INTRODUZIONE DELL’AUTORE DEL LIBRO “OPERAZIONE ROSTOCK” DELL’ AGENTE SEGRETO NINO GERVASIO . VEDI SEVIZIO A PARTE (SOTTO)

INTRODUZIONE DELL’AUTORE DEL LIBRO “OPERAZIONE ROSTOCK” DELL’ AGENTE SEGRETO NINO GERVASIO . VEDI SEVIZIO A PARTE (SOTTO)

— A CURA DI GIUSEPPE STELLA.   AGENZIA AGIM –

 – Parla NINO GERVASIO-

Il lettore si porrà il problema se credere o no a quanto narrato in questo libro. E’ pura fantasia o c’è traccia di verità romanzata? Certamente a ognuno la propria opinione, finché si rispetti la mia che è parte integrante della mia modesta intelligenza.
E’ pur vero che il neologismo “fantasia” è l’attitudine della mente ad attribuire realtà e significati soggettivi, ma non sempre riflette per niente il pratico alla portata degli esseri umani. Quanto da me scritto è parte vissuto di quella realtà quotidiana di un mondo particolare riservato a pochi, consapevolmente votati all’appagamento dei propri ideali in favore di altri.
[…]
Nel settembre del 1965, allora ventunenne, fondavo a Vevey(1) con i miei amici commilitoni che mi seguivano dall’Angola ed altri conosciuti durante il mio peregrinare per il mondo, l’Associazione Degli Idealisti. L’unica finalità dell’associazione è di battersi, sempre ed ovunque, per la libertà dell’essere umano oppresso da qualsiasi modello di sistema totalitario. Questo equivale a mettere in discussione anche la propria esistenza economico-finanziaria e, se necessaria, la vita, sempre ai fini di “Giustizia, Libertà, Pensiero, Movimento, Culto”, che in molti Paesi sono volutamente assenti!
L’Associazione nasce senza regole scritte basandosi sul codice d’onore, dove la verità è sovrapposta agli interessi personali. Il che significa accettare con certezza la parola del socio, avallandola con una semplice stretta di mano, come si conviene fra veri galantuomini e, di conseguenza, agire contro l’affronto e qualunque forma di violenza, anche psicologica, da questi o da noi subiti. Eravamo in tutto trentotto uomini di vari Paesi, con un’età media di venticinque anni, con religione, usi, costumi ed estrazione sociale differenti. Collaborammo pure con i Servizi Segreti di altre Nazioni. Inizialmente anche con movimenti rivoluzionari, i cui capi divennero leggendari: Yasser Arafat(2)dell’Olp(3) e Saddam Hussein(4), in seguito capi di Stato, il primo della Palestina, il secondo dell’Iraq. Fummo encomiati solennemente e riveriti da statisti, regnanti, autorità religiose, come Antonio de Oliveira Salazar, primo ministro del Portogallo. Francisco Franco, Spagna. Anwar Sadat, presidente dell’Egitto. Juan Velasco Alvarado e Francisco Morales, presidenti del Perù. Hugo Suarez, presidente della Bolivia. Makarios III, presidente dell’isola di Cipro. Re Husayn di Giordania. Indira Gandhi, primo ministro dell’India. Alì Bhutto, primo ministro del Pakistan. Willy Brandt, allora sindaco di Berlino Ovest, etc.

[…] In Italia eravamo infiltrati nei movimenti politici e sindacati di sinistra.

[…] La nostra era una libera collaborazione senza finalità di lucro, anche se a volte fummo compensati con donazioni di beni immobili, lasciti ereditari, denaro contante, non frutto di trattativa, ma di esiti felici da gratificati, che per volontà espressa restavano nell’anonimato e da offerte di mecenati, per alcuni atte a “ripulire” la propria coscienza! A differenza della Raf(5) e delle Br, non ci saremmo mai sognati di rapinare imprese commerciali, assaltare banche, sequestrare civili per autofinanziarci, eliminare fisicamente il “nemico”, anche perché tutto ciò non rientra nella logica dei soci e delle norme dell’Associazione. Dalla cassa dell’Associazione il denaro si preleva esclusivamente per le pure spese a piè di lista, il restante si dà in beneficenza ad enti religiosi ed assistenziali, ospedali, famiglie indigenti, adozioni a distanza, ecc.
Le nostre erano missioni più che umanitarie.
Studiavamo le operazioni scrupolosamente nei minimi dettagli col voto unanime di tutti i soci, tali da non compromettere la vita altrui. Se qualche volta è scappato il morto, non perché da noi voluto ma inevitabilmente per proteggere altri o per pura difesa personale. Abbiamo subito attentati un po’ ovunque, in Italiane all’estero. Il record appartiene ad Adnan, (kurdo) con 24, seguito da Sharif, (egiziano) 21, Suren, (armeno) 19, Alberto, (boliviano) 17, il sottoscritto, 15, Claudio, (italiano), 12, Heinz, (tedesco occidentale) 8, Georges, (portoghese) 4, ed Italo, (italiano), 2.
Durante le nostre missioni tanti di noi, sottoscritto compreso, furono feriti, alcuni gravissimi, con armi bianche e da fuoco. Il rischio faceva veramente parte del nostro mestiere! In quarant’anni di attiva militanza ho partecipato in prima linea a 478 missioni, i cui 402 sempre insieme agli amici Adnan, Alberto, Claudio, Heinz, Sharif, Suren e le restanti con altri gruppi.
Con questi fratelli, poiché tali erano i miei amici, regnava un’assoluta sintonia: la complicità e l’affiatamento erano più che straordinari. Il solo sguardo, particolarmente in pericolosissime situazioni, sostituiva la parola! Del gruppo due soli sono viventi, Heinz ed io. Nel settembre del 2006, riunitoci nei pressi di Coimbra(6) decidemmo, dopo la dipartita dei fraterni amici Adnan, Alberto, Claudio, Italo, Sharif e Suren e considerando anche la nostra non più giovane età, di affidare l’associazione al giovane Adnan II, che trasferì la sede da Vevey a Trabzon(7), raccomandandogli quei sacrosanti principi, valori anche di suo padre Adnan, socio-fondatore e valoroso combattente, che ci hanno sempre contraddistinti. Su trentotto soci-fondatori della nostra Associazione ne sono rimasti in vita soltanto nove, me compreso, non più in attività, però idealmente sempre pronti a battersi per la Verità, per la sana Giustizia e per la Libertà di tutti i popoli, neri, bianchi, rossi e gialli che siano.
L’Associazione conta oggi 532 membri provenienti da ottantaquattro Nazioni. Ognuno di questi ha nel suo paese d’origine dei fiduciari, detti capigruppo, che a loro volta hanno una propria organizzazione in sintonia con le regole etiche dell’Associazione. Abbiamo deciso di rivederci solamente ai funerali dei nostri, dando ad Adnan II l’ingrato compito di riunirci per il triste evento. […]

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