Come uscire a riveder le stelle? 2 giugno festa della Repubblica

Come uscire a riveder le stelle?  2 giugno festa della Repubblica

Antonio Dovico – Festa Nazionale, quindi festa per tutti i cittadini italiani. Ma tutti, i cittadini, sentono il cuore in festa, o solo una parte di essi? Naturalmente non tutti, e ci sono validissimi motivi per non esserlo. La  festa del 2 giugno non sana una ferita nazionale, ma al contrario  la all’ allarga. Non dico che ciò non è cristiano, perché l’aggettivo non dice niente ad una buona parte dell’umanità evoluta, dico che è poco umano. L’esultanza della festa scaturisce dalla caduta della Dittatura  ventennale che ha governato l’Italia con pugno di ferro. E’ necessario qualche brevissimo cenno storico per dare senso al mio scritto. La disfatta subita dall’Italia,  in conseguenza della guerra, tenne lontani gli sparvieri che da dentro o da fuori del regime l’avevano causata. Questo permise che per ricostruirla, venissero fuori uomini di valore e competenti, di specchiata onestà e di sincero senso patriottico. Si creò un clima di forte collaborazione per rimettere in piedi l’Italia. Commovente! Peppone e don Camillo d’amore e d’accordo! Per passare dalla Monarchia alla Democrazia, fu necessario un Referendum. Vinse la Democrazia. C’era stata una strizzatina d’occhio tra Peppone e don Camillo, compiacenti i comprimari, che ha consentito di beffare il Re? Bahaa! Se si, grave vulnus, che si aggiunge al baco che si annida di suo nelle ossa della democrazia.  Folleggio? No, ragiono. Non scomodo Platone per affermarlo, ma lascio parlare la realtà che dovrebbe essere visibile anche ai ciechi. La Democrazia è un  mito che si accetta chiudendo il cervello a chiave. Essa dovrebbe avere il vantaggio di arricchirsi di più contributi d’idee, ma non è il caso italiano. Da noi l’idea buona va fatta a pezzi, per accontentare tanti. Domina il senso dell’  IO a detrimento di quello della collettività, prenderne atto. Quella italiana si presentava sotto i migliori auspici, grazie al tipo di gente che ho già descritto. Fu propugnata, studiata, dibattuta con vero spirito patriottico da uomini di diverso orientamento politico. Espresse i primi governi che operarono miracoli per issarla su. “Lavora Turi, bravu! “  Turi ha zappato e piantato. Manciamu bivimu, sunamu e cantamu!

Bella cantilena, non è vero? Viva la democrazia, è festa per tutti, ma più bella per chi mangia a sbafo Un voto vale uno? Quello di Turi che zappa, vale quanto quello di chi ne mangia il frutto? Quello dello strozzino, quanto quello dello strozzato? L’artigiano che non dorme per far quadrare i conti, e lo scapestrato che si va a drogare nella discoteca? No, signori, per l’ Italia la democrazia è la peggiore forma di governo, ed è vero solo a parole che i governanti sono scelti dal popolo sovrano. Il popolo, con tutte le riserve avanzabili, ha avuto parte attiva nella scelta dei governanti, solo per qualche decennio dell’inizio, quando votava per il candidato a rappresentare il territorio d’appartenenza. Nell’era della tecnologia avanzata, questa figura non esiste più, potrebbe essere sostituita da una semplice cliccata su una proposta ben espressa. Verrebbero meno accordi sottobanco, leggi addomesticate, pressioni squilibranti, corruzione, favoreggiamenti e tutte le maledizioni che ne conseguono. Farneticazioni ?i: il pensiero è libero, il mio come quello di chi legge. Intanto quando usciremo a “riveder le stelle”, che Italia ritroveremo? Rinuncio ad espormi all’ira dei superstiziosi : ciascuno se la immagini a suo Gusto.

Antonio Dovico — Primo giugno 2020.

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