La Storia siamo noi: cos’erano le Brigate Rosse? Gli anni di piombo in Italia e il crollo del muro di Berlino

La Storia siamo noi: cos’erano le Brigate Rosse? Gli anni di piombo in Italia e il crollo del muro di Berlino

— Giuseppe Stella —

–Ag. Agim.

Un’organizzazione di estrema sinistra  che operava in Italia per abbattere la Democrazia. Forse la più temibile di altre perchè eversiva allo stato puro.

Alle origini agiva nel triangolo industriale del Paese (Torino, Milano e Genova) ma dal ’70 in poi e fino al 1988 le Br agirono con operazioni terroristiche gravi (omicidi a decine e altri atti brutali e di inaudita violenza) in tutt’Italia. Agivano per scatenare la rivoluzione in Italia.

Secondo loro, ciò che facevano erano atti “politici” per scardinare libertà e democrazia e per sovvertirle, anche con la propaganda: volevano indirizzare il Paese al marxisismo leninismo sovietici.

Renato Curcio, studente di sociologia, fu uno tra i fondatori di questo gruppo armato terroristico, le radici brigatiste risalgono alla fine degli anni ’60.

Al termine del ’69 infatti la violenza e gli attentati si faranno particolarmente intensi con le ipotesi concrete di intraprendere la lotta armata contro il Paese e lo Stato.

Ma le Br decisero di dare la parola alle armi dal ’69 al ’70.

Il Collettivo Politico Metropolitano (CPM) annoverava tra i fondatori il detto Renato Curcio, ex studente di sociologia a Trento e la moglie, Mara Cagol, compagna di università.

La bomba di Piazza Fontana

Il 12 dicembre del 1969 Piazza Fontana, centro di Milano, scoppiò una bomba: i morti furono 16, 87 i feriti.

In simultanea a Roma esploderanno altre due bombe con 16 persone ferite.

Si sospettarono gruppi della sinistra extraparlamentare, che invece scaricarano ogni responsabilità a gruppi di estrema destra aiutati dai servizi segreti di stato (una forma di scaricabarile per confondere le idee e depistare).


Nacque così la “
strategia della tensione”, ciò che tendeva a incolpare e ad isolare la sinistra italiana nella quale il partito comunista (Pci) era politicamente legato al blocco sovietico. 

Agli inizi del ’70 il CPM diventa  Sinistra Proletaria e nell’autunno del ’70 nell’Appennino emiliano alcuni membri più importanti decidono di adottare in via definitiva la lotta armata militare per ottenere potere politico e per “educare le masse”. Inizia la fase della clandestinità. Tutto con criteri di tipo rivoluzionario.

Così nacquero le Brigate Rosse, ad imitazione della resistenza antifascista e nazista della II guerra mondiale. La stella a cinque punte fu mutuata dai Tupamaros in Uruguay.

Le  BR  volevano imitare il Marxismo-Leninismo sovietici e la rivoluzione culturale Maoista cinese (due Nazioni ove vigeva la tirannide comunista, utopia aberrante fallita in Russia ma in Cina ancora esistente). I proletari, cioè il popolo dei lavoratori che faticano nelle fabbriche, dovevano costruire una loro (ma poi avrebbero comandato i tiranni come in Cina e in Russia) dittatura da realizzare così: propaganda armata, attacco al cuore dello stato e per concludere una vera e propria guerra civile per porre fine allo stato borghese (il ceto medio italiano, alto e basso, che spesso veniva irriso proprio dai proletari. Una vera distinzione di classe). Un bel programma di divisione dei cittadini non c’è che dire!!! Una dittatura di tipo nazi-fascista, questo volevano realizzare!

Le Br filavano con altri gruppi terroristici internazionale, col terrorismo palestinese e la Raf tedesca coi quali si rapportavano. Ma l’Italia era ed è nell’Alleanza Atlantica della Nato e con l’Onu e dunque si mossero molti di questi Stati (servizi segreti e paramilitari, la Gladio bianca italiana della “Osoppo” e gruppi di guerriglieri addestrati dalla Cia ed altri) per sconfiggere questi rivoluzionari rossi afflitti da manie terroristiche per sovvertire la democrazia e annullare la libertà in Italia.

Le  BR si finanziavano con rapinerapimenti e riscatti mentre milioni di rubli, provenienti dalla Russia, venivano percepiti dal Pci (fatto noto a tutti).

All’inizio pare che i componenti delle Br fossero appena 50 ma poi arrivarono a un migliaio.

La Propaganda Armata

 

Le Br rivendicavano le proprie “azioni del terrore” con asprezza e arroganza provocatorie. Attuavano le loro vendette come fossero “punizioni” per la difesa degli operai (il loro popolo di riferimento, gli altri erano i cattivi!).

I loro comunicati erano deliranti e sempre contro i “padroni”, nemici di classe, o capi del personale.

I loro bersagli, da come si capisce, erano: “il capitalismo del lavoro e il potere”. La “propaganda armata”, secondo loro, serviva a mobilitare i lavoratori per la guerra civile che intendevano preparare e attuare.

