CROLLO DEL “MURO DI BERLINO”, “TANGENTOPOLI”, LA DISCESA IN CAMPO DI BERLUSCONI CON FORZA ITALIA, ALLEANZA NAZIONALE E LEGA CHE VINSERO CLAMOROSAMENTE LE ELEZIONI POLITICHE DEL 1994. COSI’ NACQUE IL SISTEMA BIPOLARE DURATO SINO AL 2013

CROLLO DEL “MURO DI BERLINO”, “TANGENTOPOLI”, LA DISCESA IN CAMPO DI BERLUSCONI CON FORZA ITALIA, ALLEANZA NAZIONALE E LEGA CHE VINSERO CLAMOROSAMENTE LE ELEZIONI POLITICHE DEL 1994. COSI’ NACQUE IL SISTEMA BIPOLARE DURATO SINO AL 2013
  • Il muro di Berlino picconato e il suo crollo –

 

— Giuseppe Stella.

 

— Ag. Agim –

Crollato il muro di Berlino il nostro Paese nel periodo ’92 e 93 subì un percorso di restaurazione a causa della “guerra fredda” trascorsa che l’aveva annichilito con il terrorismo interno, la stragi, gli attentati, le Br e via dicendo. Non fu un periodo felice e in contemporanea con “mani pulite” del pool di Milano ci furono gli avvenimenti di stampo terroristico- mafioso in Sicilia di cui diremo.

Le tre organizzazioni criminali (Cosa nostra, ‘Ndrangheta e Camorra) scesero in campo anche loto pesantemente per segnare la linea del nuovo percorso storico che si andava delineando politicamente e giudizialmente in Italia.

Nel 1993, da ciò che è emerso sinora ma ancora non dimostrato, Cosa nostra e Stato si “parlavano” e protagonisti di questo dialogo erano magistrati (un po’ meno), politici e servizi segreti, ma anche la potente massoneria (non solo italiana)…

andreotti e berlusconi Berlusconi e Andreotti.

A Palermo piombò il noto giudice Caselli, proveniente da Torino, procuratore antimafia, che tra i suoi obiettivi aveva principalmente quello di processare Andreotti (Dc) come capo “indiscusso” della mafia. E lo fece. Forse voleva dimostrare che quel partito aveva governato il Paese proprio grazie alle organizzazioni criminali? A distanza di anni però il fenomeno mafioso a oggi non ha subito mutamenti in negativo anche se ci sono stati numerosi governi di sinistra per decenni e quelli di destra sono stati quasi sempre attaccati da una magistratura politicamente e presuntamente orientata dall’altra parte.

Non è facile però parlare degli anni ’90 indicando solo uno o più peronaggi. Il 12 marzo del ’92 Salvo Lima, il referente politico di Giulio Andreotti in Sicilia, viene ucciso dalla mafia. Un segnale inquietante. La mafia non uccide a vanvera!!!

Tutto iniziò da lì, poi le inchieste di mani pulite

che intaccarono un sistema di potere politico e di corruzione diffuso e imperante con le inevitabili collusioni criminali (come sempre è avvenuto in Italia).

Tangentopoli è riuscita a mettere in luce la corruzione diffusa al Nord, mentre al Sud avrebbe dovuto fare i conti con l’elemento mafioso e dimostrare un sistema diverso, più difficile da investigare a causa dell’omertà e la mancanza di collaboratori che poi si materializzarono anche con falsi pentiti che depistavano…, la paura di venire uccisi dalle mafie non era poi un incentivo a parlare.

Per Cosa nostra le cose però iniziarono a cambiare in peggio e molti mafiosi vennero arrestati, alcuni, quindi, decisero di collaborare con la giustizia.

Le inchieste, mai finite sinora, dimostrarono che le stragi del 1992 del ’93 erano solo parte del progetto eversivo più ampio avviato dalle mafie. Poi la massoneria coperta in accordo con le mafie

fu in grado di cooptare e coinvolgere i servizi segreti (quelli deviati e non), politici di vario colore, militari, imprenditori ecc…Le mafie di fatto muovevano e muovono economie sporche e pulite.

In quel periodo la Lega Nord di Bossi voleva separare l’Italia e dividerla in tre macroregioni: il federalismo.

