FATTI E MISFATTI DI STORIE RECENTI D’ITALIA – L’ELEZIONE DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA OSCAR LUIGI SCALFARO NEL 1992 COINCISE CON LA STRAGE DI CAPACI, ORDITA DA COSA NOSTRA, E CON L’INCHIESTA “MANI PULITE” DEL POOL DI MILANO

FATTI E MISFATTI DI STORIE RECENTI D’ITALIA –  L’ELEZIONE DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA OSCAR LUIGI SCALFARO NEL 1992 COINCISE CON LA STRAGE DI CAPACI, ORDITA DA COSA NOSTRA, E CON L’INCHIESTA “MANI PULITE” DEL POOL DI MILANO

— Oscar Luigi Scalfaro.

 

— Ed. Agim.

 — Giuseppe Stella – La strage di Capaci, costata la vita al giudice Giovanni Falcone, provocò un significativo effetto riguardo all’elezione del Presidente della Repubblica d’allora: fu nominato al Quirinale Oscar Luigi Scalfaro, esattamente il 28 maggio 1992. Succedeva a Francesco Cossiga.

Tre giorni prima, dopo varie votazioni a vuoto, il grande magistrato  Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo, sua collega, e tre dei sette agenti della scorta: Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, erano stati assassinati dalla mafia, mentre si recavano a Palermo nelle loro auto blindate, esattamente a Capaci, con una carica di tritolo di altissimo potenziale collocata chissà quanti giorni prima in un cunedotto dell’autostrada.

Cosa nostra si vendicò così dell’azione che il magistrato aveva condotto contro l’organizzazione criminale che era stata messa in ginocchio nel famoso maxiprocesso conclusosi con vari ergastoli e condanne confermate dalla Cassazione all’inizio del 1992.

In quel periodo Falcone, inviso ai colleghi di Palermo (forse per gelosia) e per sfuggire alle minacce mafiose, si era trasferito a Roma con l’aiuto di Cossiga assumendo la direzione degli affari penali del Ministero della Giustizia. Tutto ciò per incarico del guardasigilli del Psi Vassalli e da Carlo Martelli. Un incarico, tuttavia, che aveva inasprito ulteriormente i rapporti tra Falcone e i colleghi e non aveva per niente scoraggiato cosa nostra dall’attuare la sua vendetta con un attentato, per altro voluto e organizzato in terra siciliana dopo un’ipotesi scartata di assassinare il giudice nella Capitale.

Il contraccolpo politico della strage di Capaci fu lo sblocco, o meglio il cambio di rotta, della corsa al Quirinale, arenatasi, per uno scontro all’interno della Dc e per la dissidenza della sinistra socialista, con la bocciatura del candidato della maggioranza uscente di governo, il segretario democristiano  Forlani. In alternativa c’era pure Giulio Andreotti.

Si scelse così di nominare Presidente della Repubblica l’ex magistrato Oscar Luigi Scalfaro sull’onda emotiva popolare di quel vile attentato. 

La scelta di Scalfaro avvenne per volontà soprattutto del Pds-ex Pci che così avrebbe poi collocato Giorgio Napolitano alla presidenza della Camera. Cosa che si realizzo’.

Scalfaro dedicò alla strage di Capaci pochissime frasi, parlando di “criminalità aggressiva e sanguinaria che ci angoscia, nonostante l’impegno dello Stato da riconoscere per giustizia”.

Un impegno – continuò – naturalmente da accentuare con due cose essenziali: la stretta intesa fra ministero dell’Interno e magistratura e la collaborazione internazionale per i delitti più gravi è assai difficile da decifrare…”.

Scalfaro forse credeva che nel delitto di Capaci ci fosse anche qualche mano straniera? Questo non si appurò.

Appena insediatosi parlò anche della “questione morale” venuta fuori con Tangentopoli.

Ciò che travolse in modo dirompente i partiti al potere della cosiddetta Prima Repubblica, cambiando profondamente la politica italiana e favorendo i partiti opposti.

Poi la discesa in campo di Berlusconi che intelligentemente fiutò i pericoli di un complotto politico-giudiziario legato anche a potentati economici stranieri.

E con Forza Italia il Paese si riprese lo spazio del vecchio pentapartito a guida craxiana (Dc, Psi, Psdi, Pli, Pri) distrutto volutamente dalla magistratuta d’allora.

Scalfaro, da ex magistrato, sollecitò i Pm a fare il loro dovere per intero e si rivolse a loro perché svolgessero il compito al completo. Ma si stava diffondendo un clima di “caccia alle streghe” con suicidi a catena inquietanti e con le manette sempre pronte come arma di ricatto e tortura, ma la “giustizia” colpì in modo del tutto interessato e in una sola direzione: quella del governo in carica con obiettivo principale Craxi, allora non in quota ex Pci.

La lotta a Tangentopoli non fu fatta nè per la questione morale e nè con serenità e obiettività e, secondo certa letteratura, fu il potere finanziario a fomentarla. Lo dice Carlo Martelli in un libro: “L’antipatico, La nave di Teseo”. Quello che successe con Tangentopoli interessò dunque i potentati economici, soprattutto quelli inglesi e americani.

Secondo Carlo Martelli ci fu un summit “a bordo della Britannia, lo yacht personale della regina d’Inghilterra.  C’erano esponenti della City e di Wall Street già attivi nelle privatizzazioni della Russia di Eltsin. Gli italiani  presenti erano imprenditori, finanzieri, grand commis dello Stato e delle istituzioni, a cominciare da Beniamino Andreatta  e Mario Draghi, all’epoca direttore generale del tesoro, che svolse l’intervento introduttivo al seminario sulle privatizzazioni.

L’unico politico ammesso fu, guarda caso Achille Occhetto convertitosi per la svolta pro-privatizzazoni inopinatamete propinata al suo partito post-comunista. Da quel momento la sinistra divenne il partito del grande capitale finanziario”.

TANGENTOPOLI però, a parte il complotto e tutto il resto, provocò ben 41 suicidi tra imprenditori e politici: il primo ad uccidersi fu Franco Franchi, dirigente della Usl di Milano, al quale sguirono tutti gli altri, alcuni probabilmente innocenti.

Piercamillo Davigo, un magistrato del pool di Mani Pulite, commentò pubblicamente così i suicidi seguiti alle manette esibite al pubblico ludibrio e al carcere, inflitto spesso come arma del terrore per indurre gli imputati a parlare: “La morte di un uomo è sempre un avvenimento drammatico. Però credo che vada tenuto fermo il principio che le conseguenze dei delitti ricadono su coloro che li commettono, non su coloro che li scoprono“. Con ciò giustificando ampiamente l’azione cruenta di “mani pulite”, i suicidi che seguirono e i metodi pesanti usati nelle indagini (spesso poco consoni ad azioni sobrie) che andarono a colpire, e questo è fatto grave, solo in una direzione: quella del governo allora in carica.

E dopo mani pulite la corruzione finì? Macchè: è più forte e pimpante di prima e ora riguarda i potentati economici ai quali si è convertita lex sinistra perchè è il sistema, non solo italiano, che la provoca ovunque.

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