LA STRAGE DI BOLOGNA 40 ANNI DOPO, UN GRAVISSIMO ATTENTATO DA “GUERRA FREDDA” CHE SEGNO’ L’IMBARBARIMENTO DI UNA SOCIETA’ GIA’ SEGNATA DA ALTRE STRAGI E DAL CASO DEL RAPIMENTO E DELL’UCCISIONE DI ALDO MORO DA PARTE DELLE BR

LA STRAGE DI BOLOGNA 40 ANNI DOPO, UN GRAVISSIMO ATTENTATO DA “GUERRA FREDDA” CHE SEGNO’ L’IMBARBARIMENTO DI UNA SOCIETA’ GIA’ SEGNATA DA ALTRE STRAGI E DAL CASO DEL RAPIMENTO E DELL’UCCISIONE DI ALDO MORO DA PARTE DELLE BR

–Ag. Agim.

 

Giuseppe Stella – Si è cercata la verità e i risultati ci dicono che per la strage di Bologna sono stati condannati, dopo 40 anni circa e in via definitiva, gli ex militanti dei Nuclei armati rivoluzionari (Nar) Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini (destra eversiva).  Tra i mandanti ci sono dei nomi ma sono tutti morti: Licio Gelli (capo della loggia massonica coperta P2), Umberto Ortolani, Federico Umberto D’Amato, Mario Tedeschi. Quindi niente più processi.

La conclusione dei magistrati è questa: dietro la strage ci furono ‘Il Venerabile’ della detta loggia massonica P2, morto nel 2015, in compartecipazione con apparati deviati dello Stato (servizi segreti) per depistare le indagini. Si parla anche di appartenenti all’ex Msi, sen. Mario Tedeschi, ma anche di altri. Insomma, un attentato compiuto da elementi della destra italiana con gli esecutori materiali dei Nar già condannati: Giusva Fioravanti, Francesca Mambro, Luigi Ciavardini e Gilberto Cavallini, i primi tre definitivamente e l’ultimo in primo grado all’ergastolo (lo scorso gennaio).

gelli Licio Gelli (uo dei mandanti) capo della loggia massonica P2.

Un quinto uomo, Paolo Bellini, ex Avanguardia Nazionale (destra), è finito indagato a distanza di 40 anni. Dunque ancora le indagini sono aperte.

 Dalle indagini è emerso che il prezzo del gravissimo attentato fu di cinque milioni di dollari, soldi riconducibili a Gelli e Ortolani e poi finito ai Nar.

La commemorazioni dei 40 anni della strage sono state aperte il 30 luglio da Sergio Mattarella Vaste documentazioni fotografice sono la testimonianza del devastante attentato che ha segnato una delle tappe della guerra fredda.

Alla città di Bologna fu conferita la Medaglia d’oro al valor civile, il 13 luglio 1981. Quest’anno, a causa del coronavirus, le cerimonie sono state ridimensionate debitamente ma la città non dimenticherà mai una simile tragedia e neppure l’Italia.

Il 2 agosto 1980, alle 10,25, il grave atto terroristico avvenuto al massimo livello raggiunto dalla “strategia della tensione” dei due blocchi provocò 85 morti e 200 feriti. Lo scoppio delle bombe ad altissimo potenziale colpì in pieno anche il treno Adria Express Ancona-Basilea in sosta nella stazione.

Inutile dire che la strategia della tensione – l’ho scritto in altri articoli – fu anche il terreno di scontro di servizi segreti di mezzo mondo che vedevano nell’ex Urss un grave pericolo per l’Alleanza Atlantica e la democrazia: tutti fanno a gara nel dire che quella di Bologna fu un’azione fascista (e lo fu, almeno stando alle indagni), ma nessuno però osserva che nel nostro Paese operavano da tempo Gladio (una formazione partigiana bianca di patrioti che ebbe un ruolo anche nel caso Moro), la Gladio Rossa (di sostegno all’Unione sovietica d’allora), la Cia, la Nato e numerosi servizi di altri Paesi occidentali: tutti (quelli aderenti a quella cultura) preoccupatissimi per lo stretto connubio Pci-Partito comunista sovietico, in Italia c’erano tante rappresentanze spionistiche del Kgb, visto che Mosca foraggiava notoriamente il Pci con milioni di rubli. E da questo partito partivano per l’ex Urss tante informazioni sensibili in favore del “Patto di Varsavia”. Ciò in antitesi e in contrasto con gli interessi strategici dell’Italia con l’Alleanza Atlantica con la quale il nostro Paese era ed è alleato.

La strage di Bologna, gesto gravissimo e inusitato, va dunque inquadrata in quel contesto mondiale perchè non fatto a sè stante o solo frutto della follia di alcuni…

In atto, molti scrittori, giornalisti noti e politici di altissimo livello sono concordi nel dire che siamo già nel pieno di una “seonda guerra fredda” contro Cina e Islam, due pericoli gravi e incombenti. Speriamo e ci auguriamo che non si ripeta una situazione simile alla “prima guerra fredda”: sarebbe una catastrofe se il nostro Paese, o una parte di esso, parteggiasse per lo “straniero” e per meri fini economici o per ideologie alienanti.

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