La caduta della Russia e del “Patto di Varsavia”, disciolti ideologicamente come neve al sole, però influirono moltissimo nel portare avanti tali iniziative. Bisognava reinventare il Paese.

Cosa nostra intanto realizzò che la massoneria era un elemento indispensabile ai suoi affari e infatti molti mafiosi di livello ne facevano e ne fanno parte.

Licio Gelli e la sua P2 ne sono stati la testimonianza.

Con mani pulite la magistratura primeggiò, forse troppo, e alcuni dissero che fu una “crociata politica”

nei confronti di politici (di alcuni colori di governo) corrotti e inerti.

Si cominciò a parlare di antipartitismo e di caste per limitare e offuscare il ruolo dei partiti di allora. Per queste ragioni Forza Italia, con Berlusconi in campo, avrà tantissimo successo nel 1994.

Il partito Comunista di Achille Occhetto, abbattuto il muro di Berlino e fallita l’edeologia comunista d’oltre Cortina, perse il suo importantissimo riferimento ideologico di tipo dittatoriale: l’Unione Sovietica.

Dalla quale arrivavano vagonate di rubli al Pci, il più grande d’Europa.

Ochetto, allora Segretario di quel partito, cambiò cosi nome e simbolo al vecchio Pci. Nel 1990 questa “evoluzione” partorì però una divisione che si concretizzo nella nascita del Pds (Partito democratico di sinistra) e di Rifondazione comunista.

La Dc, col finire della guerra fredda e della minaccia comunista, perse il suo ruolo storico e democratico e non riuscì a rinnovarsi.

l’anticomunismo non c’era più perchè il comunismo di fatto era fallito.

Anche il Partito Socialista di Craxi perse i suoi connotati.

Si affermò così, al Nord soprattutto, il movimento di Bossi della Lega Nord che, guarda caso, rifletterà poi quello dell’M5S che praticamente ne ricalcava le orme: antisistema, antipartiti, anticasta, onestà ecc…ecc… Oggi stiamo vedendo com’è finita. Casta lo sono diventati i grillini con la sfregola di comandare e fare tutto ciò che vogliono, giusto o sbagliato che sia.

I temi portati avanti dalla Lega Nord si basavano sul federalismo, sul contrasto tra il Nord laborioso e un Sud assistito e parassita e sull’antimeridionalismo e i meridionali.

Il detto “Roma ladrona” (uno slogan) riguardava gli sperperi della Capitale d’Italia sede del Parlamento.

Dal 1987 in poi i leghisti ottenneno sempre maggiori consensi fino a alle politiche del 1994, quando ancora non erano nè destra e nè sinistra (ma l’antipolitica), esattamente come i grillini odierni… e così si costruirono un’identità politica accettabile.

SCENDE IN CAMPO SILVIO BERLUSCONI: UNA VITTORIA STRAORDINARIA

Il successo delle sue attività precedenti lo annoverò come l’uomo nuovo della politica italiana.

«La sera del 28 marzo 1994, quando vinse la destra, per la prima volta in vita mia mi feci una canna». Così, nel film Aprile del 1998, Nanni Moretti ricorda la storica, improvvisa, e per molti traumatica, vittoria elettorale di Silvio Berlusconi che avvenne esattamente 26 anni fa. Furono elezioni che sono ricordate ancora oggi come un grande momento di svolta, segnate da una lunga serie di primati nella storia d’Italia.

E Bossi fu in parte oscurato.

 

Nacque così la Seconda Repubblica, proprio dopo “mani pulite” definito golpe a senso unico. La Dc e il Pci non esistevano più, ma neppure Psi, Pri, Pl ecc…ecc…

La legge elettorale vigente era il “Mattarellum”, in prevalenza maggioritaria e che sostituiva quella proporzionale durata circa 50 anni.

Forza Italia nacque col favore degli italiani che la premiarono abbondantemente.

Berlusconi lanciò nelle reti televisive e prima del voto il suo messaggio, partendo da “L’Italia è il Paese che amo”. Ma il suo progetto politico lanciato si rivelò la sua grande forza comunicativa. Si classificava come un non politico di professione vicino ai valori cattolici, liberali e moderati in opposizione alle sinistre non liberali e che si erano abbeverate alle ideologie comuniste. La sua discesa in campo ebbe effetti dirompenti.

Si alleò poi con Gianfranco Fini e con la Lega di Umberto Bossi per iniziare un nuovo percorso.

