LA STORIA HA I SUOI TEMPI

LA STORIA HA I SUOI TEMPI

Antonio Dovico – Sembrava che su Mussolini la storia avesse detto tutto, e il capitolo fosse definitivamente  chiuso. Ma l’ingarbugliata matassa politico-governativa italiana attuale, con l’aggiunta dell’allarmante presenza di un misterioso nemico che ci tiene sotto scacco, ci obbliga a riflettere. Facciamo un passo indietro nella storia. Sepolto il Duce insieme alla dittatura, è germogliata una fresca democrazia  che prometteva libertà, cultura, progresso.

Uomini probi e volenterosi, che erano stati emarginati dal regime fascista, si fecero avanti per costruire un’Italia nuova. Partiti di destra, di centro e di sinistra, e partitucoli di poca consistenza numerica, mandarono avanti i loro uomini migliori, per costituire la migliore di tutte le democrazie possibili.  Imponevano questo le ferite sanguinanti lasciate dalla dittatura fascista.

 Uomini sinceramente votati all’interesse nazionale, avevano smussato risentimenti e rivalità politiche, e collaboravano in lodevole armonia per dare  all’Italia la dignità di Nazione, col prestigio che  le derivava dalla Roma imperiale; mai tramontato, nonostante il tramonto dell’ Impero.  L’architettura, la scultura, la pittura; l’arte in generale, le hanno sempre assicurato l’attenzione del mondo. Si intuisce  che per “Italia”, qui s’intende una entità geografica, e non politica. E’ notorio, prima dell’Unità, la predetta Italia era un minestrone composto da tanti stati, staterelli, Repubbliche marinare, Comuni del centro-nord litigiosi, più o meno grandi e potenti. Si combattevano guerre intestine  e faide personali, le quali, lungi dal rappresentare l’Italia, rappresentavano bande  di manigoldi in lotta per un limitato dominio.

In tanto sfacelo, tuttavia, non mancavano uomini di genio italiani, che davano lustro all’intera penisola. Poeti come Dante, Petrarca, e  geni poliedrici superdotati, leggi Leonardo da Vinci, per citarne. Uomo che anticipava l’intelligenza artificiale del computer, con la capacità di operare in tutti i campi dello scibile umano. Geni della scultura come Michelangelo ed altri, che facevano grande la Toscana, terra fertile che li produceva ,  e Roma Caput Mundi, che delle loro opere si fregiava. Ma mettiamo tutto insieme, e osserviamo un’Italia unita, sotto l’egida del Regno d’Italia. Per sapere come andarono le cose, il lettore rispolveri i libri di storia e saprà, io salto per arrivare subito a dire la mia opinione sulla democrazia subentrata alla vituperata dittatura fascista. Per uscire dalle macerie della guerra, fu una benedizione, perché c’era molto entusiasmo e voglia di fare. Niente pappa da spartire, ma solo impegno e fatica per rimettere in piedi la Casa comune, e nient’altro. Per almeno un decennio tirava quest’aria, e si vedeva risorgere un’Italia  nuova e piena di vita. Ma, migliorate le condizioni generali, si risvegliarono appetiti multiformi, che non risparmiarono nessuno. La democrazia si chiama così perché i cittadini prendono il posto che prima occupavano le caste, e si direbbe che ciò è cosa buona e giusta, anche se con qualche pecca inevitabile. Però,I regimi monocratici espressi dalle caste (quando non sono pervicacemente tirannici), essendo stabili, hanno tempo e dimestichezza per gestire al meglio gli atti di governo. Ancora un impagabile vantaggio che offre una dittatura Illuminata, è l’indipendenza dagli umori degli elettori. Tra questi c’è chi la vuole cotta e chi la vuole cruda, c’è chi “negozia” il voto e c’è il suo contrario ed eccoti una legge raffazzonata che danneggia tutti e non accontenta nessuno. In questo “brodo” ci cuociamo tutti, e chi lo nega non ha capito niente. En passant; stiamo respirando il clima che un secolo fa generò la  dittatura. Occhio al pericolo, fascisti moderni, che vi definite ANTi fascisti!

Antonio Dovico – 11 luglio 2020

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