Lettera aperta di Micaela MORGESE ad Experian Cerved, al Comune di Roma, all’Inps, all’Inail, all’Ispettorato, ai Sindacati e al Premier Conte, alla Bhw ed al Tribunale di Roma

Lettera aperta di Micaela MORGESE ad Experian Cerved, al Comune di Roma, all’Inps, all’Inail, all’Ispettorato, ai Sindacati e al Premier Conte, alla Bhw ed al Tribunale di Roma

— Lettera firmata.

Carissima Experian Cerved,
sono Micaela Morgese, quella dipendente assunta da voi nel 2000 come invalida, come categoria ‘protetta’ chiamata nominativa, con scomputo e vantaggi per voi, con un contratto a tempo indeterminato, con cui la legge mi garantiva tutela e futuro, perché un invalido con gli anni peggiora sempre, inevitabilmente e non può facilmente trovare ‘nuove sfide’ da cogliere; quella che ora vi chiede la malattia equiparata a ricovero come da dpcm 7/3 e DL Cura italia e rilancio, quella malattia pagata dallo Stato, non da voi, che però non mi anticipate nemmeno il minimo per sopravvivere sono quella a cui negate lo smartworking da anni e lo avete negato anche in lockdown; mentre i colleghi sani lo usavano;per me la grande sfida nel 2000 era cercare ogni giorno di diminuire gli antidolorifici e cercare di essere indipendente ed avere una dignità, ero fiera di essere stata scelta da voi ed ho dato sempre il massimo entrando come impiegata di 5 livello ccnl metalmeccanici, assumendo le mansioni di 5 super, già dopo un anno, per il crollo delle torri gemelle, che mi ha portato a lavorare per due persone, volevo aiutare la ripresa dell’azienda, con il tempo ho visto il vostro apprezzamento crescente, ricoprendo, in 10 anni, ruoli sempre più importanti con mansioni di 6 livello e quadro, tanto che, su vostra richiesta, avevo creato e gestivo una posizione, nata con me, di responsabile comunicazione interna Italia per le tre sedi, unica persona in Italia a ricoprirla, purtroppo però lo stipendio ufficiale ed il livello erano sempre gli stessi, ed anche i permessi retribuiti assorbiti, uscendo prima il venerdì, mi costringevano ad elemosinarvi ore a recupero, per visite mediche o in uffici, ma ero comunque pronta a tutto per rendervi orgogliosi di me, facevo l’albero di natale aziendale di due metri a carponi di notte, ed arrampicata su sedie da ufficio, come da voi richiesto, per farlo trovare l’8/12 all’amministratore delegato ed a tutti i dipendenti, passando i fili elettrici sotto la moquette, contro ogni legge antinfortunistica e per invalidi, perché voi lo chiedevate, ed ero sempre sola a doverlo fare, perché dovevate risparmiare, creavo eventi importanti, aiutavo il marketing esterno, aiutavo la segretaria di direzione, quando e’ servito ho attaccato quadri (60 in un giorno)per ridurre i costi all’osso, per farvi essere fieri di me e meritare qualche piccolo riconoscimento, invece nulla, anzi quando incorporate EDA la vostra branca internazionale e ci riunite tutti a via Pesenti, noto che ogni giorno un collega sparisce, scopro che gli e’ stato ‘proposto’ di andarsene con un incentivo minimo, scopro che persone grandi e fedeli e capaci, o persone che erano li’ da anni, venivano invitate alla porta, ed offese accettavano senza opporsi, trovandosi di fatto per la strada senza più garanzie e con mutui e rate sulla testa, io non capivo e mi dicevo, avranno scelto i colleghi, invece no sceglievate voi, azienda e sceglievate tutti noi, EIS a Roma ed EDS a Pontedera, che vi avevamo fatto crescere e superare le varie crisi, per far restare EDA, perché eravamo troppi, perché ci avevate venduti, dovevate render conto al vostro titolo in borsa, dovevate espellere gli scarti dopo aver inglobato, ma noi non eravamo scarti, noi vi avevamo dato l’anima fino a quel momento, io ero fiera di poter raggiungere il posto di lavoro con la mia macchina, anche se era oneroso e 50 km al g mi toglievano una bella fetta di stipendio, rimasto sempre uguale, anche quando avete tolto la navetta che portava i dipendenti dalla Tiburtina a v