Quando nel ’72 le BR sequestrarono il dirigente della Sit-Siemens, ing. Idalgo Macchiarini, lo fotografano con una scritta al collo attribuita a  Mao Tse-Tung: “colpirne uno per educarne cento”.

Il prigioniero venne liberato nella stessa giornata, fu il primo loro sequestro organizzato,

Attraverso la “propaganda armata”, quella gente puntava a far parlare di sé, anche se in negativo.

Odiavano le azioni controrivoluzionarie che non mancarono e si costituirono presto gruppi armati di destra come i Nar e altri, alcuni controllati dai servizi segreti occidentali.

Nel 1972, con una prima ondata di arresti, cominciò la risposta dello Stato.

Ma loro incrementarono l’organizzazione clandestina concentrando lo scontro nelle fabbriche.

L’attacco al cuore dello stato partì così dal magistrato Mario Sossi che venne azzoppato a Genova a colpi di pistola.

Aprirono poi nuove colonne in Veneto, Liguria e Marche.

Il loro scopo era quello di arrivare alla dittatura del proletariato. Iniziò così la guerra allo Stato italiano, al nostro Paese.   Credevano che i servizi segreti di mezzo mondo non avrebbero agito e reagito e invece erano già in azione: Cia e via discorrendo.

Mario Sossi, magistrato dichiaratamente di destra aveva lavorato ad un processo contro organizzazioni armate di estrema sinistra, il Circolo genovese XXII Ottobre. Sossi, sequestrato dalle BR  il 18 aprile del 1974 fu sottoposto ad un “processo” e fu  condannato a morte ma non lo uccisero. In cambio volevano la liberazione di alcuni membri del Circolo XXII Ottobre (loro amici). Il procuratore di Genova, Francesco Coco, che si opponeva al ricatto, lasciò che la Corte d’appello si dichiarasse favorevole al rilascio dei prigionieri, spingendo le BR a liberare Sossi. A questo punto Coco fece ricorso alla cassazione, impedendo di fatto il rilascio. Una decisione che gli costerà la vita.

A Padova, le Br uccisero per la prima volta due militanti del MSI.

La risposta dello Stato passò per le mani del generale dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa che assunse il comando a Torino (in quel tempo lavoravo in quella Città).

Vennero subito arrestati due capi storici delle BR, Renato Curcio e Alberto Franceschini, grazie a Silvano Girotto, nomato “Frate Mitra”, ex guerrigliero che aveva collaborato con le forze speciali dei Carabinieri. Ma  l’organizzazione resistette, fondando anche “colonne” brigatiste nelle crceri.

Curcio nel ’75 però evase con la partecipazione di sua moglie, Margherita Cagol, nel ’76 però venne riacchiappato e messo in galera.

Nel frattempo le BR aumentarono fondando a Roma una nuova base.

Intanto continuarono le azioni terroristiche e i vili attentati.

I carabinieri però lavoravano e in uno scontro a fuoco morirono un appuntato dei carabinieri e la moglie di Curcio. Le Br dopo questo episodio inaspriscono le loro azioni contro le Forze dell’Ordine.

Una nuova organizzazione

Il 3 giugno 1977 venne colpito il famoso giornalista Indro Montanelli appartenente alla destra liberale e direttore del Giornale Nuovo.

Nel 1976 altri arresti colpirono le Brigate Rosse. Curcio ed altri militanti vennero messi fuori gioco, ma restò Mario Moretti, uno della linea dura e militarista dell’organizzazione eversiva di sinistra (peggiori dei nazi-fascisti). Moretti guidò così le BR  in azioni di guerriglia.

Il procuratore di Genova Francesco Coco del caso Sossi venne ucciso l’8 giugno con due membri della sua scorta per vendetta.

La lotta si fece ancora più dura. Seguirono nuovi bersagli.

Anche avvocati e giornalisti furono loro obiettivi. Il 16 novembre del 1977 le Br  uccisero Carlo Casalegno, vicedirettore del quotidiano La Stampa (lavoravo allora ancora a Torino).

Il rapimento di Moro

Alle 9 di mattina, il 16 marzo del 1978, le  Br rapirono l’ex primo ministro Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana a Roma, in via Fani.

Durante l’operazione vennero uccisi anche i cinque agenti della scorta. Moro stava andando al Parlamento dove Giulio Andreotti doveva insediare il suo quarto governo a cui si sarebbe aggiunto anche il PCI. Moro era per il compromesso storico concertato con l’allora segretario del Partito comunista Enrico Berlinguer.

Detto partito però era il primo partito comunista Europeo alleato al partito comunista sovietico…

Il sequestro di Aldo Moro, drammatico e dirompente, durerà  55 giorni, la prigionia si consumò a Roma, in via Montalcini.    

Il 18 marzo le BR comunicarono i motivi del sequestro.

Un documento aberrante e delirante, folle.