Il suo fu definito un partito di plastica ma si sbagliarono di grosso.

Il Partito Democratico della Sinistra (PDS) di Achille Occhetto era l’erede del Pci legato alla Russia ma con il crollo del comunismo aveva perso la sua originaria identità, la sua anima nichilista.

Tangentopoli colpì, come tutti sanno, le forze avverse all’ex Pci, il “pentapartito”, e Occhetto confidava che la spallata giudiziaria lo potesse avvantaggiare.

La “malagiustizia” (ancora oggi in “servizio”) e a senso unico per loro era ed è tuttora una valida alleata “politica”. Una storia tutta italiana che prima o poi dovrà essere attenzionata, disvelata e indagata per il bene superiore della libertà, della Costituzione obnubilata e della democrazia con la D maiuscola.

La nuova legge elettorale, voluta dal democristano Sergio Mattarella e detta “Mattarellum” era un misto tra proporzionale/maggioritario.

Avrebbe vinto chi avesse preso anche un solo voto in più. Tale sistema però incentivò strane alleanze. Berlusconi nei collegi del Centro-Sud creò il “Polo del buon governo” con Alleanza Nazionale (An) di Gianfranco Fini erede del Movimento Sociale Italiano che fu sdoganato. Al Centro-Nord ideò il “Polo delle libertà”, con la Lega Nord di Bossi. Una tattica che si rivelò vincente.

Il PDS si alleò invece con Rifondazione Comunista da cui risultava già divisa, con i Verdi, coi parti residue del Psi e partitini diversi.

Segni, altro noto ex democristiano, presentò

il “ Patto per l’Italia” legato al Partito Popolare Italiano erede della gloriosa DC.

Berlusconi promise una “rivoluzione liberale” che avrebbe salvato l’Italia e gli italiani con “meno tasse per tutti” e con “un milione di posti di lavoro” in più creati dalle imprese.

Populismo neo-liberale? Così fu definito. La prima forma, copiata poi da grillini e Lega di recente.

Il programma di Occhetto (sinistra) era invece poco convincente e toccava le forze del lavoro, imprenditori di sinistra e ceto medio, cosiddetto dinamico: l’obiettivo finale però come al solito era quello di fermare la destra che avanzava dopo la morte del comunismo sovietico (questa sì deriva di sinistra) a cui si ispiravano.

Nei confronti televisivi Berlusconi prevaleva rispetto ad Occhetto, che appariva sempre come un leader comunista di vecchia foggia.

Tra l’altro, si vedeva già vincitore e se ne compiaceva, nonostante i sondaggi di allora lo dessero per sconfitto con ampio margine dal centro destra. Forse la guerra fredda non gli aveva insegnato nulla e neppure il crollo del Muro, che mise a nudo (cosa già nota) la folle dittatura della Germania dell’Est comunista che si frantumò a colpi di piccone. Simile a quella nazifascista sconfitta dagli Alleati.

Il voto del 27 e 28 marzo 1994 segnò un’affluenza maggiore dell’86%: il centrodestra superò 16,5 milioni di voti, 42%, mentre le sinistre arrivarono a 13 milioni di preferenze, 34%.

Segni prese il terzo posto con con 6 milioni di voti, 15% che si aggiunsero al centro-destra.

Così in Italia nacque il “bipolarismo” che durò fino alle elezioni del 2013.

Berlusconi aveva raggiunto il suo obiettivo: raccogliere l’eredità del pentapartito distrutto da “mani pulite” e da tangentopoli, con una magistratura di sinistra (non tutti per fortuna) ancora oggi in servizio permanente effettivo, che poi si vendicò con le note persecuzioni giudiziarie su chi aveva osato contrastarla col voto popolare.

Ma oggi, con la corruzione di quella parte della magistratura (e non solo) e con Palamara che sta facendo nomi e cognomi e sta raccontando fatti e misfatti può darsi che le cose possano cambiare e che la politica prenda finalmente in mano le redini del Paese, statuendo che i giudici (Pm in particolare) siano sottoposti, da una riforma ad hoc, ad un particolare ministero che controlli il loro operato.

O forse sarebbe meglio eleggere i magistrati col voto popolare come si fa con la politica? Così le cose non vanno più e ora il piccone dovrebbe colpire quel particolare tipo di magistratura collusa con le sinistre.


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