INCHIESTA: STORIA D’ITALIA – LA REGIONE EMILIA-ROMAGNA, SUBITO DOPO LA FINE DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE, FU TURBATA PER ANNI DA UN ANELITO RIVOLUZIONARIO COMUNISTA DI ISPIRAZIONE SOVIETICA ASSIMILABILE A UNA GUERRA CIVILE

INCHIESTA: STORIA D’ITALIA  – LA REGIONE EMILIA-ROMAGNA, SUBITO DOPO LA FINE DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE, FU TURBATA PER ANNI DA UN ANELITO RIVOLUZIONARIO COMUNISTA DI ISPIRAZIONE SOVIETICA ASSIMILABILE A UNA GUERRA CIVILE

— Ag. Agim.

Giuseppe Stella – Il comunismo sovietico era assimilabile al nazifascismo tedesco-italiano ma i compagni negazionisti ancora oggi non accettano la tesi nonostante ci sia in proposito tantissima letteratura scaturita proprio dagli archivi di Mosca e non solo dove molti studiosi e scrittori attinsero dopo il crollo del muro e del comunismo ex sovietico. Il Pci in Italia ha provocato non pochi danni al Paese (per circa 30 anni e oltre dalla fine della guerra: diretti e indiretti) dettati da un’ideologia aberrante durante la guerra fredda all’insaputa di tanti italiani ignari che spesso non si documentano e finiscono per accettare miti di quel tipo.

guerrapart Guerra partigiana.

Le violenze che i comunisti commisero dopo la presa del potere in altri Paesi Europei è sotto gli occhi di tutti ma difficili da digerire per chi dalla Russia prendeva ordini e rubli a vagonate. E dunque tantissimi sono i negazionisti interessati in questo campo.

Il cosiddetto “socialismo reale” (come lo chiamava Cossiga) è stata l’ideologia più aberrante che si conosceva in Russia.

In Italia, imperavano i “triangoli della morte” nell’Emilia-romagna dopo la Liberazione da parte degli Alleati e i fatti parlano chiaro. Ex partigiani o militanti comunisti si macchiarono di vendette crudeli in quella Regione ove il comunismo impose la sua legge tra il 1945 e ’46.

Quanti capitoli bui ci sono nel comunismo? Tantissimi.

Dal muro di Berlino crollato in poi si sono cominciati a disvelare scenari messi sotto silenzio che riguardano il comunismo italiano fallito con l’ex Urss.

Dal dopoguerra in poi si dipanarono trame rosse soncertanti e in Emilia- Romagna in particolare accaddero cose da non credere, ma anche in altre Regioni del Nord (in minor misura), che ebbero le sembianze di una guerra civile.

Accaddero fatti gravissimi: la strage di Oderzo nel trevigiano e delle carceri di Schio nel vicentino. Le vittime furono tante e si parla di decine di migliaia di persone soppresse.

Il caso dell’Emilia-Romagna rossa è diverso e più cruento: la guerra civile durò più a lungo e la violenza assunse caratteri politici e sociali di tipo tirannico contro fascisti e nemici di classe. Tutte vittime di un odio profondo e sviscerato, ideologico, di ex partigiani comunisti che si comportarono come facevano i fascisti del ventennio.

Il legame politico degli avvenimenti e delle cruente vendette è col Pci: le province di Reggio, Modena, Bologna e la Romagna, a più forte concentrazione comunista, risultarono le più colpite. La sinistra colà ha governato da sempre. Un monopolio ideologico non certo giustificato ma probabilmente foraggiato dai sovietici.

Nell’Emilia rossa tutto era contro i valori di democrazia e libertà che, a parole, molti compagni però difendevano.

Paolo Emilio Taviani, senatore democristiano e presidente della Federazione “Volontari della Libertà” all’epoca dichiarò: “La Resistenza è iniziata l’8 settembre 1943 e si è conclusa il 25 aprile del 1945 con la resa dei nazisti agli Alleati. I fatti deprecati e denunciati si sono verificati dopo la Resistenza e con la libertà non c’entrano nulla”.

I comunisti italiani “giocarono” con la rivoluzione, impregnati com’erano di sovietismo e di simili miti di oltre Cortina, cosa che ci avrebbe portati ad altra dittatura ancora più aberrante: il socialismo reale dei ghiacciai siberiani sempre pronto per i dissidenti politici di ogni genere dell’Impero.

La battaglia aberrante comunista che cercava un “ordine nuovo” alla fine però risultò perdente.

Volevano fare in sostanza la rivoluzione comunista per distruggere la borghesia…

Da qui alla guerra fredda, agli attentati, alle bombe di piazza Fontana (di cui parlerò in un servizio storico a parte), il passo fu breve con interventi delle forze democratiche dell’Alleanza Atlantica, degli Usa (ovviamente Nato) appoggiati anche da formazioni di destra clandestine, dalla massoneria internazionale, dalla Cia e dalla Gladio Bianca (in contrapposizione a quella rossa) e da formazioni clandestine paramilitari pronti all’attacco e alla difesa del Paese. Numerosissimi servizi segreti internazionali erano allertati contro il sovietismo italiano.

Il loro “momento buono” per la rivoluzione però non venne mai, nè poteva (sarebbe scoppiata la terza guerra mondiale a dir poco).

La violenza politica comunista in Emilia, artefice il Pci, arrivò ad assumere squadre di polizia partigiana (sic), composte da comunisti che, unti d’autorità, si macchiarono di gravi delitti.

Con Mario Scelba, ministro degli Interni in Emilia, fu fatta subito fuori la polizia partigiana, si ripristinò lo stato di diritto democratico e quant’altro.

Togliatti forse non aveva ancora capito che in Italia aveva vinto la democrazia e il comunismo sovietico non poteva nè doveva attecchire da nessuna parte nel nostro Paese liberato dagli Alleati.

Parlarono di processi alla Resistenza per delitti commessi dopo il 25 aprile, ma quale resistenza? Quella eversiva che lavorava per l’Unione sovietica ove vigeva la tirannìa? E non lo facevano gratis ovviamente.

Ci furono processi sì ma poi molti beneficiarono dell’amnistia che seguì.

I partigiani comunisti uccisero anche partigiani di altri colori politici e si macchiarono di colpe indescrivibili. “Il Sangue dei vinti” del grande scrittore Gianpaolo Pansa è un libro che parla di queste cose e l’Anpi ne sa qualcosa perchè gli impedì di presentarlo con un’azione di tipo fascista. Altro che democrazia! Non sapevano e non sanno dove stia di casa. Nè prima e nè ora.

Furono tutti delitti in gran parte impuniti.

Togliatti, che si ammantava dell’aureola legalitaria, favoriva però gli espatri dei comunisti condannati in Russia dove finalmente capirono che mondo infernale fosse quello e dove spesso venivano imprigionati come spie e mandati in Siberia a – 75°.

Luigi Longo e Pietro Secchia credevano nella rivoluzione armata ed erano coloro che curavano la struttura militare clandestina del Pci (Gladio rossa).

I deliri rivoluzionari delle Brigate rosse segnarono però la loro fine dopo il delitto Moro per l’intervento massiccio e articolato del nostro Stato e di potenze alleate come gli Usa e la Nato che sconfissero le ambizioni scellerate e rivoluzionarie dell’ex Pci.

Dicono che una “seconda guerra fredda” sia già iniziata e da tempo: contro la Cina, ma anche contro il pericolo incombente del terrorismo islamico, che dopo le “Torri gemelle” ha cambiato il corso della storia in Italia e nel mondo intero.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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