Moro, secondo loro, era il teorico e lo stratega di un “regime democristiano” che opprimeva il popolo italiano da trent’anni, favorendo la “controrivoluzione imperialista” nel Paese.

Sarebbe stato giudicato da un Tribunale del popolo, il loro.

Moro scrisse molte lettere anche al ministro dell’interno Francesco Cossiga e ad altri politici, chiedendo di trattare per il suo rilascio.    

Il 15 aprile le BR comunicarono che il processo era stato chiuso e che Moro era stato condannato a morte. (Quest’azione fu l’inizio della loro fine).

Il 20 aprile, però, chiesero uno scambio di prigionieri  per salvare la vita a Moro. Ma il suo destino era già stato deciso.

Solo Craxi propose i nomi di 3 brigatisti per uno scambio: prevalse però la  linea dura e anche gli appelli del papa caddero nel vuoto.

Il 9 maggio, Moro viene trovato morto nel portabagagli di un’automobile, una renault 4, in via Caetani: nessuno della Democrazia Cristiana fu favorevole a trattative di sorta.

Il IV governo Andreotti ricevette la fiducia solo nel 1979 ma senza più i comunisti.

Il Caso Moro però è ancora oggi velato di  misteri irrisolti, rimasti tali. Una gatta da pelare difficile, fatta di Agenti spionistici di mezzo mondo: Cia, Kgb, “Gladio Bianca”, struttura Nato partigiana democratica (pronta a intervenire contro i rossi), Servizi Israeliani, Inglesi e della Nato nel suo complesso. Nessuno in Occidente voleva che l’ex Urss in Italia avesse suoi estimatori e sostenitori al governo del Paese. Allora c’era la guerra fredda degli Usa e di tutta l’Alleanza Atlantica contro quelli del “Patto di Varsavia” e l’Impero di Mosca. Un fattivo coinvolgimento dei servizi segreti internazionali è dunque possibile in questa brutta storia che decretò la fine di Moro. Ma dopo la politica mutò o non mutò? Forse sì ma l’assassinio di Dalla Chiesa a Palermo, mandato là a combattere Cosa nostra dallo Stato, è un delitto che ancora oggi non ha mai disvelato i nomi dei mandanti occulti: una conseguenza della lotta del generale contro le Br sconfitte? Non sappiamo ancora e forse non sapremo mai nulla.

Il massacro avvenne in via Carini, dove la sera del 3 settembre 1982, dopo le 21, Carlo Alberto Dalla Chiesa fu ucciso con la giovane moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente di scorta Domenico Russo che seguiva la A112 a bordo di una berlina blu..

E’ un giallo che voinvolse anche lo Stato, forse come quello delle stragi di  Falcone e Borsellino per i quali i mandanti dei massacri ancora non sono stati trovati.

 

Muro di Berlino

Dal 1961 ed il 1989, Berlino Ovest passò sotto il controllo dell’Occidente e Berlino Est dell’Oriente, nacque così il muro di Berlino.

Ovviamente ad Est mancava la libertà e molti volevano passare dalla parte opposta.

ll muro divenne così il simbolo fisico della guerra fredda tra oriente ed occidente.

La Guerra Fredda

Terminata la  Seconda Guerra Mondiale, la Germania sconfitta fu divisa in quattro zone di occupazione: Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna ed Unione Sovietica.  

 

Dal 1949 le zone della Germania con a capo Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti si fusero nella Repubblica federale tedesca, ad Est invece si costituì la Repubblica democratica tedesca.  

Tra il 1949 ed il 1961 dalla Germania dell’Est 2 milioni e mezzo di tedeschi emigrarono nella Germania ovest passando per Berlino. Erano laureati, intellettuali, professionisti e lavoratori qualificati che non sopportavano il sistema oppressivo sovietico e la restrizione delle libertà di ognuno.

In occidente Berlino divenne invece sede del  CAPITALISMO con le libertà del modello di vita che il sistema garantiva.

 

Nel 1961 però fu costruito il  muro per impedire le fughe.

Il 13 agosto le frontiere tra le due Germanie vennero ufficialmente chiuse.
 

. Il muro di Berlino era lungo più di 100 km.

Le guardie armate rosse che lo sorvegliavano avevano l’ordine di sparare a vista a chiunque tentasse di scavalcare.

Con l’avvento al potere di Mikhail Gorbachev cominciarono a cambiare le cose.

Nel 1989 Erich Honecker, leader del partito comunista della Germania est, si dimise e l’intero blocco sovietico tremò. Nel 1991 crollò.

Il governo della zona Est all’improvviso decise che si poteva viaggiare liberamente verso la Germania ovest. Il 9 novembre del 1989 i cittadini armati di piccone demolirono l’odiato muro: un segno che di fatto sanciva la fine dei due blocchi dell’Europa E QUELLA DEL COMUNISMO SOVIETICO COME IDEOLOGIA.

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Il 3 ottobre del 1990, la Germania venne definitivamente riunificata..

 


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