Pesenti vostra sede di Roma, attraversando la campagna, con strade senza marciapiedi e curve percorse ad alta velocità dalle auto, mi sono detta ok non c’è problema, se ho la macchina rotta, posso farcela con i mezzi, l’azienda ha bisogno di risparmiare e lo capisco e dopo aver preso la metro A da valle Aurelia dove vivo, la metro B fino a rebibbia e 2 autobus fino al limite del G.R.A, ho imboccato a piedi via Pesenti, ed ho iniziato l’ultimo tratto che mi portava faticosamente in sede, alle 7,30 del mattino, di 6 anni fa precisi (era giugno), nonostante i dolori alla gamba invalida, volevo solo essere in azienda puntuale, lavorare, avere dignità ed essere apprezzata, invece, per evitare un’auto che sopravveniva a forte velocità, ho dovuto gettarmi verso il ciglio della strada, senza marciapiede e con un fossato alto due metri e lungo tutta la strada, a cielo aperto, lasciato incustodito da qualche ditta sub appaltata dal comune (non si riesce a scoprire quale), l’ho visto all’ultimo e il peso della caduta, ha compresso la colonna vertebrale, l’ambulanza mi ha portato subito all’ospedale e da quel momento tutto e’ peggiorato, la commissione invalidi aumenta la mia percentuale dal 46% al 60%, la mia deambulazione e’ seriamente compromessa, l’inail mi riconosce solo 3 mesi di infortunio e poi con due stampelle mi dice ‘torna al lavoro’ io non ce la faccio e prendo tutta la malattia possibile, documento tutto all’azienda per correttezza, faccio continue visite e terapie anche a pagamento, proseguo in aspettativa ma non miglioro, faccio causa all’inail che me la rigetta, vado in appello e dopo 6 anni la ctu INAIL finalmente ammette una invalidità permanente del 2%(??), chiedo sussidio invalidi, esenzione, aiuti, non ottengo nulla, non ho più entrate, ho mutuo, spese tasse, ma stipendio a zero, non sono disoccupata, non mi spetta nulla, gli sgravi fiscali dei lavori in condominio non posso più averli perché non ho IRPEF, non posso chiedere prestiti perché ho la busta paga a zero, penso che l’azienda mi capirà, spero di migliorare e rientrare, ed invece mi chiede le dimissioni, per raccomandata, ed io mi oppongo, mi offre due soldi e anche al lordo quindi al netto una elemosina, scopro di avere 85.000€ di buste paga errate, per qualifica errata (facevo sempre di più ma ero pagata sempre come il primo giorno) scopro 40.000€ di contributi non versati, inizio a capire che l’azienda non ricorda nulla di ciò che ho fatto per lei e vuole solo liquidarmi, espellermi come un boccone indigesto, anche perché la legge la tutela, perché se vai in causa passano anni, anticipi soldi e poi ricevi meno del minimo che ti spetta, (mi dicono tutti che i giudici danno massimo 36 mensilità)ed io invece sono senza più nulla, io voglio solo il mio lavoro, la mia qualifica ed i soldi persi, soldi lavorati e sudati, voglio danni morali materiali e interessi, per anni di calvario, anche dal comune, se l’azienda non mi vuole più, deve pagare un’indennità, come ponte fino alla pensione, perché io non so se riuscirò più a trovare un altro lavoro sicuro, dove posso curarmi ed avere malattia pagata e tutele, ed a trovarlo subito; nel frattempo ho fatto debiti, ho smesso di curarmi, se non pago il mutuo la banca prende la casa ed ho già due pignoramenti in corso, se non pago le tasse equitalia fa il resto, non ho più voglia di vivere e mi chiedo quante altre persone sono state ridotte così da aziende, dal comune, dall’inail, dall’inps, dallo stato, dalle banche, come sia possibile che non esista nessuno che blocchi questo effetto domino allucinante.

Non si può vivere così, con la dignità sotto i piedi, chiedo aiuto a chiunque possa risolvere questa vicenda, e chiedo ad Experian Cerved di darmi il dovuto con la stessa dignità con cui io ho dato tutto a lei, chiedo dignità all’inail all’inps al comune di Roma ed alle banche che non danno proroghe al pagamento dei mutui, o sospensioni di mutui avuti al 5% 20 anni fa, ed a tutti gli enti che dovrebbero aiutare un cittadino (invalido o meno) invece di ridurlo a nullità.

Micaela Morgese

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