzato nella messa in onda. Si è, inoltre, a chiedere la sospensione di ogni tipo di esperimento che preveda l’utilizzo di virus creati in laboratorio non a fini terapeutici/precauzionali, esempio la creazione di nuovi vaccini per le patologie ed influenze già esistenti, ma per mera curiosità scientifica e/o per utilizzi non a beneficio dell’intera collettività, procurando la morte di milioni di persone innocenti nell’intero pianeta. Terme Vigliatore 29 aprile 2020 On. Sen Dott. Domenico Scilipoti Isgrò Presidente Unione Cristiana

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